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Coordinate spazio-temporali: tempo 2 novembre 1354, luogo Palazzo Ducale

“E così o Serenissimo Marin Falier, come le dicevo è pure vero che in futuro tutti avranno il diritto al voto, ma molti elettori saranno dei perfetti idioti ed eleggeranno alle più alte cariche dei politici incapaci e disonesti”.

“Capisco piccolo amico venuto dal futuro. Quindi tu ti domandi se il sistema usato da noi veneziani non sia ancora il migliore, giusto?”.

“Eh… infatti. Però non l’ho mica capito bene, eh? Che lei me lo potrebbe mica spiegare di nuovo signor Doge?”.

“Ma è semplicissimo; per eleggere il nuovo Doge si riunisce il Maggior Consiglio, che è composto da 480 preminenti cittadini. Tra loro si sceglie il più giovane, che esce in strada a cercare un bambino a caso che sarà incaricato d’estrarre le balote da un’urna, mi segui?”.

“Eh … quindi un ballottaggio come per estrarre i numeri del lotto … e poi?”.

“Il bambino estrae trenta balote che contengono i nomi di trenta consiglieri, e da questi trenta se n’estrae poi nove, che hanno il compito di nominarne altri quaranta”.

“Quaranta … ehm … e allora questi quaranta eleggono il Doge, giusto?”.

“Per niente caro Birbo, i quaranta sono subito ridotti a dodici, sempre col sistema del ballottaggio. Questi dodici devono poi eleggere venticinque membri, da cui se n’estraggono nove, i quali eleggono quarantacinque consiglieri, da cui se n’estrae undici che a loro volta ne nominano quarantuno, e questi ultimi quarantuno …”.

“Si ubriacano a morte perché tanto ormai nessuno ci capisce più niente, giusto?”.

“Affatto … questi ultimi quarantuno invece sono proprio quelli che eleggono il nuovo Doge”.

“Ah … ma allora è solo la sorte a decidere quali sono i veri elettori del Doge, e quindi nessuno potrà sapere in anticipo chi siano per accordarsi ed avere il loro voto, e perciò il vostro è davvero un perfetto sistema a prova di brogli ed errori, come quando è stato scelto lei sor Marin Falier … ma scusi signore … perché sogghigna così sinistramente? A che pensa? … che lei mi sta facendo paura, eh? … che … ma perché ora ride? … ho forse detto qualcosa di strano, eh? …”.