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Tempo, l’ultima frontiera: questi sono i viaggi straordinari e ricchi d’incredibili avventure di Birbo Bicirossa, il bimbo che mai e poi mai vorrà diventare grande!

gnegne[1]

Coordinate spazio-temporali: anno 2222, in una Terra stanca e quasi sterile.

 

“Oh … vabbè che posso pure sbagliarmi di un paio di anni e forse pure di un centinaio di chilometri, ma qui doveva esserci Milano e mica pizza e fichi, eh? E invece… macché … è tutto dessert a perdita d’occhio e … ah no … laggiù vedo un … villaggio di capanne di fango? Ma … e i palazzi dove sono? Boh … sarà diventata una trappola turistica per gonzi … andiamo a chiedere… ah sì … qualcuno c’è … non li vedevo perché si vestono con stracci color fango … mah … sarà l’ultima moda … salve signor milanese, mi scusi ma per andare dove devo andare potrebbe mica dirmi dove devo andare?”

“GRRRRRRRRRRR”.

“Ecco … appunto … ehm … scusi signor Grrrrrr … potrebbe dirmi se…”.

“Senti nano … ma mi vuoi sfottere per caso?”

“Eh? No signore, io non faccio mai niente per caso, e glielo assicuro”.

“E allora perché mi rompi?”

“Eh? Ma no … è che volevo sapere come si chiama questo miserabile villaggio”.

“GRRRRRRRRRRR … senti nanetto, miserabile sarai tu … che qui in città la sera abbiamo anche la luce per ben due ore”.

“Ah però … quindi avete la luce elettrica?”

“Cosa? Ma no, quella c’era ai tempi del padre del padre di mio padre, ora abbiamo le lampade a olio che sono anche meglio, e appunto io sono il Lucernaio che ogni sera passa ad accendere tutte le sei lucerne … ed è un lavoraccio che non ti dico”.

“E vabbè … allora lei non è uno straccione ma un vero luminare … eh eh … e mi dica … gli altri cenciosi pezzenti che vedo arrivare chi sono? Tutti medici e avvocati?”

“Ma no … quelli c’erano ai tempi del padre del padre di mio padre”.

“Oh Lucernaio, e chi è il nanetto con cui stai confabulando?”

“Non lo so Curatore, è una cosina buffa che parla strano e …”.

“Curatore? Ma lei è un dottore? Cioè uno che finge di curare le malattie della gente?”

“Certamente piccoletto, io raccolgo erbe e radici con cui preparo infusi e …”.

“Sì, vabbè, insomma lei è lo stregone … ok … ma non pretendevo astronavi e raggi disinterratori, ma almeno dovreste avere auto e cellulari e ulcere allo stomaco… e invece vivete come disgraziati in quelle luride capanne di fango … oh … ma si può sapere che cosa vi è successo per farvi cadere tanto in basso?”

“Non beffarti di noi nano, sappi che al tempo del padre di mio …”.

“E di tuo nonno in carrozzella … ma li mortacci … LA FINITE DI CHIAMARMI TUTTI NANO? Che per essere un bambino di quasi otto anni sono anche alto quanto basta, e …”.

“Bambino? Tu saresti un bambino?”.

“Eh … sì, e perché non dovrei?”

“Un bambino dici?”

“Ma è possibile?”

“Non ci credo, è dai tempi del padre del padre di mio padre che non si vedono …”.

“Uffa con questo padre del padre … comunque sono davvero un bambino … e perché vi sembra tanto strano poi?”

“Ma … è perché ormai non nascono più bambini … nessuno mai … “.

“Nessuno? Mai? Beh … non per farmi i fatti vostri … ma avete provato a prendere quella pastiglietta blu che il mio babbo nasconde sempre nel cassetto del comodino?”

“Cosa? Quale polpetta blu?”

“Pastiglietta dicevo … oh insomma … lei signore che è uno stregone può almeno spiegarmi perché non nascono più bambini? … e magari senza tirare in ballo il cognato dello zio di vostro nonno in carriola?”

“Ma … vedi piccoletto … dicono che ai tempi del … oh insomma … per farla breve un tempo si era in troppi, e nessuno fece nulla finché non fu troppo tardi, e allora si dovette prendere misure anche troppo efficaci, e perciò ora non nascono più bambini”.

“All’anima delle misure … ma così nel giro di pochi anni non resterà mica più nessuno … come lei nonnino … lei che è così brutto e senza capelli e senza denti … lei quanti anni ha già? Una cosa come 90 o 100, eh?”

“Ma come ti permetti nano? Io avrò 33 anni alla prossima semina”.

“Ah beh … e figuriamo gli altri allora … vabbè dai … comunque siete fortunati perché io viaggio nel Tempo, e così se mi spiegate bene come è successo questo casino … beh … non garantisco di riuscirci perché di solito il Tempo è fisso e immutabile … però a volte, non so come, io riesco a cambiarlo, e forse posso rimettere le cose a posto…”.

“Io non ti capisco… forse dovresti parlare con la Memoria”.

“Hai ragione Leguleio, l’unica è chiamare il Memoria… vai tu Acquaiolo?”

“Va bene Curatore, gli ho portato l’acqua poco fa e so dove trovarlo… “.

“Eh? Ma quale memoria? Oh … si può sapere di cosa state parlando?”

“Abbiamo chiamato la Memoria, è quello di noi a cui sono state tramandate le conoscenze che derivano dai tempi del padre del padre …”.

“Sì, ho capito … ma tutto a mente tenete? Non ci sono libri di storia?”.

“Libri no … sono stati tutti distrutti durante le purghe e i saccheggi …”.

“Tutti? Ma mica anche quelli a fumetti per caso?”

“Beh … in realtà era rimasto qualcosa, ma ormai nessuno sapeva più leggere e così li abbiamo usati per accendere il fuoco … “.

“Ah … beh … ma almeno non si fanno più quegli inutili compiti a squola, eh?”

“Squola? Cos’è la squola?”

“Ah però … se non lo sapete allora questo mondo comincia a piacermi …”.

“Eccomi … io sono la Memoria piccolo uomo … volevi interrogarmi?”

“Eh … ormai … senti coso, qui siamo nell’anno 2222, lo sai almeno questo?”

“Ma non è vero, questo è il settimo anno della settima decade del dopo purga”.

“Ah … e senti … tu ti ricordi mica quando le cose hanno iniziato ad andare male … e magari il perché? No, perché in questi anni sono già venuto altre volte … e non dico che foste chissà che cosa … ma almeno avevate le auto a propulsione magnaetica e le fattorie idrofobiche sotterranee …quindi mi pare chiaro che nel passato qualche idiota avrà fatto qualcosa che ha cambiato il vostro presente… mi capisci?”

“In verità no, non capisco nulla”.

“Uffa … volevo dire … ma senti un po’ … i tuoi ricordi più vecchi a quando arrivano?”

“Posso raccontarti una leggenda. La più antica che conosco. Devi sapere che c’era una volta …”.

“Una volta quando?”

“Ai tempi del padre del padre del padre del…”.

“Basta per carità, ho capito… c’era una volta … e poi?”

“C’era una volta un bambino…”.

“Eh? Ah beh … e io che credevo un re … ”.

“Non interrompermi nano… dunque … c’era una volta un bambino molto malato”.

“Eh … mi spiace davvero … e che è successo? E’ poi guarito?”

“Sì, purtroppo…”.

“Come sarebbe a dire purtroppo?”.

“Purtroppo un Mago buono lo aiutò, e lui visse a lungo, e si sposò ed ebbe tanti fogli…”.

“Fogli? Vorrai mica dire figli, eh?”

“Sì, figli, il bambino si salvò ed ebbe molti fo… ehm … figli…”.

“Beh … ma meno male … che così la storia finisce bene. Eh?”

“… e ognuno dei suoi figli era povero e malato …”.

“Oh … ma che grande e grossa sfiga, eh?”

“… ma il Mago buono ancora li aiutò tutti …”.

“Bene … ma che strana favola però …”.

“… e così ognuno dei figli poveri e malati sopravvisse, e tutti si sposarono ed ebbero molti e molti figli…”.

“Aspetta un momento che certe cose le so persino io … e allora com’è che nessuno di quei matti sapeva che è meglio non avere troppi figli… se poi non si sa come mantenerli?”

“Il Mago li avvisò di questo, ma non seppe o non volle spiegare come dovevano fare, e così  continuarono ad avere figli, tanti, e ognuno di loro produsse tanti figli, e …”.

“Ma … ma questo è … non lo so … ma forse è persino terribile …”.

“… e da allora tutto iniziò ad andare sempre peggio, e poco alla volta anche il Mago non riuscì più a salvare tutti quei figli, e disperato spezzo la sua bacchetta e per la rabbia si mangiò il cappello da Mago … e senza le sue magie tutti noi fummo infine persi”.

“Persi? Ora sono io a non capire … credo …”.

“Eravamo tanti, troppi, e divoravamo tutto come locuste, formando branchi che vagavano alla continua ricerca di posti nuovi, che non fossero ancora stati del tutto divorati …”

“Ah … oh … io … credo di ricordare qualcosa del genere … forse …e se potessi rimediare magari qui tornerebbero  i grandi palazzi e le turbine anatomiche e i viaggi per Marte … e così tutti  sareste per sempre felici e contenti …”.

“Vuoi dire che cambierai le cose e così io avrò un palazzo e vivrò in una turbina e cavalcherò fino a Marte?”

“Ecco … più o meno … e se non voi diciamo che forse queste cose le farà l’umanità…”.

“Non capisco, chi è l’umanità? E perché non potrò farle io invece?”

“Ma è ovvio, voi vivete in una realtà alternativa che non avrebbe mai dovuto esistere … e rimettendo le cose a posto tu e tutti gli altri che siete qui scomparirete per sempre”.

“Non saprei … questa non mi sembra che sia una buona cosa per noi”.

“Ma allora sei un egoista, pensa che così torneranno il benessere e la ricchezza”.

“Ma non ci saremo noi a godercele però”.

“E vabbè caro Memory… ora mi stai a cercare il pelo nell’uovo …”.

“Non capisco, cos’è un uovo? Ricordo che al tempo del padre …”.

“Si si … io vado eh? E state tutti allegri che forse riesco a far tornare pure le uova … e magari senza polistirolo … addio allora Coso… e augurami buona fortuna… eh?…”.

“Ma … ma … è scomparso … così all’improvviso … “

“Io … non mi pare di ricordare che sia mai successo qualcosa di tanto strano… “

“Che ha detto quel nano? Fortuna? Io non so cos’è la fortuna …”

“Neppure io … ma ho paura che averlo incontrato causerà a tutti noi una sfiga tremenda…”.

 

Coordinate spazio-temporali: ore 10.43 del 13 giugno 2016 a casa in nero Torrione.

 

“Questa volta devo prendere una decisione davvero difficile … un mondo senza le squole è di certo bellissimo … però quella miseria … ma dov’è la lettera? Ah … eccola … meno male … e dentro ci sono ancora i nove euro in monetine che pensavo di mandare a Shave the Children … oh … ciao babbo, che fai?”

“Io? Niente figliolo, ti osservavo. Anzi, vedo che hai una lettera da spedire, vuoi che ci pensi io?”

“Eh? No … è che … senti babbo, ma se tu sapesti che c’è una cosa giusta da fare, e che saresti davvero cattivo a non farla… beh … la faresti anche se sapesti che se la fai …”.

“Mi sembra che tu sia ancora più confuso del solito figliolo”.

“Eh … ma tu non sai…”

“Qualcosa la so: so per esempio che metti da parte i soldi della tua paghetta per aiutare un bimbo malato”.

“Beh … io proprio non so come fai a saperlo … ma sì, era vero… però ora non sono più tanto convinto … che sai … ho paura che se lo faccio poi peggioreranno le cose …”.

“Capisco … credo … ma allora è semplice: ti basterà non farlo”.

“Eh … ma se non lo faccio … allora sarò davvero molto ma molto cattivo … “.

“E allora … allora fallo”.

“Ma se lo faccio tra tanti e tanti anni succederà qualcosa di tremendo”.

“E allora che vuoi fare?”

“Io … non lo so …”.

“Stai crescendo figliolo”.

“COSA? EH NO EH? IO MICA VOGLIO CRESCERE, QUESTO MAI EH?”.

“In questo caso ti resta una sola cosa da fare…”.

“DAVVERO? E CHE COSA? EH BABBO? CHE COSA?”

 

 

Coordinate spazio-temporali: ore 1I.03 del 13 giugno 2016 nella gelateria ‘Da Gigi’.

 

 

“Oh babbo, ma poi quanto buon gelato ci siamo sbafati con nove euro, eh?”

2222

Vabbè, forse ora sono cattivo come il babbo, ma però ho salvato il Mondo, credo.