Time Trap

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Tempo, l’ultima frontiera: questi sono i viaggi straordinari e ricchi di incredibili avventure del Birbo Bicirossa, il bimbo che mai e poi mai voi grandi convincerete a diventare grande e perciò fesso, eh?

 

 

Coordinate spazio-temporali: domenica 31 dicembre 2017 ore 7.30 a casa mia

 

 

Prima parte

 

 

 

“…Uffa che avventura… questa volta avevo paura di non riuscire a salvarmi … perché sono a secco e se non bevo alcolici non riesco a controllare gli spostamenti nel Tempo… però… vedo che sono tornato a casa… ma … quando sarà qui?”

“Ciao Birbo… meno male che ti sei alzato…”

“Ah … ciao mamma … prepari la colazione? E il babbo dov’è? Ancora a letto?”

“… il caffè è pronto … vieni qui … bacetto … smack … no, tuo padre si è chiuso in camera sua, e fino quando sarà di questo umore è meglio non disturbarlo”.

“Ah … quindi è nero?”.

“Naturalmente no…”

“Meno male, io credevo …”.

“… tu sei troppo piccolo per bere il caffè nero …”.

“… ma non il caffè … io chiedevo se il babbo …”.

“… ma no, già è troppo nervoso, figuriamoci se bevesse caffè…”

“… io chiedevo se è nero …”.

“… ma no, il caffè nero lo farebbe diventare ancora più scorbutico e …”

“… ma … oh vabbè … allora posso avere del cognac col mio latte?”

“… assolutamente no … non lo sai che il cognac fa molto male ai bambini?”

“Allora posso avere del latte con il mio cognac?”

“Ma certo … il latte fa molto bene ai bimbi… ecco … te lo verso”.

“Sì … ma poco latte che nel bicchiere ci deve stare anche il cognac … ma … a proposito… lui dov’è?”

“Dov’è? Ma te l’ho pur detto che il tuo babbo si è chiuso in camera sua.”

“No mamma… io chiedevo dov’è il cognac, che mica l’hai messo, eh?”

“Ah il cognac? No, quello devi chiederlo a tuo padre, che doveva fare la spesa e invece…”

“Ma … ci sarà qualcosa di alcolico in casa… no?”

“… è tornato a casa tutto affannato e senza metà della roba…”.

“Beh … io … allora io andrei a bere la colazione al bar… ”.

“… e questo è niente … sai che cosa ha avuto il coraggio di dirmi stamattina?”

“… eh? no … veramente io …”.

“Mi ha chiesto delle verdure bollite per pranzo…”.

“… beh … non vedo cosa ci sia di male, basta che non siano broccoli o cipolle …”.

“… ma ti rendi conto? Oggi è l’ultimo dell’anno e lui vorrebbe che io passassi la giornata sfacchinando in cucina?”

“… ah già … è l’ultimo dell’anno … allora come al solito voi due andate a cena fuori e per me ordino della pizza e qualche birra?”

“Certamente… No! Nelle sue condizioni tuo padre non può andare al ristorante.”

“Addirittura? Allora fai le verdure solo per lui e l’arrosto con le patate per noi?”

“No, mi spiace ma sono troppo arrabbiata … io vado a casa della mamma…”.

“Ah … buono il pranzo della nonna … meno male che …”.

“…mentre tu invece …”.

“… io invece … cosa?”

“… resti col babbo…”.

“… ma … ma …ma …”.

“… così lo tieni d’occhio…”

“… ma non … io non …”

“… così fai in modo che non faccia pazzie …”

“… e per pranzo cosa mangiamo? …”

“… ordina la pizza per pranzo…”.

“… ma per stasera torni, vero? Che dobbiamo fare il cenone e …”

“… fossi matta… vuol dire che tanto per cambiare per cena ordinerai una pizza …”

“… ma sempre pizza? e perché non posso invece venire dalla nonna? …”

“… perché tu sei l’unico che riesce a far ragionare quel matto, quindi ciao…”.

“… ma … ma …mamma …”

“… dunque … chiavi … borsetta … ma dove avrà nascosto la carta di credito? …ah eccola … a proposito Birbo, avvisa il babbo che l’ho presa … va bene, sono pronta, vieni qui bambino mio … bacetto … smack … ora vado…”.

“… ma sono le otto del mattino… dove te ne vai a quest’ora?”.

“… visto che il tuo babbo mi ha dato la carta di credito penso che farò qualche spesuccia …anzi salutamelo e ringrazialo tu, e digli che cercherò di spendere poco … ah … digli anche che ci vediamo domani … forse … bye bye …”

“…ma … ma … ma … ma possibile che ogni volta che qui due si litigano finisce sempre che ci rimetto io? … oh insomma … ormai ho quasi otto anni e mi sono stufato di queste storie… anzi chi me lo fa fare di restare qui? Ora piglio e me ne vado a una festa nell’antica Roma o a Costantinopoli … che lì sì che sapevano come divertirsi e …ops … mi sembra di sentire il babbo che mi chiama … ehm … forse è meglio che faccio finta di niente? … ma no, continua a urlare … magari ha davvero bisogno di qualcosa … beeeeeeeeeeeeeene … però cinque minuti al massimo, e poi vado, eh? … siiii babbo … arrivo … uffa … eccomi eccomi … volevi qualcosa babbo?”

 

 

Fine della prima parte

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Tempo, ultima frontiera: questi sono i viaggi straordinari e ricchi d’incredibili avventure del Birbo Bicirossa, il bimbo che mai e poi mai obbligherete a diventare grande e perciò fesso, eh?

 

 

Coordinate spazio-temporali: domenica 31 dicembre 2017 ore 8.15 a casa mia

 

 

Seconda parte

 

 

“… arrivo babbo … eccomi sono qui… che per caso che mi hai chiamato?”

“Sì figliolo, entra che devo spiegarti una cosa molto importante …”.

“Eh … che anch’io devo dirti qualcosa … perché la mamma è andata via e ha preso la tua …”.

“… io sono un immigrato negro arrivato in Italia su di un barcone”.

“… eh? ma non si dice negro… e poi come fai ad essere un migrato col bancone se i nonni erano di Bologna, e pure i bisnonni e i trisnonni e … e poi volevo dirti che la mamma è andata via e anch’io …”.

“Sì, ho capito, va bene figliolo, ora però devo spiegarti quali sono le tue radici, quindi per oggi ti dispenso dall’andare a scuola… e no, non ringraziarmi …”.

“…uffa babbo, ma dobbiamo fare giardinaggio? … e poi oggi è pure festa e sono in vacanza dalla squola”

“… non preoccuparti figliolo, anche se oggi non vai a scuola imparerai lo stesso molte cose: sappi che io sono negro, e anche se tua madre è bianca tu sei…”.

“Oddio … ma non sarò mica un juventino … eh?”

“… sei negro anche tu”.

“Ah… meno male … ma poi perché continui a dire che sei nero? Che tra l’altro siamo pure in inverno e l’abbronzatura è solo un pallido ricordo…”

“Figliolo, sappi che un giorno guardavo un programma culturale in TV e …”.

“Quello con Piero l’Angela?”

“No, questo era un programma a quiz di quelli TA- TA- TATA- TATATATÀ…”

“Ah beh … allora era una cosa assai culoculturale… eh?”

“… e spiegavano che tutti noi veniamo dall’Africa, che è la vera culla dell’uomo”.

“Beh … sì… ma … oh … questa è una roba di più o meno centomila anni fa, eh?”

“Centomila anni o dieci minuti è lo stesso, il fatto è che la nostra stirpe proviene dall’Africa, e visto che siamo venuti camminando avremo anche attraversato molti grandi fiumi… e poichè per attraversarli si usava qualche tipo di barca, ne consegue che siamo scesi da un barcone. Sei d’accordo su questo?”

“Beeeeeee … in un certo senso … però…”

“Non pecoreggiare figliolo, questi sono fatti incontrovertibili, e dimostrano che anche se la nostra pelle in apparenza è bianca, in realtà noi due siamo negri…”.

“E vabbè … però non ho mica capito cosa c’entra con…”

“Basta temporeggiare figliolo”.

“Va bene, ma ce l’abbiamo l’ombrello?”

“Ora prendi calamaio e penna d’oca e scrivi quanto vado a dettare…”

“Ma babbo … non potrei usare il computer piuttosto?”.

“… non mi seccare Birbo, l’importante è che tu mi faccia diecimila copie in bella calligrafia … dunque … addì … e qui metti la data …”.

“… dieci migliaia? oh … ma quante cartucce di stampante ci vorranno?”

“… ci vorrà quel che ci vorrà, tu intanto scrivi … Appello per lo Ius Soli…”

“Oddio è proprio matto … e ora mi toccherà pure assecondarlo…”.

“… hai tutto scritto o mio piccolo amanuense?”

“…apelle Bobby Solo … ho scritto, però…”.

“ … a eletti e elettori, a re e santi, e imperatori e parlamentari e senatori, senza scordare i cantanti … hai scritto?”

“… dare i contanti… senti babbo, io…”

“Scrivi … voi che siete schiavi …”.

“… che cosa?”

“… ho detto s-c-h-i-a-v-i …”

“Ma boh … vorrà dire schivi …”.

“… schiavi a ottemperare della giusta volontà popolare …”

“… voluttà popò…”

“… dimenticavo, aggiungi la punteggiatura a tuo giudizio…”

“… cavo … a tuo giudissio …”

“… scritto?”

“… itto…”.

“… bene, dicevo, o schiavi della giusta volontà popolare, sappiate che di recente, nella mia qualità di consumatore mi aggiravo anonimo tra la folla, acciocché potessi a buon prezzo acquistare de le merci e servizi che in cotal frangente mi abbisognavano … hai scritto figliolo?”

“…eh? no … scusa babbo ma non ci ho capito niente e …”.

“Ho capito sei un ignorante, pazienza, allora parlerò in volgare e in un secondo tempo tradurremo l’editto nell’ aulico politichese che si usa in questi casi … allora ci sei? …”.

“… remo dritto … aula poscia … nasi … C6 … ”.

“… schiavi, vi informo che l’altro giorno stavo uscendo da un supermercato in cui avevo fatto alcune compere…

“… ompere … e scusa babbo, di grappa e di cognac ne hai mica preso?”

“… silenzio … e comunque era tutto troppo caro… dicevo… quando con mia sorpresa un individuo malvestito e impertinente ha teso la mano chiedendomi 50 centesimi …”.

“… entesimi … sì, ma la grappa …”.

“… favellando in un italiano stentato mi ha confidato d’ essere un profugo climatico … e tra parentesi figliolo, cosa cazzo sarebbe un profugo climatico?

“… (matico … osito …fugo … tico) …”.

“…allora non mi rispondi? Tu che vai a scuola non lo sai cos’è un profugo climatico?”

“… ispondi … ah ma parlavi con me? Beh … ma il proffugo climatico è uno che non scappa mica dal suo paese per la guerra, ma lo fa perché il clima sta cambiando e il dessert gli avanza, e l’agricultura non riesce a sostenetare …”.

“…grazie Birbo ho capito, ma ora continua a scrivere …”.

… izie, irbo, contigua a scurrile…”.

“… dicevo”.

“… icevo”.

“… il fortuito incontro con questo cosiddetto profugo, in realtà mio fratello di colore, mi ha aperto gli occhi, facendomi capire che la mancata approvazione dello Ius Soli sarebbe di grave nocumento a noi stranieri nati in Italia…”.

“… mento nei forzieri a balia…”.

“… oltre che essendo, come voi ben sapete una grande battaglia di civiltà…”.

“… glande vaglia di viltà…”.

“… ma anche agli italiani tutti, avendo loro troppi pochi bambini…”

“… gli italiani essendo tappi burini”.

“… mentre le donne di noi stranieri hanno in media 2,32 figli…”

“… le donnole strane figliano in media duecentotrentadue volte…”.

“… e quindi approvatelo perché questo pretende da voi la popolazione”.

“… e pretendiamo la colazione …

“… e inoltre…”.

“… uffa però”.

“Perché hai detto ‘uffa’ figliolo? Non mi dirai che sei già stanco di scrivere?

“Eh? No babbo, figurati… anzi … ma è che … ehm … è finita la carta dentro il … il sarchiapone… già… proprio così…”.

“Cosa sarebbe il … sarchiapone?”

“… ma è quella cosa che … per farti capire… quella che mette in riga le lettere di piombo e poi le passa sull’inchiostro e le stampa sulla carta di stracci… eh … insomma se vuoi mille copie devo andare dallo straccivendolo a prendere altri fogli …”.

“… ma quali mille? Per sensibilizzare l’opinione pubblica ne serviranno almeno dieci volte tanto…”

“…a maggior ragione babbo … allora io vado, eh?… anche se senza aver bevuto … vabbè, comunque qualunque posto e Tempo saranno sempre meglio di questi, eh?”

“… ma che dici? Aspetta Birbo, dove credi di and…”

 

SHA-ZAM

 

“Maledizione…quel birbante è sparito di nuovo… e io ODIO quando fa così…”

 

 

 

Fine della seconda parte

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Coordinate spazio-temporali: domenica 31 dicembre 2017 ore 7.30 a casa mia

 

Terza parte

 

 

“…Uffa che avventura… questa volta avevo paura di non riuscire a salvarmi … perché sono a secco e se non bevo alcolici non riesco a controllare gli spostamenti nel Tempo… però… vedo che sono tornato a casa… ma quando… sarà qui? ”

“Oh eccoti qui Birbo… meno male che ti sei alzato…”

“Ciao mamma … ci stai preparando la colazione? E il babbo dov’è? Ancora a letto?”

“… il caffè è pronto … vieni qui … bacetto … smack … no, tuo padre si è chiuso in camera sua, e fino a quando sarà di questo umore è meglio non disturbarlo”.

“Ah … quindi è nero?”.

“Naturalmente no…”

“Meno male, io pensavo …”.

“… tu sei troppo piccolo per bere il caffè nero …”.

“… ma non il caffè … io ti chiedevo se il babbo …”.

“… ma no, già è troppo nervoso, figuriamoci se poi bevesse caffè…”

“… io chiedevo se è nero …”.

“… ma no, il caffè nero lo farebbe diventare ancora più scorbutico e …”

“… ma … oh vabbè … allora posso avere del cognac con il mio latte?”

“… assolutamente no … non lo sai che il cognac fa molto male ai bambini?”

“Allora posso avere del latte con il mio cognac?”

“Ma certo … il latte fa molto bene a tutti i bambini… ecco … te lo verso”.

“Sì … ma poco latte che nel bicchiere ci deve stare anche il cognac … ma … a proposito… lui dov’è?”

“Dov’è? Ma te l’ho pur detto che il tuo babbo si è chiuso in camera sua.”

“No mamma… io chiedevo dov’è il cognac, che mica l’hai messo, eh?”

“Il cognac non c’è, però puoi chiederlo a tuo padre visto che è lui che doveva fare la spesa…”

“Ma … ci sarà qualcosa di alcolico in casa… no?”

“… ma è tornato a casa tutto affannato e senza metà della roba…”.

“Beh … io … allora io andrei a bere la colazione al bar… ”.

“… e questo è niente … sai che cosa ha avuto il coraggio di dirmi stamattina?”

“… eh? no … veramente io …”.

“Mi ha chiesto delle verdure bollite per pranzo…”.

“… beh … non vedo cosa ci sia di male, basta che non siano broccoli o cipolle …”.

“… ma ti rendi conto? Oggi è l’ultimo dell’anno e lui pretenderebbe che io passassi la giornata sfacchinando in cucina.”

“… ah già … è l’ultimo dell’anno … allora come al solito voi due andrete a cena fuori e per me ordino qualche pizza e della birra?”

“Certamente… No! Nelle sue condizioni tuo padre non può andare al ristorante.”

“Addirittura? Allora fai le verdure solo per lui e l’arrosto con le patate per noi?”

“No, mi spiace ma sono troppo arrabbiata … io vado a casa della mamma…”.

“Ah … buono il pranzo della nonna … meno male che …”.

“…mentre tu invece …”.

“… io invece … cosa?”

“… resti col babbo…”.

“… ma … ma … io …”.

“… così lo tieni d’occhio…”

“… ma non … io non …”

“… così fai in modo che non faccia pazzie …”

“… ma per pranzo cosa mangiamo? …”

“… ordina la pizza per pranzo…”.

“… ma tu stasera torni, vero? Che dobbiamo fare il cenone e …”

“… fossi matta… vorrà dire che tanto per cambiare per cena ordinerai una pizza …”

“… ma sempre pizza? e perché non posso invece venire pure io dalla nonna? …”

“… perché tu sei l’unico che riesce a far ragionare quel matto, quindi ciao…”.

“… ma … ma …mamma …”

“… dunque … chiavi … borsetta … ma dove avrà nascosto la carta di credito? …ah eccola … a proposito Birbo, avvisa il babbo che l’ho presa … va bene, sono pronta, vieni qui bambino mio … un bacetto … smack … ora vado…”.

“… ma sono le otto del mattino… dove vai a quest’ora?”

“… visto che il tuo babbo mi ha dato la carta di credito penso che farò qualche spesetta …anzi salutamelo e ringrazialo, e digli che cercherò di spendere poco … ah … digli anche che ci vediamo domani … forse … bye bye …”

“…ma … ma … ma … ma possibile che ogni volta che qui due si litigano finisce sempre che ci rimetto io? … oh insomma … ormai ho quasi otto anni e mi sono stufato di queste storie… anzi chi me lo fa fare di restare qui? Ora piglio e me ne vado a una festa nell’antica Roma o a Costantinopoli … che lì sì che sapevano come divertirsi e …ops … mi sembra di sentire il babbo che urla il mio nome… ehm … forse è meglio che faccio finta di niente? … ma no, continua a urlare … magari ha davvero bisogno di qualcosa … sigh… vabbè … però cinque minuti al massimo, e poi vado, eh? … siiii babbo … arrivo … uffa … eccomi eccomi … volevi qualcosa babbo?”

 

 

Fine della terza parte

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Io sono buono, anzi lo ero…

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Tempo, l’ultima frontiera: questi sono i viaggi straordinari e ricchi d’incredibili avventure di Birbo Bicirossa, il bimbo che mai e poi mai vorrà diventare grande!

gnegne[1]

Coordinate spazio-temporali: anno 2222, in una Terra stanca e quasi sterile.

 

“Oh … vabbè che posso pure sbagliarmi di un paio di anni e forse pure di un centinaio di chilometri, ma qui doveva esserci Milano e mica pizza e fichi, eh? E invece… macché … è tutto dessert a perdita d’occhio e … ah no … laggiù vedo un … villaggio di capanne di fango? Ma … e i palazzi dove sono? Boh … sarà diventata una trappola turistica per gonzi … andiamo a chiedere… ah sì … qualcuno c’è … non li vedevo perché si vestono con stracci color fango … mah … sarà l’ultima moda … salve signor milanese, mi scusi ma per andare dove devo andare potrebbe mica dirmi dove devo andare?”

“GRRRRRRRRRRR”.

“Ecco … appunto … ehm … scusi signor Grrrrrr … potrebbe dirmi se…”.

“Senti nano … ma mi vuoi sfottere per caso?”

“Eh? No signore, io non faccio mai niente per caso, e glielo assicuro”.

“E allora perché mi rompi?”

“Eh? Ma no … è che volevo sapere come si chiama questo miserabile villaggio”.

“GRRRRRRRRRRR … senti nanetto, miserabile sarai tu … che qui in città la sera abbiamo anche la luce per ben due ore”.

“Ah però … quindi avete la luce elettrica?”

“Cosa? Ma no, quella c’era ai tempi del padre del padre di mio padre, ora abbiamo le lampade a olio che sono anche meglio, e appunto io sono il Lucernaio che ogni sera passa ad accendere tutte le sei lucerne … ed è un lavoraccio che non ti dico”.

“E vabbè … allora lei non è uno straccione ma un vero luminare … eh eh … e mi dica … gli altri cenciosi pezzenti che vedo arrivare chi sono? Tutti medici e avvocati?”

“Ma no … quelli c’erano ai tempi del padre del padre di mio padre”.

“Oh Lucernaio, e chi è il nanetto con cui stai confabulando?”

“Non lo so Curatore, è una cosina buffa che parla strano e …”.

“Curatore? Ma lei è un dottore? Cioè uno che finge di curare le malattie della gente?”

“Certamente piccoletto, io raccolgo erbe e radici con cui preparo infusi e …”.

“Sì, vabbè, insomma lei è lo stregone … ok … ma non pretendevo astronavi e raggi disinterratori, ma almeno dovreste avere auto e cellulari e ulcere allo stomaco… e invece vivete come disgraziati in quelle luride capanne di fango … oh … ma si può sapere che cosa vi è successo per farvi cadere tanto in basso?”

“Non beffarti di noi nano, sappi che al tempo del padre di mio …”.

“E di tuo nonno in carrozzella … ma li mortacci … LA FINITE DI CHIAMARMI TUTTI NANO? Che per essere un bambino di quasi otto anni sono anche alto quanto basta, e …”.

“Bambino? Tu saresti un bambino?”.

“Eh … sì, e perché non dovrei?”

“Un bambino dici?”

“Ma è possibile?”

“Non ci credo, è dai tempi del padre del padre di mio padre che non si vedono …”.

“Uffa con questo padre del padre … comunque sono davvero un bambino … e perché vi sembra tanto strano poi?”

“Ma … è perché ormai non nascono più bambini … nessuno mai … “.

“Nessuno? Mai? Beh … non per farmi i fatti vostri … ma avete provato a prendere quella pastiglietta blu che il mio babbo nasconde sempre nel cassetto del comodino?”

“Cosa? Quale polpetta blu?”

“Pastiglietta dicevo … oh insomma … lei signore che è uno stregone può almeno spiegarmi perché non nascono più bambini? … e magari senza tirare in ballo il cognato dello zio di vostro nonno in carriola?”

“Ma … vedi piccoletto … dicono che ai tempi del … oh insomma … per farla breve un tempo si era in troppi, e nessuno fece nulla finché non fu troppo tardi, e allora si dovette prendere misure anche troppo efficaci, e perciò ora non nascono più bambini”.

“All’anima delle misure … ma così nel giro di pochi anni non resterà mica più nessuno … come lei nonnino … lei che è così brutto e senza capelli e senza denti … lei quanti anni ha già? Una cosa come 90 o 100, eh?”

“Ma come ti permetti nano? Io avrò 33 anni alla prossima semina”.

“Ah beh … e figuriamo gli altri allora … vabbè dai … comunque siete fortunati perché io viaggio nel Tempo, e così se mi spiegate bene come è successo questo casino … beh … non garantisco di riuscirci perché di solito il Tempo è fisso e immutabile … però a volte, non so come, io riesco a cambiarlo, e forse posso rimettere le cose a posto…”.

“Io non ti capisco… forse dovresti parlare con la Memoria”.

“Hai ragione Leguleio, l’unica è chiamare il Memoria… vai tu Acquaiolo?”

“Va bene Curatore, gli ho portato l’acqua poco fa e so dove trovarlo… “.

“Eh? Ma quale memoria? Oh … si può sapere di cosa state parlando?”

“Abbiamo chiamato la Memoria, è quello di noi a cui sono state tramandate le conoscenze che derivano dai tempi del padre del padre …”.

“Sì, ho capito … ma tutto a mente tenete? Non ci sono libri di storia?”.

“Libri no … sono stati tutti distrutti durante le purghe e i saccheggi …”.

“Tutti? Ma mica anche quelli a fumetti per caso?”

“Beh … in realtà era rimasto qualcosa, ma ormai nessuno sapeva più leggere e così li abbiamo usati per accendere il fuoco … “.

“Ah … beh … ma almeno non si fanno più quegli inutili compiti a squola, eh?”

“Squola? Cos’è la squola?”

“Ah però … se non lo sapete allora questo mondo comincia a piacermi …”.

“Eccomi … io sono la Memoria piccolo uomo … volevi interrogarmi?”

“Eh … ormai … senti coso, qui siamo nell’anno 2222, lo sai almeno questo?”

“Ma non è vero, questo è il settimo anno della settima decade del dopo purga”.

“Ah … e senti … tu ti ricordi mica quando le cose hanno iniziato ad andare male … e magari il perché? No, perché in questi anni sono già venuto altre volte … e non dico che foste chissà che cosa … ma almeno avevate le auto a propulsione magnaetica e le fattorie idrofobiche sotterranee …quindi mi pare chiaro che nel passato qualche idiota avrà fatto qualcosa che ha cambiato il vostro presente… mi capisci?”

“In verità no, non capisco nulla”.

“Uffa … volevo dire … ma senti un po’ … i tuoi ricordi più vecchi a quando arrivano?”

“Posso raccontarti una leggenda. La più antica che conosco. Devi sapere che c’era una volta …”.

“Una volta quando?”

“Ai tempi del padre del padre del padre del…”.

“Basta per carità, ho capito… c’era una volta … e poi?”

“C’era una volta un bambino…”.

“Eh? Ah beh … e io che credevo un re … ”.

“Non interrompermi nano… dunque … c’era una volta un bambino molto malato”.

“Eh … mi spiace davvero … e che è successo? E’ poi guarito?”

“Sì, purtroppo…”.

“Come sarebbe a dire purtroppo?”.

“Purtroppo un Mago buono lo aiutò, e lui visse a lungo, e si sposò ed ebbe tanti fogli…”.

“Fogli? Vorrai mica dire figli, eh?”

“Sì, figli, il bambino si salvò ed ebbe molti fo… ehm … figli…”.

“Beh … ma meno male … che così la storia finisce bene. Eh?”

“… e ognuno dei suoi figli era povero e malato …”.

“Oh … ma che grande e grossa sfiga, eh?”

“… ma il Mago buono ancora li aiutò tutti …”.

“Bene … ma che strana favola però …”.

“… e così ognuno dei figli poveri e malati sopravvisse, e tutti si sposarono ed ebbero molti e molti figli…”.

“Aspetta un momento che certe cose le so persino io … e allora com’è che nessuno di quei matti sapeva che è meglio non avere troppi figli… se poi non si sa come mantenerli?”

“Il Mago li avvisò di questo, ma non seppe o non volle spiegare come dovevano fare, e così  continuarono ad avere figli, tanti, e ognuno di loro produsse tanti figli, e …”.

“Ma … ma questo è … non lo so … ma forse è persino terribile …”.

“… e da allora tutto iniziò ad andare sempre peggio, e poco alla volta anche il Mago non riuscì più a salvare tutti quei figli, e disperato spezzo la sua bacchetta e per la rabbia si mangiò il cappello da Mago … e senza le sue magie tutti noi fummo infine persi”.

“Persi? Ora sono io a non capire … credo …”.

“Eravamo tanti, troppi, e divoravamo tutto come locuste, formando branchi che vagavano alla continua ricerca di posti nuovi, che non fossero ancora stati del tutto divorati …”

“Ah … oh … io … credo di ricordare qualcosa del genere … forse …e se potessi rimediare magari qui tornerebbero  i grandi palazzi e le turbine anatomiche e i viaggi per Marte … e così tutti  sareste per sempre felici e contenti …”.

“Vuoi dire che cambierai le cose e così io avrò un palazzo e vivrò in una turbina e cavalcherò fino a Marte?”

“Ecco … più o meno … e se non voi diciamo che forse queste cose le farà l’umanità…”.

“Non capisco, chi è l’umanità? E perché non potrò farle io invece?”

“Ma è ovvio, voi vivete in una realtà alternativa che non avrebbe mai dovuto esistere … e rimettendo le cose a posto tu e tutti gli altri che siete qui scomparirete per sempre”.

“Non saprei … questa non mi sembra che sia una buona cosa per noi”.

“Ma allora sei un egoista, pensa che così torneranno il benessere e la ricchezza”.

“Ma non ci saremo noi a godercele però”.

“E vabbè caro Memory… ora mi stai a cercare il pelo nell’uovo …”.

“Non capisco, cos’è un uovo? Ricordo che al tempo del padre …”.

“Si si … io vado eh? E state tutti allegri che forse riesco a far tornare pure le uova … e magari senza polistirolo … addio allora Coso… e augurami buona fortuna… eh?…”.

“Ma … ma … è scomparso … così all’improvviso … “

“Io … non mi pare di ricordare che sia mai successo qualcosa di tanto strano… “

“Che ha detto quel nano? Fortuna? Io non so cos’è la fortuna …”

“Neppure io … ma ho paura che averlo incontrato causerà a tutti noi una sfiga tremenda…”.

 

Coordinate spazio-temporali: ore 10.43 del 13 giugno 2016 a casa in nero Torrione.

 

“Questa volta devo prendere una decisione davvero difficile … un mondo senza le squole è di certo bellissimo … però quella miseria … ma dov’è la lettera? Ah … eccola … meno male … e dentro ci sono ancora i nove euro in monetine che pensavo di mandare a Shave the Children … oh … ciao babbo, che fai?”

“Io? Niente figliolo, ti osservavo. Anzi, vedo che hai una lettera da spedire, vuoi che ci pensi io?”

“Eh? No … è che … senti babbo, ma se tu sapesti che c’è una cosa giusta da fare, e che saresti davvero cattivo a non farla… beh … la faresti anche se sapesti che se la fai …”.

“Mi sembra che tu sia ancora più confuso del solito figliolo”.

“Eh … ma tu non sai…”

“Qualcosa la so: so per esempio che metti da parte i soldi della tua paghetta per aiutare un bimbo malato”.

“Beh … io proprio non so come fai a saperlo … ma sì, era vero… però ora non sono più tanto convinto … che sai … ho paura che se lo faccio poi peggioreranno le cose …”.

“Capisco … credo … ma allora è semplice: ti basterà non farlo”.

“Eh … ma se non lo faccio … allora sarò davvero molto ma molto cattivo … “.

“E allora … allora fallo”.

“Ma se lo faccio tra tanti e tanti anni succederà qualcosa di tremendo”.

“E allora che vuoi fare?”

“Io … non lo so …”.

“Stai crescendo figliolo”.

“COSA? EH NO EH? IO MICA VOGLIO CRESCERE, QUESTO MAI EH?”.

“In questo caso ti resta una sola cosa da fare…”.

“DAVVERO? E CHE COSA? EH BABBO? CHE COSA?”

 

 

Coordinate spazio-temporali: ore 1I.03 del 13 giugno 2016 nella gelateria ‘Da Gigi’.

 

 

“Oh babbo, ma poi quanto buon gelato ci siamo sbafati con nove euro, eh?”

2222

Vabbè, forse ora sono cattivo come il babbo, ma però ho salvato il Mondo, credo.

Conversazione sulla via di Damasco

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Tempo, ultima frontiera: questi sono i viaggi straordinari e ricchi d’incredibili avventure di Birbo Bicirossa, il bimbo che mai e poi mai voi convincerete a diventare grande e quindi fesso, eh?

 

Coordinate spazio-temporali: anno 35 d.C. sulla strada che porta a Damasco.

 

“Senti Saulos, come già ti ho detto io vengo dal futuro, e allora posso dirti che tu stai sbagliando tutto, eh?”

“Che cosa intendi dire Birbo?”

“Eh …voglio dire, ma che te ne frega di perseguitare gli innocui tifosi di quello strano tipo messo a morte dai romani?”

“Innocui? Ma ti rendi conto dei problemi che ci stanno dando quei pazzi?”

“E vabbè … robetta Saulo mio … che vuoi che sia, tanto è solo una bolla di sapone … una moda del momento che presto finirà in niente … eh eh … come il vostro ebraismo del resto”.

“No … è impossibile che la nostra fede…”.

“Eh caro mio … ma te l’ho pure spiegato che alla fine resterà solo il dio Mithra, eh?”

“Forse questo sarà vero per i Romani ed altri popoli pagani, ma io non posso credere che anche gli ebrei un giorno adoreranno un falso dio”.

“Eh … lo so che voi siete dei gran testoni … ma alla fine vi ci ridurrete lo stesso, come tutto il resto del mondo, dove ai miei tempi futuri la religione è unica e sola”.

“Una sola religione in tutto il mondo? Io davvero non riesco a crederci”.

“Beh … in realtà ce ne sarebbe anche una dove il dio è un mostro volante fatto di spaghetti … ma non importa, perché Mithra è molto tollerante, e a lui più che di essere adorato gli interessa che tutti abbiamo da mangiare e che siamo contenti”.

“Ma Mithra è un demone persiano, com’è possibile che prenda il posto dell’unico vero Dio?”.

“Beh … è che il mitraismo mica ci chiede di circonciderci, eh? Che detto tra noi il nostro è un culto molto comodo da praticare, perciò pian pianino è diventato la religione di stato dei romani, e con le conquiste imperiali si è diffuso in tutto il mondo. Poi quando il senato romano ha ostracizzato il clone dell’ultimo imperatore Flavio, e proclamato l’annessione di Luna e Marte… ma senti, ma a te interessano davvero queste vecchie storie?”

“Io vorrei capire come questo Mithra abbia avuto tanto successo: puoi parlarmi di lui e di come lo adorate?”

“Beh sai … secondo i sacerdoti Mithra è nato in una grotta nel giorno del solstizio d’inverno da una vergine immacolata, e allora il mio babbo finge che i regali che la mattina del 25 dicembre trovo sotto l’albero me li abbia portati Mithra: e poi è morto a 33 anni, ma solo per salire al cielo e risorgere a vita eterna, e poi … ma senti … ci sarebbe mica dell’altro vino? Che a proposito, nell’adorazione di Mithra il vino è molto importante, forse più che la comunione e il battesimo: perché ti spiego, durante la celebrazione il sacerdote prende il calice e …”

gnegne[1]

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Vabbè, il guaio è che in tasca avevo una monetina con cui volevo pagarmi del buon vino, ma mi hanno detto che ora non vale più nulla. Sigh … ma quanto sono sfortunato io, eh?

 

Provaci ancora Birbo

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Tempo, ultima frontiera: questi sono i viaggi straordinari e ricchi di incredibili avventure di Birbo Bicirossa, il bimbo che mai e poi mai volle o vorrà diventare grande e fesso, eh?

 

Coordinate spazio-temporali: dicembre 1941 nel Rick’s Café a Casablanca

 

“Eh Rick … hic … che allora come ti dicevo io mi ci muovo parecchio, eh? E vado avanti e indietro nel Tempo … hic … e su e giù … e giù e su … e … hic … e tu mi credi non, è vero?”

“Senti moccioso, paga per il tuo whisky e io sono disposto a credere a qualunque balla”.

“Oh … finnalmente qualcuno che mi ci crede, eh? Che sai Rick … hic … che forse oggi noi inanguriamo una bella amicisia … hic …eh?”

“Certo … certo … ora però basta bere, perché ti sei sbronzato anche troppo”.

“Ah come vuoi … hic … io invece ne prendo un altro … hic … e senti, ti dicevo del Tempo… che io ci vado suuu e giùùù … e conosco Cesare, e Garibaldi e Provolino … e … ”.

“Ragazzino, tu davvero vorresti farmi credere che viaggi nel … ehm … tempo?”

“Eh lo so…  tu ora crederai che sia molto divertente … però ci sono pure le fregature, eh? Che sai … il Tempo è fisso e immutabile, però non lo so mica il perché, ma a volte senza volere combino qualcosa che cambia un pochino le cose … hic … e allora devo cercare di rimettere tutto a posto e che torni più o meno come prima …”.

“Dopo anni che faccio il barista di storie assurde ne ho sentite tante, ma questa poi … e comunque ammettendo che sia vero, come mai con tanti posti che ci saranno nel tempo oggi dovevi capitare proprio nel mio locale?”

“Eh … ti spiego … è che quando ho dato qualche … hic … consiglio a Cleopatra, poi tornando a casa ho scoperto che gli egiziani avevano scoperto per primi l’America… eh insomma, niente di male in fondo, anche se alle piramidi a forma di grattacielo di New Giza non mi ci riuscivo ad abituare… e poi sai com’è … hic … anche queste piccolezze possono portare a grossi cambiamenti … hic … che magari alla fine scopri che i cinesi sono gialli e i russi ti tengono sveglio la notte”.

“Certo, certo … però…”.

“Però appunto, allora sono tornato indietro a rimettere … hic … tutto a posto … credo … e poi per festeggiare mi ci sono fermato qui, che è uno dei miei posti preferiti per bere e ripigliarmi dalle mie fatiche temporali… che oh … te non ne hai idea della fatica … hic … che faccio io, eh?”.

“Temporali? No, qui sarà almeno un mese che non piove”.

“Vedo che hai capito … hic … e comunque questa è la Dallas del 22 novembre 1963… non è vero?”

“Quasi esatto, solo che l’anno è il 1941 e siamo in Marocco”.

“Eh? E allora … no niente … dovevo salvare la vita a qualcuno di molto importante … hic … ma ho paura di essermi dimenticato chi era e il perché… vabbè pazienza … sarà meglio che me ne torno a vedere se con Cleopatra è ancora tutto a posto … che con quella matta lì non si sa mica mai … e anzi ti ci do un consiglio … non ti fidare mai di una donna che beve aceto, eh? ”

“Sì, ne prendo nota, però prima di andartene devi pagare quello che hai bev … OHHH…”.

“Che c’è Rick? Sei bianco in faccia e sembri sconvolto, è successo qualcosa?”

“Ma non l’hai visto anche tu Ilsa? Quel dannato moccioso seduto nello sgabello accanto al tuo … È SCOMPARSO”.

“Quale moccioso Dick?”

“Come quale moccioso? Ma quello strano bambino che era qui poco fa … quello che in un attimo ha bevuto dieci birre e cinque whisky”.

“Un bambino avrebbe bevuto dieci birre e cinque whisky? Ma sei sicuro di stare bene Mike?”

“Sto benissimo Elsa, a parte il mal di testa che mi ha fatto venire quella piccola peste con le sue farneticazioni … e poi ha anche suonato una canzone al pianoforte ed è stato veramente orribile, non mi dirai che almeno di questo non te ne ricordi?”

“Calmati Frank, qui non c’era nessun bambino… non c’è mai stato. E poi cosa verrebbe a fare un bambino nel tuo negozio di sartoria?”

“Non lo so Elisa … però che strano … so benissimo che la mia è la più fornita ferramenta di Casabianca, eppure per un attimo avrei giurato che era un night club e io mi chiamavo Rick”.

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as time goes by

A volte la prima impressione è quella giusta, eh?

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Tempo, l’ultima frontiera: questi sono i viaggi straordinari e ricchi di incredibili avventure di Birbo Bicirossa, il bimbo che mai e poi mai volle o vorrà diventare grande e fesso, eh?

 

Coordinate spazio-temporali: 15 aprile 1874, a Parigi al 35 di boulevard des Capucines.

Questa è la fedele cronaca di una giornata davvero mostruosa, in cui sono andato alla prima, e immagino ultima mostra, tramata da una losca banda di cialtroni morti di fame. I protagonisti siamo io e il mio buon amico, il celebre critico d’arte Louis Leroy, e mentre finivamo di sbronzarci in una bettola si è unito a noi anche il famoso pittore Joseph Vincent.
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“Eh? Un franco per entrare? Ma zio Lou, non è mica un po’ troppo?”

“Ne vale la pena Birbo, vedrai che per te la visita sarà … eh eh … estremamente istruttiva”.

“Vabbè … ma tanto ci entro gratis perché sono ancora piccolo”.

“Hanno fatto le cose in grande questi poveracci … un attimo che prendo il catalogo”.

“Eh zio Jo … magari alla fine me lo dai a me … che mi piacerebbe farlo firmare ai pittori … che così se diventeranno famosi io potrò dire che …”.

“Ah ah ah … diventare famosi questi imbrattatele … buona questa …”.

“Ma perché dici così zio Jo? Che per davvero fanno tanto schifo?”

“Dire schifo è poco ragazzo mio… osserva per esempio questo barche da pesca all’uscita dal porto, di Claude Monet … ah ah … che cosa assurda …”.

“Beh … io non me ne intendo mica … però forse…”.

“Vincent ha ragione: questo Monet è un giovinastro presuntuoso, che invece di limitarsi a imitare i vecchi e cari maestri di un tempo migliore, s’illude d’aprire nuove strade, e quindi a prescindere fallisce miseramente”.

“Beh … se lo dici tu zio Lou …”.

“Ahimè amici! Guardate qui, una megera quasi nuda, con una laida negra che le toglie anche l’ultimo velo per costringerci a vederla in tutta la sua bruttezza”.

“Ah sì, questa è una nuova Olimpia di Cezanne… ma hai ragione, la vecchia Olimpia pure se pessima era mille volte meglio, questa qui invece non è né carne né pesce”.

“E questo? Ah … guarda Birbo, questo si intitola Bouleoard des Capucines”.

“Ah però … questo fa una certa impressione, vero zio Jo?”

“Ah, ah! Hai detto bene Birbo … impressione … questi cosiddetti pittori fanno tutti impressione, o altrimenti io non capisco nulla; e di grazia ragazzo mio, guarda bene in basso: cosa rappresentano per te quelle macchioline nere?”

“Ma zio Jo … immagino che quella sia la gente che passeggia … sai vista da lontano …”.

“Sicché chi passeggia per il boulevard des Capucines avrebbe questo aspetto? Fulmini di Giove: ma insomma, voi vi prendete forse gioco di me? Qui il pittore ha semplicemente caricato una pistola con dei tubetti di colore per poi sparare alla tela”.

“Lascia stare Vincent, piuttosto controlla sul catalogo cosa rappresenta la prossima crosta, perché è talmente stramba che potrebbero essere persino dei mutandoni stesi ad asciugare”.

“Hai ragione Leroy … dunque il numero 98 … ah, ecco qui … oh che buffa coincidenza … questo assurdo scarabocchio si chiama … Impressione… “.

“Impressione? Ma certo Vincent … ne ero sicuro. Ci dev’essere per forza dell’impressione là dentro. E che libertà, che disinvoltura nell’esecuzione! Certamente la carta da parati allo stato embrionale è ancor più curata di questo sciatto dipinto … “.

“Ben detto Leroy, e conto su di te per scrivere una critica tanto spietatamente veritiera, da stroncare sul nascere le velleità artistiche di questi illusi mentecatti”.

“Sarà mio sommo piacere Vincent, e anzi, parlando di impressione credo che questa cosiddetta nuova corrente pittorica la definirò ‘impressionismo’ … perché così sarà subito chiaro a tutti quanto possa fare impressione a chi invece ama la vista del bello…”.

“E’ vero Leroy, l’impressionismo di questi pasticcioni è veramente impressionante …”.

“Ma dai zii… che non sono poi tutti così brutti questi quadri … guardate laggiù per esempio … quello che è pittato tanto bene che pare vero … come si chiama quel quadro zio Jo?”

“Quello? Ah … quello è il custode”.

“Ah … si chiama Il custode? Beh … certo che come uomo dal vero farebbe proprio schifo … però come opera d’arte è veramente versomigl … vabbè … volevo dire realistica, eh?”

“No piccolo Birbo, quello non si chiama il custode, quello … è … il custode”.

“Eh? Ah ecco … no ci scusi signor custode … non se la prenda ma sa, è che lei è talmente brutto da essere impressionante, e mi ci pareva proprio una di queste altre brutte croste…”.

“Vieni via Birbo, e lei brav’uomo lo scusi… sa, a certi bambini piace scherzare …”.

“Circolare signori … circolare…”.

“Eh sì … certo che circoliamo … ehm … ma voi due zii potevate pure avvertirmi che quello non era un vero quadro, eh?”.

“Ah ah … e perché avremmo dovuto dirtelo? E’ stato così divertente …”.

“Eh … divertente … ma quello lì quasi quasi mi menava, eh? E poi … oh … ma che sta facendo quel grasso signore laggiù? Ohhh … ma che schifo …”.

“Ah Ah … bravo Birbo, vedo che ora incominci ad intenderti d’arte pure tu”.

“Ma no zio Jo … io dicevo che schifo quel signore … quello che ho appena visto sputare su quel quadro che è appeso qui …”.

“Quale quadro? Questo? Uhm … Giovane dal panciotto rosso … di Cezanne … ah sì … allora arguisco che il grassone è un buon giudice d’arte e possiede il senso del bello”.

“Per conto mio quell’uomo ha agito benissimo, e anzi, se non temessi d’essere giudicato volgare volentieri farei lo stesso”.

“E qui? Ah … osserva Leroy questo si intitola il palco … e guardate che musi … ma dove li troverà Renoir dei modelli simili se non tra le meretrici e gli avanzi di galera?”

“Sentite zii … ma voi dite che se ne venderà qualcosina di questa roba?”

“Ma scherzi ragazzino? Alla fine non si sarà venduto neppure una cornice vuota”.

“Poco ma sicuro Vincent, quel che prevedi è poco ma sicuro”.

“Ma zii … ma questi quadri mica non si vendono perché costano troppo?”

“Ah ah … ma se con una decina di franchi potresti prenderne uno o due”.

“E ancora sarebbero almeno dieci franchi di troppo”.

“Ah … per me io non ne vorrei uno neppure se me lo regalassero”.

“A proposito Vincent, ho saputo che Renoir a volte, quando non ha legna, si riscalda bruciando i suoi dipinti a olio ed acquarelli”.

“Ebbene, questo dimostra che egli stesso si rende conto di quanto realmente valgano”.

“Ho anche saputo di un contadino che usa queste… opere… per fare gabbie ai conigli”.

“Ma è perfetto Vincent, essendo perpetrati su buona tela andranno a pennello”.

“Ma … scusate zii, ma che davvero non si salva niente? No, perché io per una volta ho qualche monetina nella saccoccia, e se costa poco quasi quasi un quadretto me lo comprerei pure… anche se solo per darlo al mio babbo per il giorno del suo compleanno, che lui è uno molto sofisticobizzoso e io non so mica mai cosa prendergli, e allora …”.

“Lascia perdere Birbo, e a tuo padre regala un sigaro, che almeno lo potrà fumare”.

“Vero … questi qui non sono quadri ma raschiatura di tavolozza distribuita uniformemente su di una tela sporca, e in loro non c’è capo né coda, né alto né basso, né davanti né didietro”.

“Ah beh … peccato … eh … certo che io di arte ce ne capisco davvero poco … ”.

“Figliolo non serve capire ma basta amare la vera bellezza, quella bellezza a cui costoro hanno dichiarato guerra: ed è per questo che Astruc, Bracquemond, Boudin, Cezanne, Degas, Guillaumin, Monet, Morisot, de Nittis, Pissarro, Renoir, e Sisley… SONO DEI CANI CHE NON COMBINERANNO MAI NULLA DI BUONO NELLA VITA”.

“Non sono d’accordo Leroy… tu sei troppo buono a paragonare questa feccia ai cani; i cani dopotutto possono essere molto utili, mentre questi disgraziati …”.

“Eh … ho capito … beh … meno male che ci siete voi a consigliarmi, eh? Che metti che tornavo a casa con quel gruppo di ragazze di Renoir… che pure mi pareva abbastanza carino… e chissà allora quanto si arrabbiavano il mio babbo e la mia mamma… eh?”

La mostra

Vabbè … comunque poi ci sono andato a bere assieme ai pittori, e il catalogo me lo sono fatto firmare per ricordo… e oh … è un peccato che fossero tanto scarsi, che conoscendoli erano ragazzi davvero simpatici, e si sarebbero poi meritati una miglior fortuna, eh?

 

 

Provaci ancora Giacomino

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Tempo, l’ultima frontiera: questi sono i viaggi straordinari e ricchi di incredibili avventure di Birbo Bicirossa, il bimbo che mai e poi mai volle diventare grande!

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Coordinate spazio-temporali: sera del 19 aprile 1828, Pisa Via Fagiuoli 11

 

Giacomino e io siamo appena tornati da una riunione dell’Accademia dei Lunatici, e seduti attorno al tavolo della cucina ci sbevazziamo un bicchiere di quello buono, poi lui mi guarda pensoso, scaracchia in un angolo, e dopo aver aperto una nuova bottiglia mi confessa:

“Ascolta Birbo, sto scrivendo una nuova lirica e gradirei un tuo parere”.

“Ah … e che sarebbe nà lirica?”

“Ebbene… in estrema sintesi è una poesia che manifesta l’animo del poeta”.

“Ah … una di quelle robe pissicologiche … uff… e come si titola sta por … poesia?”

“A Silvia”.

“Ah … Silvia … ora capisco … eh eh … e com’è? Com’è? Eh?”

“Silvia, sovvienti ancora …”.

“Fico, ma io volevo sapere com’è sta Silvia fisicamente, eh?”

“Silvia è una figura femminile idealizzata, un mero accorgimento poetico”.

“Ah … ora capisco… niente … cioè chi sarebbe in realtà sta sgallettata?”

“Ma … in effetti è ispirata ad una certa Teresa … una donna piuttosto … diciamo …”.

“Spetta che indovino … è costei donna sì prosperosa e di generosi costumi?”

“TACI BIRBO … CHE QUESTA MIA E’ VERA POESIA E NON VILE GOSSIP”.

“Vabbè … mi ci verso da bere e taccio … oh, ma solo finché c’è del vino, eh?”

“Bene, allora riprendo …

Silvia, sovvienti ancora
quel tempo della tua vita mortale…”

“Per carità… sovvienti è proprio nà ciofeca … ”.

“Dici? A me pareva adeguato, ma forse hai ragione tu… allora proviamo così …”.

“Silvia, rammenti ancora
quel tempo della tua vita mortale…”.

“Eh … però questo rammenti mi ci fa il paio con rammendi… e pare quasi che questa Silvia rammendi i tuoi calzini bucati … che tra l’altro ce n’avresti pure un gran bisogno, eh?”

“Ma quali calzini? Questa è una poesia che … come dici tu …spacca”.

“Sarà … ma te l’ho ben spiegato che io vengo dal futuro, e se te vuoi che le tue cose siano vendute bene e ci facciano pure un film… ci dovrai pure andare un po’ incontro ai gusti dei tuoi futuri lettori, eh?”

“Ma già mi hai insegnato orride barbarie quali Ok, e gossip, e vabbè e vut na ciccles … “.

“Sì, ma se poi non le dici al momento giusto … eh caro mio … è che tu sei noiosetto attorno ai bordi e ti ci vorrebbe una bella svecchiata, eh? E comunque qui l’esperto dei gusti dei giovani sono io … e quindi il tuo rammenti è del tutto Out… “.

“Come vuoi … sigh … allora correggo e ricomincio …

Silvia, rimembri ancora
quel tempo della tua vita mortale…”.

“STOP … per amore di pace diciamo che l’inizio … hic … è apposto Giacomino … ora una pausa e poi facciamo il resto… e camomillati… che col mio aiuto … hic …sta lirica ti ci diventa un bestia seller pure meglio di quell’infinito che se non era per me non lo finivi più …ah… e soprattutto…

“Soprattutto cosa?”

“Soprattutto apri n’altra bottiglia che questa è finita”.

“Vabbè … ok … e già che ce siamo vut pure na ciccles? … ma oh … a me sembra che più che per darmi dei consigli tu sia venuto a trovarmi per svuotarmi la cantina … eh?”.

“Eh… caro il mio matusa … hic … un opera immorta costa mica poco, eh? E se vuoi essere capito dai giovani del futuro devi ringraziare se ci sono io a impararti il nostro gergo, eh?”

“Sì, forse però … “.

“Giacomino Giacomino … tu detto tra noi saresti solo un poeta regionale… eh? Cioè uno che non diventerà mai veramente famoso … invece con il mio aiuto sarai ricordato come un grande uomo … vabbè, si fa per dire, eh? Comunque se vuoi combinare qualcosa di buono devi fidarti ciecamente di me, seguire i mie consigli, fare mille e mille cancellazioni e riscritture e poi… dimostrarmi la tua gratitudine con molte altre bottiglie di vino”.

“Molte?”

“Sì, molte… ma poi ne vale la pena eh? Che se parli giovane ti metteranno pure nella pubblicità del cibo per gatti … e magari con la Naomi Campabell o La Claudia Sciffer …hic … e tu che sei sempre stato uno sfigato Quasi Modo ora non mi ci sputerai mica… hic … su due gran gnoccolone come quelle due lì… eh?”

“No certo … come dici tu ogni lasciata è persa … vabbuò guagliò, t’aggio capito … no hay problema … ecco, vado bene così?”

“Bravo Giacomino … hic … vedo che a parlare giovane ormai ci riesci … hic … ora devi solo impararti anche a scrivere uguale e poi ci siamo veramente a posto, eh?”

Giacomino il Gattoleopardo

Quel lungo viaggio verso casa

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Tempo, l’ultima frontiera: questi sono i viaggi straordinari e ricchi di incredibili avventure di Birbo Bicirossa, il bimbo che mai e poi mai volle diventare grande!

gnegne[1]

Coordinate spazio-temporali: miliardi di anni nel futuro, superficie pianeta … Terra?

Oh … come siete belli/e voi … ma siete in tre o di più? E siete fatti/e solo di colore o anche di musica?

Di entrambe e anche di serenità e di luce… E di verde e di ombra … Noi siamo tutto …

Eh eh … non rispondete tutti/e assieme o mi confondete … ops … ma come sto parlando? E anche voi … voi non state parlando proprio … state solo pensando … e io vi capisco … ma è incredibile … e poi siete tanto luminosi/e che quasi non riesco a guardarvi … ma chi siete? Ce lo avete un nome?

Io sono Magenta e tu? … Io Corallo e tu?… Io Selce e tu?…

Eh … tanto piacere … io sono Birbo, Birbo Bicirossa, eh?

Benvenuto BirboBirboBicirossaeh … Tu non sei di qui… Tu vieni dal passato…

Eh sì … perché io mi muovo nel Tempo, anche se così avanti forse non ci ero mai venuto. E anzi, che posto è questo? E che epoca è? E come avete fatto a capire che vengo dal passato?

Questo è sempre il tuo pianeta anche se molto cambiato… L’universo è Entropia… Noi sappiamo di trenta modi per viaggiare nel tempo ma il tuo ci era sconosciuto…

Eh … allora ho fatto trentuno … però scusate, ma ora ho freddo … e quel cielo nero e basso fa paura … e l’aria sa di metallo e … ma quella cosa verde lassù è mica la Luna?

Se questo ambiente ti è sgradevole cambialo… Sì BirboBirboBicirossaeh modificalo pure come vuoi… Tu puoi farlo basta che usi la tua grande Fantasia…

Eh?

Come hai fatto poco fa… Quando ci hai salvato… Immagina ciò che vuoi…

Ma … io vi avrei salvato? E come? E vuol dire che se immagino di avere più caldo … oh … ma funziona davvero… che sto già meglio … allora posso immaginare che smetta il vento o meglio ancora d’avere una qualche birra fresca da bere?

Un esperimento ha provocato una fuga di energia psichica e noi eravamo rimasti/e intrappolati/e… Tu ci hai salvato/e facendoci uscire … Niente birra per favore non sappiamo cosa sia ma l’immaginazione è energia e ogni cambiamento non necessario nella struttura di Entropia dovrà poi essere compensato da ulteriori cambiamenti …

Eh? Non capisco … io mi sono ritrovato in un posto buio e freddo che sembrava una cantina … e ho solo sperato che all’improvviso arrivasse un ascensore bene illuminato che mi portasse via … e poi è arrivato sul serio e ci sono saltato su … e allora vi ho visti/e in un angolo che sembravate bambole di stracci avvolte da ragnatele polverose … però cercavate di liberarvi … e allora pure se me la facevo addosso dalla paura vi ho chiesto se volevate che vi aspettassi … e quando siete saliti/e sull’ascensore ho guardato ai bottoni, e vedendo che in alto ce n’era uno con scritto Attico l’ho premuto… e ora siamo qui alla luce e voi siete cose bellissimi/e … e … ma ora che succede? Mi sento strano …

Stai andando BirboBirboBicirossaeh … Il tuo Tempo ti chiama … Torna a trovarci se puoi…

Io … no, voglio restare … voglio capire … sto sparendo … almeno ditemi chi siete.

Siamo gli ultimi guardiani della Terra e dell’Universo… Siamo le guide di Entropia … Siamo solo Fantasie che creano altre Fantasie…

Inutile … non riesco a restare … mi spiace ma devo andarmene …

Torna se puoi BirboBirboBicirossaeh … Tu hai un grande potere di Fantasia torna torna … Ti attenderemo in questa grande pace BirboBirboBicirossaeh …

Eh … non so se potrò tornareeeeeeeeeeeeee … io … sono scagliato all’indietro ad una velocità incredibile … ah se solo potessi bere della grappa forse potrei controllare la caduta… non ce la faccio … ho perso il senso del Tempo e dello Spazio, ma devo cercare di fermarmi in qualunque posto e in qualunque luogo … oh … forse se immagino di premere il pedale di un freno immaginario … OHHHHHHHHHHHHHH…

 

Coordinate spazio-temporali: il primo dicembre 1955 a Montgomery in Alabama

 

“…HHHHHHHHHHHH… AH … AHI CHE BOTTA … ma … ma dove sono? Aspetta … il mio senso del Tempo sta tornando e ora so dove sono … e potrei pure tornare a casa … forse … se solo non fossi così stanco. Mi ci vorrebbe qualcosa da bere … la mia fiaschetta di grappa del discount … ah … non si è rotta, meno male … glu glu … però qui è un gran freddo e dovrei trovare un posto dove riposarmi un pochino … aspetta … quella è una fermata dell’autobus … perfetto … mi confonderò tra gli altri passeggeri e schiaccerò un pisolino su di un sedile al caldo. Ehi … quel pullman rosa a fiori bianchi parte … ASPETTI AUTISTA … MI ASPETTI LA PREGO…”.

“Coraggio ragazzino, salta su qui davanti”.

“Oh … grazie signore per avermi aspettato … ho fatto una tale corsa …”.

“Niente, niente, adesso però non fare il furbo e paga il biglietto”.

“Eh? Ma io sono piccolo eh? E poi di soldi non ce ne ho mica con me, perché quando viaggio nel Tempo …”.

“Va bene va bene, in effetti sei piccolo, e come dici tu con questo tempo non posso certo lasciarti al freddo … ma i tuoi genitori lo sanno che …?”

“Sì, certo, non si preoccupi che è tutto a posto … allora vado a sedermi, e grazie eh?”

“Non ringraziare me, piuttosto ringrazia il cielo di non essere un negro, perché altrimenti …”.

“Perché dice così signore? Se ero negro che cosa succedeva?”

“Bene … prima di tutto pagavi il biglietto, poi dovevi scendere e risalire di dietro, perché il posto dei negri è in fondo, e certo non vogliamo che percorrano il corridoio tra le file riservate ai bianchi… e poi … eh eh … detto tra noi c’è un giochino che facciamo noi autisti per divertirci, sai ai negri prendiamo i soldi del biglietto e poi …”.

“E poi cosa?”

“E poi mentre il negro scende per risalire dalla porta di dietro … noi partiamo e lo lasciamo a piedi … AH AH AH …”.

“Ah … e mi ci dica, questo bel giochino voialtri lo fate spesso?”.

“Sì, ma purtroppo solo con i negri anziani e le donne incinta, perché i giovani sanno correre veloci e con loro non riesce”.

“Ah beh … lei è proprio un allegrone, eh? Che niente niente a casa sua al cuscino del letto gli ci manca pure la federa?”

“Come? Quale federa? Cosa vorresti insinuare?

“Io? Beh … no niente, è che sono molto stanco … anzi ora vado a sedere …”.

“Sì … è meglio … vai vai… e attento a non combinare dei guai che ti tengo d’occhio”.

“Chi? Io? Ma quando mai … vabbè … qui però è tutto pieno … proviamo più giù … no niente, e in fondo sono persino in piedi … oh meno male … qui a metà c’è un posto libero … scusi signora, sono un bimbo molto stanco, posso sedermi vicino a lei?”

“Come? Ma sì certo … però questa è la prima delle file riservate a noi negri …”.

“Oh … che bello potersi riposare un poco … che cosa diceva signora?”

“Dicevo che quando un bianco non trova posto i negri della prima fila devono alzarsi”.

“Ah sì? Vabbè … comunque il posto c’è per tutti e due e quindi non c’è problema … e meno male, perché devo proprio riposarmi un pochino se voglio riuscire a tornarmene a casa …”.

“Certo che sei uno strano bambino tu … ma da dove vieni?”

“Ora? Beh … se glielo dico lei non ci crederà mai e poi mai”.

“E perché non dovrei crederti? Dopotutto mi sembri un bambino educato e sincero”

“Eh eh … ma le apparenza a volte … eh eh …beh … allora le dirò che io arrivo da un posto molto lontano, dove tutto è pace e serenità, e dove ci vivono esseri molto saggi e assai meravigliosi e dai grandi poteri, e ognuno è di un colore diverso e …”.

“E ci sono anche dei negri tra loro?”

“Ma certo, uno per esempio si chiama Selce, e non è solo negro ma pure nerissimo”.

“E … in questo posto i negri non vivono segregati dai bianchi?”

“Eh? Ma no, certo che no, quelle creature sono bianche nere gialle rosse e magari pure turchine a pois, ma che importanza ha? Sono bellissime e … e anche voi non dovreste preoccuparvi tanto del colore che avete … perché arriverà il giorno in cui non avrà più nessuna importanza e … e ora io ho molto sonno … “.

“Ma sono Angeli? E anche tu … non è che sei un angelo?”.

“Chi io? Ma no … non si preoccupi signora … io sono solo un normale bambino … però ora lei deve essere coraggiosa… perché se mi vedesse scomparire non deve mica avere paura, eh? … che vorrà solo dire che ho recuperato le forze…
e sono
tornato a ca …”.

“Angeli? … sarà possibile? … bambino … bimbo svegliati… “.

“… e sono tornato a casa …”.

“Devo sapere … OH … lui è … sparito … così … sotto ai miei occhi … “

“Ragazza alzati”.

“O mio Dio … allora era davvero uno dei suoi angeli … e mi ha chiesto di essere coraggiosa …”.

“Avanti ragazza alzati, non farmelo ripetere”.

“Cosa? Chi … oh … e lei cosa vuole da me signore?”.

“Voglio che ti alzi e ci lasci il posto a sedere ragazza, non vedi che siamo bianchi?”.

“Ah … davvero? Ma lei lo sa che qualcuno mi ha appena insegnato, che se noi negri saremo coraggiosi un giorno il nostro colore non avrà più nessuna importanza?”

“COSA HAI DETTO RAGAZZA?”

“Signore lei non mi fa paura, che io anche se sono negra sono una donna onesta, e per favore non mi chiami più ragazza. Io non sono una ragazza ma una donna adulta, e mi chiamo Rosa Parks e sono una cucitrice, e dopo aver lavorato tutto il giorno ho anche molto male ai piedi: quindi mi faccia pure arrestare se vuole, ma io non mi alzerò per lasciarle il posto, e anzi giuro che non mi alzerò mai più per nessun bianco”.

“TU NON HAI IDEA DEL GUAIO IN CUI TI SEI APPENA CACCIATA … RAGAZZA”.

“We shall overcome,
We shall overcome…”

“CANTA? … MA E’ PAZZA? …  ARRESTATELA … E’ VERAMENTE IMPAZZITA … PRESTO QUALCUNO CHIAMI LA POLIZIA …”

“We shall overcomeeeeeeeee, some dayyyyyyyyyyyyyyy”.

 

 

Coordinate spazio-temporali: 29 luglio 2016 in via Indipendenza a Bologna

 

… le forze e sono tornato a casa…

oh …

ma sono davvero tornato a casa? Beh … meno male … oh … ora però è meglio che finisca il viaggio coi mezzi pubblici … che non vorrei tentare un nuovo salto e per la stanchezza andare a finire magari a casa di Marzullo … oh … ecco un autobus che va dalla parte giusta … eh … e pure questo è pieno … mannaggia, certe cose non cambiano mai … vabbè … vorrà dire che farò alzare uno dei negri che vedo laggiù in fondo … che oh … io sono sempre stato contrario alla legge sulla segregazione, ma sono anche talmente stanco che questa volta mi fa piacere che sia ancora valida … ehi tu ragazzo hipster quarantenne negro … ora alzati che ho bisogno di sedermi io … dai prendi cartella e telefonino e sgombra … beh … perché mi guardi così? Eh … e voialtri perché mi guardate TUTTI così? Ops … ehi aspettate … mica sarà successo che ho fatto qualcosa nel passato che ha cambiato questo nostro presente … DI NUOVO? ”

 

Se vi sembro strano è perché non conoscete mio padre

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Coordinate spazio-temporali: una tranquilla domenica come tante a Nero Torrione

 

“Oh … finalmente io, lo Oscuro Signore de lo Nero Torrione, ho alcune ore da dedicare a un nuovo articolo per il mio Blog … vediamo … per cominciare ci vorrebbe almeno una buona battuta umoristica … tipo …sono andato in banca e … vediamo … sono andato in banca e ho chiesto come vanno i miei investimenti … no, forse è meglio così … la vita diventa sempre più complicata: figuratevi che ieri sono entrato in banca per chiedere come vanno i miei investimenti, e quando sono uscito mi avevano fatto sottoscrivere una polizza per l’auto… uhm … proviamo ad accorciare e limare… La mia banca è differente: ieri sono andato a chiedere come andavano i miei investimenti, e mi hanno rifilato una nuova polizza per l’auto. Ok … non male, ma forse non è ancora all’altezza del mio mitico Blog, sarà meglio che chieda a mio figlio Birbo per sapere che ne pensa, sarà in giardino immagino … ultimamente passa parecchio tempo nella capanna degli attrezzi … che ha anche riempito di molto ciarpame … ricordi preziosi dice lui … come la seconda Gioconda o le prime Tavole dei Comandamenti … devo decidermi a buttare via tutto … vabbè … apriamo la finestra e proviamo a chiamarlo… BIRBOOOO… CI SEI FIGLIOLO? VIENI QUI CHE DEVO CHIEDERTI UNA COSA… “.

“Eh? Oh … e che vuole il mio babbo? O BABBO CHE TI SERVE QUALCOSA?”

“SÌ, DOVRESTI DARMI UN TUO PARERE SU UNA BATTUTA CHE …”.

“HO CAPITO … PERO’ SCUSA MA ORA NON HO MICA TEMPO … EH?”

“Ma … ma … ma è di nuovo sparito … lo sapevo che non si può mai contare su di lui … e ora? Magari potrei chiamare Teomondo lo Scrofoloso, ma a quest’ora sarà solo un poco brillo, e quando non è del tutto sbronzo non c’è mica da fidarsi di quel che dice … ah … ma vedo il mio vicino Castruccio in giardino … ma che fa? Siamo a fine luglio e mi pota la siepe? Ah … ma allora avevo ragione a pensare che è un idiota … CASTRUCCIO LASCIA STARE LA MIA SIEPE… QUANTE VOLTE DEVO RIPETERTI CHE A ME PIACE AVERE UN GIARDINO CUPO E OMBROSO?”

“EH? MA CHE COSA DICI BILBO? PARLI CON ME?”

“GRRRRR… NON MI CHIAMARE BILBO … PER TE IO SONO L’OSCURO SIGNORE”.

“VA BENE LOSCO SIGNORE”.

“NO … HO DETTO OSCURO SIGN… oh vabbè lasciamo perdere per ora… SENTI QUANTE VOLTE TI HO GIA’ DETTO CHE NON LA DEVI POTARE LA MIA SIEPE?”

“SCUSA BILB… OSCURO … MA LA SIEPE E’ ANCHE MIA PERCHE’ SERVE DA CONFINE … E IO VOGLIO CHE IL MIO GIARDINO SIA IN ORDINE E BEN SOLEGGIATO”.

“SIAMO ALLE SOLITE… BADA CASTRUCCIO CHE IO IL MIO GIARDINO LO VOGLIO INVECE CUPO E TENEBROSO … PERCHE’ LA GENTE QUANDO LO VEDE DEVE RABBRIVIDIRE E SPAVENTARSI ASSAI DI MOLTO … HAI CAPITO ADESSO?”

“HO CAPITO OMBROSO SISSIGNORE”.

“NON IO … OMBROSO È IL GIARDINO CHE VOGLIO AVERE … vabbè … per ora lasciamo perdere, poi con calma penserò a qualcosa di veramente terribile per vendicarmi … DAMMI INVECE UN PARERE PER UNA BATTUTA CHE HO APPENA INVENTATO”.

“SONO A TUA DISPOSIZIONE OBESO SIGNORE”.

“GRRR … idiota di un Castruccio … oddio la pressione sale … devo stare calmo … calmo … calmo … calmo … ok … riproviamo … SENTI … dannato imbecille … SAI CHE …”.

“Scusa Bilbo … ma se sono qui sotto la tua finestra perché stai urlando?”.

“Eh? Ma veramente anche tu urlavi … cioè … vuoi dire che sentivi tutto?”

“Certamente … e ho sentito anche l’idiota e l’imbecille…”.

“Chi? Ah no, quei due non li conosco … ma non saranno mica quelli nuovi venuti a stare nella villetta di fianco?”

“Bilbo, o scuro, o come diavolo preferisci, se hai finito di dire sciocchezze posso continuare a tagliare la siepe?”

Eh? No aspetta … ti volevo raccontare che ieri sera io e mia moglie…”.

“Ehm … non per correggerti scuro Bilbo, ma sarebbe più corretto dire mia moglie e io”.

“Ma lo so, tu forse credevi che non lo sapessi ma lo so, però dire io e mia moglie è più in tono col mio personaggio dal carattere malvagio e negativo, anche se estremamente intelligente… e poi … cos’è che dicevo? Ah sì … ieri sera mia moglie e io abbiamo litigato e …”.

“Non è certo una novità … voglio dire, a quella santa donna tu ne fai passare tante che …”.

“CASTRUCCIO E CHE CAZZO… TI RICHIAMO ALL’ORDINE!!!”

“Ah … scusa Bilbo … continua pure …”.

“Dicevo … ieri sera mia moglie e io abbiamo litigato, e forse più del solito: perché ad un certo punto è squillato il telefono, ed era l’ISIS che rivendicava il nostro litigio”.

“Ah però … ok Bilbo, ammetto che questa è abbastanza carina: per me merita un sette”.

“COSA? Ma che vuoi dire?”

“La battuta … dicevo che merita un sette, ma forse anche un otto…”.

“MA QUALE BATTUTA … IO TI STAVO RACCONTANDO COSA E’ SUCCESSO IERI SERA A CASA NOSTRA”.

“Davvero? … io credevo … avevo capito che volevi ti commentassi una battuta …”.

“MA PRIMA PERO’ VOLEVO PARLARE UN POCO DEL PIÙ E DEL MENO… PERCHÉ SONO UN TIPO CORTESE … ALMENO IO…”.

“Ah sì? … Scusami allora … sai, io sono sempre stato scarso in matematica …”.

Grrrr … calmo, calmo, calmo, allora ti dico la battuta, eccola … La mia banca è differente: ieri sono andato a chiedere come andavano i miei investimenti, e mi hanno rifilato una nuova polizza per l’auto… allora? che te ne sembra?”

“Mah … veramente mi piaceva di più quella di prima … sai quella dell’Isis che ti telefona per rivendicare la litigat…”.

“HO CAPITO … SEI UN IDIOTA COMPLETO E SENZA SPERANZA … ADDIO!!!”

“Ma Bilbo? Voglio dire … losco signore? Macché … ha chiuso la finestra sbattendola con estrema violenza ed è andato via … questa volta mi sa che si è arrabbiato per davvero…”.

“Chi è che si è arrabbiato signor Castruccio?”

“Ah … è lei signora oscura … no mi scusi … volevo dire signora Bilba … ops … mi perdoni ma stavo parlando con mio marito … no … volevo dire con suo marito … insomma mi ha confuso riempiendomi la testa con tante di quelle chiacchiere che non ci capisco più niente …”.

“La capisco signor Castruccio, e pensi che lei ha la fortuna di vederlo raramente, io invece … ah … se sapesse…”.

“Signora, lo spiegavo proprio ora a suo marito che lei è una vera santa a sopportarlo…”.

“Eh … non creda … se le dicessi … ma ora sarà stanco di queste follie, la lascio ai suoi lavoretti in giardino, e non dubiti che gliela farò pagare io a quel farabutto di mio marito”.

“Signora mia, io sono sempre al suo servizio, e a questo proposito ha visto la nostra siepe? Ormai ho tolto tutte quelle punte che crescendo troppo ne rovinavano la simmetria, come le sembra? E’ così che la voleva anche lei, non è vero?”

“Ah sì, davvero un ottimo lavoro signor Castruccio, proprio così la volevo … perché sa, mio marito non so perché ma vorrebbe avere un giardino tetro e ombrelloso … ed io invece amo così tanto i colori caldi del sole e l’azzurro vivo del cielo…”.

“Come la capisco signora mia … come la capisco … noi due … ops … scusi signora, ma mi è parso di scorgere una ombrellosa figura celarsi dietro la tenda della finestra … e non vorrei che fosse suo marito che magari ci sta ascoltando …”.

“Non si preoccupi che ora lo metto a posto io quel lazzarone, arrivederci e ci scusi ancora … (uhm … ma saranno rimasti dei piatti del servizio buono? Spero di sì … perché non vedo l’ora di romperglieli in testa … ah … il signorino mi controlla? … ora vedrai … maledetta chiave sempre in fondo alla borsa … eccola … e lui fa finta di niente … poteva almeno aprirmi … oh ecco fatto … )”.

“Chi è che … ah … sei di nuovo tu donna… ma non dovevi tornare per mezzogiorno?”

“Appunto, e ora infatti sono quasi le dodici e dieci”.

“Cosa? Già così tardi? Accidenti … tutta colpa di quell’idiota agreste che mi ha fatto perdere tempo con le sue insulse chiacchiere … e così non sono riuscito a combinare niente e …”.

“NIENTE? Vuoi dire che non hai nemmeno preparato il sugo e messo sul fuoco l’acqua per la pasta? E poi CHI SAREBBE QUESTO ORESTE?”

“L’acqua per cosa? Ma non ti avevo avvisato che avevo delle cose da fare? … e allora l’acqua non potevi farla bollire tu prima di uscire? E poi … ORESTE? E CHI SAREBBE QUESTO ORESTE?”.

“Far bollire l’acqua prima di uscire? MA TI RENDI CONTO DI QUELLO CHE DICI? E PERSINO MI RIMPROVERI L’ INNOCENTE AMICIZIA CON ORESTE? AH … LA TUA ASSURDA GELOSIA MI FARA’ IMPAZZIRE … DOVE SONO I PIATTI?”

“QUALI PIATTI? E POI NON PREOCCUPARTI D’IMPAZZIRE … CHE E’ TROPPO TARDI”.

“QUESTI PIATTI … CRASH … CRASH … CRASCH … E NON E’ MAI TROPPO TARDI”.

“NO TI PREGO … non gli ultimi piatti che ci regalò la mia cara zia Evelina … ”.

“E’ vero sono gli ultimi … CRASH … CRASH … CRASH … MA POI RESTANO ANCORA I BICCHIERI”.

“Ah … accomodati pure, quelli da acqua sono nel mobiletto accanto al lavello”.

“No … credo che comincerò con quelli da vino invece…”.

“Donna ascoltami … IO ORA ASSOLUTAMENTE TI PROIBISCO …”.

Drinnnn… drinnnn … drinnnn … drinnnn … drinnnn …

“MARITO RISPONDI AL TELEFONO”.

Drinnnn… drinnnn …

“MOGLIE PERCHÉ DEVO FARLO IO?”

Drinnnn… drinnnn …

“PERCHÉ IO HO DEI BICCHIERI IN MANO… CRASH … CRASH … CRASH … O MEGLIO … CRASH …LI AVEVO”.

Drinnnn… drinnnn …

“MALEDIZIONE… SÌ? PRONTO CHI È CHE MI SCOCCIA E PROPRIO ORA? Come dice? PARLI PIÙ FORTE CHE QUI C’È UN POCO DI CASINO … sì … quella che sente urlare è una matta … ora non le illustro la drammatica situazione perché faremmo notte ma se è un uomo comprenderà … ma poi chi ha detto che è lei? Ah … si ora ho capito … va bene … la ringrazio e la saluto… e mi saluti anche le sue signore… sì … altrettanto e grazie a lei!”

“Allora? … CRASH … CRASH … CRASH … chi era al telefono?”

“Ma niente… è sempre lo stesso coglione dell’Isis che ci chiama per rivendicare la nostra litigata … ma … EHI FERMA … QUELLA BOTTIGLIA E’ ANCORA QUASI PIENA … “.

CRASHHH … .”

“ODDIO IL MIO ADORATO BRUNELLO … BESTIA ASSASSINAAAAAAAA…”.

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And so on …

gnegne[1]

 

Nessun isola è un uomo … eh?

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Attenzione, per la prima volta e forse ultima volta nella Storia, un post esce a reti unificate su entrambi i nostri blog, che voi lo sapete che sono due, non è vero?

gnegne[1]

E però vi avviso che questa volta è molto lungo e un poco noioso, ma se avete Tempo leggetelo pure tutto. Vabbè, allora ciriciao a tutti quanti voi da Birbo Bicirossa, eh?

 

24.06.2016

 

Coordinate spazio-temporali: domenica 26 giugno 2016 ore 22 a casa mia

 

“Oh babbo … che ci fai sul terrazzino? Hai caldo pure te, eh?”

“Figliolo, c’è un vigoroso vento che flagella l’Europa…”.

“Eh magari … a me invece pare che stasera non si muova una foglia”.

“ … è un fenomeno nuovo e possente, che travolge il nocchiere più esperto, mentre  gonfia di furia le vele di quello improvvisato, sospingendolo all’immeritato successo”.

“Oh babbo, anche a te quella peperonata della mamma ti fa uno strano effetto?”

“Un vento che ha la forza di uno tsunami emozionale, e dove passa subito squassa e percuote, lasciandosi dietro un panorama politico del tutto mutato”.

“Ah … ho capito … è di nuovo uno di quei giorni che tu sei strano, eh?”.

“In Italia la Raggi e l’Appendino sono sindache, e l’M5S ha vinto su tutti, in Spagna si è tornati di nuovo al voto, in Austria la presidenza per un pelo non è andata al candidato più improbabile, e in Gran Bretagna contro ogni logica e previsione ha vinto la Brexit”.

“Eh sì … è proprio uno di quei giorni che …”.

“E’ l’onda emozionale baby, approfittane e non fermarti a pensare, o ne sarai travolto”.

“Eh certo… magari ne approfitto per mollare una scoreggia … che tanto col vento forte nessuno poi se ne accorge, eh?”.

“Non scherzare Birbo che è una cosa seria, i pazzi hanno spalancato le porte del Caos”.

“Pazzi? Ehm … a proposito le tue pilloline le prendi sempre, vero babbo? “.

“Figliolo, per farti capire cos’è successo dobbiamo vedere la Brexit dal punto di vista di un comune inglese della classe media, capisci?”

“Sì … credo … o forse no, dipende dalla risposta che vuoi sentire…”.

“Prima di tutto eliminiamo gli stereotipi”.

“Eh … buona idea … eliminiamo senz’altro gli ste … stenti tipi, eh?”.

“Certo, l’Impero è caduto, e in alcuni anziani ancora permane un pizzico di nostalgia, ma questo non è determinante, perché sono ben altre le cause del loro scontento”.

“Capisco … però non è neppure inverno e …”.

“Ora ti spiego … questo inglese medio è molto arrabbiato e impaurito, perché chi lo governa non ha saputo risolvere i suoi problemi, e peggio ancora, per anni gli ha mentito, convincendolo che la responsabilità di ogni guaio era dell’Unione Europea”.

“Eh …”.

“Capisci? Ogni volta che il governante di turno annunciava a questo inglese una cattiva notizia, aggiungeva anche che la colpa era tutta dell’UE”.

“Capisco babbo, sarebbe come se io non volessi mangiare gli spinaci … che poi non lo voglio proprio … e tu mi dicesti che me lo ordina questa qui … l’UE”.

“Bravo figliolo, proprio così. Quando invece questa mitica nemica, l’UE, in realtà è formata dagli stessi governanti che la incolpano: ma il cittadino comune queste cose non le capisce, e per lui l’UE da madre premurosa diventa la cattiva matrigna, che lo opprime con regole assurde e pesanti tasse, ed è la causa di molti dei suoi problemi”.

“Beh … però…”.

“Disoccupazione? L’UE non vuole le zucchine troppo curve, l’UE ti vieta di pescare questo tipo di pesci, l’UE proibisce i dazi che proteggerebbero le nostre merci”.

“Eh … ma forse un poco di verità c’è…”

“Figliolo, sia la campagna per il Leave che per il Remain sono state infarcite di bugie, ma quelli del Leave hanno davvero esagerato”.

“Sarà pure…. ma …”.

“Sicurezza e immigrazione? E’ l’UE che ci impedisce di controllare le frontiere, ed è l’UE che obbliga a distribuire anche ai migranti gli stessi generosi benefit di cui gode il comune cittadino inglese, e sono proprio questi benefit che attirerebbero tanti delinquenti e scansafatiche in Gran Bretagna”.

“Beh … in effetti dargli la casa e tanti soldi ogni mese…”.

“Menzogne figliolo, il problema degli immigrati lo abbiamo noi italiani e non gli inglesi. Siamo noi che andiamo a caricare i clandestini fin sulle coste della Libia, invece la Gran Bretagna è sempre rimasta fuori dai trattati di Schengen, e ha anche goduto di accordi per lei particolarmente favorevoli. Figlio mio, in realtà gli “stranieri” a Londra spesso sono i camerieri italiani e i lavapiatti polacchi, proprio così, sono i nostri giovani, che vanno laggiù per imparare la lingua e intanto studiano e lavorano, sono loro gli ‘immigrati’ per quell’ignorante inglese, che non li distingue da asiatici e africani.

“Ma …”.

“Birbo, per molti inglesi l’Italia fa parte dell’Africa, anzi, fai vedere la foto di una donna bionda a un inglese medio, e quello ti dirà che non è possibile sia italiana, perché noi abbiamo tutti i capelli neri e la carnagione scura”.

“Ma dai … sono sicuro che sono molti gli inglesi che ci conoscono bene e …”

“Io sto parlando dell’inglese medio Birbo, per lui noi italiani abbiamo aperto le porte dell’Europa a un esercito di clandestini, e secondo lui l’UE ci pagherebbe per mantenerli con i soldi estorti agli stessi inglesi…”.

“Beh …”

“Non che l’UE sia senza colpe, è chiaro. Per esempio è stato follemente permesso alla signora Merkel di aprire la porta a tutti i profughi siriani, e questo ha illuso e messo in movimento per raggiungerci mezza Africa. Per non parlare della Turchia, che in base a un disgraziatissimo accordo esige per i turchi la libera circolazione in Europa, ed è stata proprio la paura di queste catastrofi annunciate che ha convinto quell’inglese medio a … “.

“Sì, però io volevo solo domandare …”.

“Io non ho facili risposte figlio mio, la Brexit di certo ci indebolisce tutti, ma credimi, noi ce la caveremo, e il peggio toccherà a quell’inglese medio a cui hanno mentito: perderà industrie e posti di lavoro, le sue sterline scenderanno ancora di valore, e la Scozia gli chiederà di distaccarsi, poi ci saranno lunghe trattative che richiederanno anche due anni di tempo, e di conseguenza altra incertezza, e alla fine dovrà essere tenuto un nuovo referendum, che approvi gli accordi di separazione dall’UE”.

“Beh … certo che …”.

“Ma il peggio è che il paese è spaccato a metà, e aldilà dell’iniziale euforia il morale è basso. Persino molti ‘Leave’ cominciano ad avere dei dubbi, e anzi alcuni imbecilli ammettono candidamente che la loro era una protesta, e se avessero saputo che il loro voto era determinante avrebbero scelto di restare. Ma l’idea di rifare il referendum non pare percorribile, anche se il signor Farage aveva in effetti anticipato che avrebbe preteso di votare di nuovo, se avesse perso per poco come 52 a 48, ma ovviamente ora il bugiardo fa lo gnorri e …”.

“Sì babbo, però io ti volevo chiedere una cosa … e se parli sempre tu non ci riesco mica …”.

“Figliolo, io ho cercato soltanto di fare il mio dovere di padre ed istruirti sui fatti della vita, e spero davvero che stasera tu abbia imparato qualcosa”.

“Eh certo … ho ascoltato bene e penso proprio che … ehm …hai ragione su tutto… ma io ero venuto a cercarti solo per chiedere se mi ci davi un anticipo sulla paghetta … “.

“Un anticipo? Ancora? E per cosa ti servirebbe questa volta?”

“Eh … c’è un nuovo giornalino in edicola che vorrei poter comprare … e se aspetto

la settimana prossima di sicuro finisce esaurito e mica lo trovo più, eh?”.

“Un giornalino, capisco. Allora Birbo, mi duole doverti negare questo anticipo, che io ti concederei molto volentieri, ma che purtroppo il regolamento UE mi proibisce di elargirti”.

“Ah … dici che l’UE …”.

“Purtroppo sì, una recente disposizione vieta la concessione ai propri figli di anticipi, specialmente se destinati all’acquisto di materiale cartaceo di oggetto fumettistico.

Mi spiace molto, ma come vedi ho le mani legate e non posso proprio farci niente”.

“Ah … e io fesso che mi sono pure sorbito tutto quel noioso discorso che tu …”

“Come dici Birbo?”

“Eh? No niente … dicevo solo che poi questa UE non è mica una gran cosa se proibisce un fumetto a un bimbo, e magari pure noi di questa casa dovremmo fare un referendum per staccarci”.

“Bravo figliolo, vedo che mi hai davvero ascoltato con molta attenzione”.

“Eh sì babbo… spetta solo che sono grande abbastanza per votare pure io… e poi vedi come te la sistemo quella puttanata dell’UE, eh?”

Dove me ne vado insalutato ospite

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Coordinate spazio-temporali: sera del 13 febbraio 2015 al ristorante ‘I Vitelloni’

 

Madre: Allora quando arriva questa tua … umpf … ragazza?

Il figlio: Aveva un problema sul lavoro … ma vedrai che arriverà presto…

Madre: … però è già molto in ritardo … e del resto c’era da aspettarselo…

Padre: Donna smetti di brontolare e lascia stare nostro figlio…

Birbo: Io ho ancora sete … posso avere altro vino?

Il figlio: … basta vino ragazzino… e tu mamma ricordati che hai promesso di …

Madre: … ma sì, sarò gentile con lei come mi hai chiesto…

Padre: … ah … questa sarebbe la prima volta in trent’anni di matrimonio che…

Madre: … che stai insinuando? guarda che io non intendo sopportare …

Il figlio: … per favore voi due … non litigate proprio adesso…

Madre: … io non sto litigando… però …

Birbo: … allora posso avere altro vino?

Padre: … insomma date da bere al moccioso che così se ne starà zitto …

Il figlio: … eccola è lei … è quella ragazza che sta entrando …

Madre: … chi? quella bionda slavata vestita d’azzurro? (oh mio Dio, non lei)

Padre: …  zitta non farti sentire (ma guarda un po’… mica male la biondina)

Il figlio: … sì, è proprio lei, ora la chiamo … SIAMO QUI

Padre: …  ci ha visti … (però mio figlio… e io che temevo fosse gay)

Birbo: … buono questo vino… ce n’è ancora?

Padre: … eccoti anche il mio bicchiere … basta che ora taci…

Fidanzata: Buongiorno … scusate il ritardo ma … (perché mi guardano così?)

Madre: … oh, non preoccuparti … (cagna… magari non fosse arrivata per niente)

Padre: … non c’è problema, anche noi siamo appena arrivati (e che belle tette)

Il figlio: … ecco… mettiti seduta qui accanto a me… (speriamo bene)

Fidanzata: … grazie caro … (il padre sembra gentile, ma la madre mi odia)

Madre: …  mio figlio mi ha parlato così tanto di te  … (l’ha chiamato “caro” …)

Fidanzata: … e con me parla spesso di voi due … (la strega ha sottolineato il “mio”)

Madre: … che mi sembra di conoscerti già … (quei seni scenderanno presto)

Padre: … visto figliolo? queste due vanno già d’accordo (poveri noi, guai in arrivo)

Il figlio: … ma certo, ero sicuro che avrebbero fatto amicizia subito (speriamo)

Madre: … ma naturalmente, vieni cara lascia che ti abbracci… (povero figlio mio)

Fidanzata: … ma certo, bacetto … smak … smak … (se potesse mi ammazzerebbe)

Madre: …  noi due abbiamo così tante cose da dirci … (se potessi l’ammazzerei)

Birbo: … scusate ma il vino è finito ancora … ne ordinate dell’altro per favore?

Padre: … cameriere porti altro vino … (che vergogna gli permettano di bere vino)

Madre: … un giorno dobbiamo incontrarci da sole … (così ti sistemo, puttana idiota)

Il figlio: … ma lei non ha tempo mamma … il suo lavoro … (da sole è meglio di no)

Madre: … oh … ma troverà pure una mezz’oretta per me (tra un cliente e l’altro)

Fidanzata: … ma certo mamma, tra donne si parla meglio … (mamma … ah ah …)

Madre: … hai ragione cara, gli uomini non capiscono (questa me la paghi stronza)

Birbo: … ma questo vino è rosso … io preferivo il bianco … ma pazienza…

Fidanzata: … gli uomini si sa che … (che vergogna che diano vino a un bambino)

Padre: … ehm … e così dove vi siete conosciuti? (meglio cambiare discorso)

Il figlio: … ma babbo, non te l’avevo detto che l’ho incontrata una notte al Night?

Madre: … al Night? Non lo sapevo, dimmi tutto figliolo…  (è arrossita la puttana)

Fidanzata: … ma forse ai tuoi genitori non interessa sapere … (o mio Dio)

Madre: … no no, a noi interessa eccome, raccontaci tutto (ah … avevo ragione)

Birbo: … il Night è quel posto dove ci si beve lo champagne caro e sgasato?

Padre: … forse non dovremmo insistere … voglio dire se la cosa li imbarazza …

Il figlio: … ma no, perché? non c’è niente di male se lei fa lo strip-tease…

Fidanzata: … questo non dovevi dirlo… (oddio oddio)…

Birbo: … ma questo strip-tease è un gioco con le carte?

Padre: … zitto e bevi bambino che queste sono cose da grandi … (lo strip-tease?)

Madre: … niente di male … sicuro … ma continua la storia figliolo … (hooray)

Il figlio: … lei è una brava ragazza, fa lo strip solo per mantenersi all’università…

Madre: … ma certo caro … ma continua a raccontare … (porca Madonna, Dio c’è)

Il figlio: … comunque a me non interessa che lei si spogli per lavoro…

Fidanzata: … mio Dio … ora chissà cosa penserete di me … (che imbarazzo)

Padre: … ma no, si vede che sei una brava ragazza (e mi pareva d’averla già vista)

Madre: … quindi figliolo tu e lei … insomma la hai pagata per … fare sesso?

Padre: … DONNA COME OSI INSINUARE … (eh … magari bastasse pagare)

Birbo: … io non ho sentito niente … però in cambio voglio altro vino …

Padre: … CAMERIERE PORTI SUBITO DELL’ALTRO VINO PER CARITA’…

Il figlio: … no mamma, non c’entra il sesso, io la amo perché mi permette di …

Padre: … non … ASPETTA … VOI NON FATE SESSO?  NON SARAI MICA GAY?

Birbo: … io non vi chiedo cos’è un gay… ma il vino lo voglio bianco…

Padre: … CAMERIERE LASCI STARE IL ROSSO E PORTI DEL BIANCO…

Il figlio: … io gay? no, io amo le donne … ma il sesso mi piace sadomaso…

Fidanzata: … o mamma mia che vergogna …

Madre: … insomma qualcuno mi spiega?

Padre: … sado … maso? Vuoi dire che tu … con lei …

Birbo: … sado cosa?

Padre: … CAMERIERE UNA BOTTIGLIA NON BASTA … CE NE PORTI TRE…

Il figlio: … sì, la frusto, e le metto le manette quando facciamo l’amore, e poi …

Fidanzata: … QUESTO NON DOVEVI DIRLGLIELO …SOB … SOB … SOB …

Madre: … io … davvero non capisco … mio figlio sarebbe un … degenerato?

Padre: … NON CHIAMARLO DEGENERATO … PIGLIA QUESTO… SCIAFF

Madre:AHI … ma perché mi dai gli schiaffi? AHI AHI … AIUTO… AIUTOOOO…

Birbo: … bene … allora io … hic … vado … hic … grazie di tutto eh? … Plouf

Padre: … MA… MA …MA … MA QUEL RAGAZZINO E’ SCOMPARSO …

Madre: … è incredibile ha fatto … pluff … ed è sparito davanti ai nostri occhi…

Il figlio: … ma … senti cara … ma come ha fatto il tuo fratellino a …

Fidanzata: … quale fratellino? Ma quello strano bimbo non era con voi?

Padre: … diceva di chiamarsi Birbo e di muoversi nel Tempo … lo credevo matto …

Il figlio: … aspetta … vuoi dire che tu non lo conoscevi?

Fidanzata: … ma no … io credevo che fosse IL TUO fratellino…

Padre: … e diceva che doveva bere vino per ricaricarsi e fare un nuovo salto …

Madre: … ma insomma … qualcuno può spiegarmi cos’è successo?

Padre: … ora te lo spiego io brutta scema … SCIAFFSCIAFF … io avevo paura che nostro figlio fosse gay… e invece … SCIAFF … scopro che picchia questa bella ragazza e poi se le scopa … QUINDI GRAZIE A DIO E’ DEL TUTTO NORMALE… SCIAFFSCIAFFE ORA HAI CAPITO COS’E’ SUCCESSO BRUTTA TROIA?

Ma perché poi mi capiteranno tutte a me?

Coordinate spazio-temporali: anno 1589 a Pisa.

“Uffa … tutte a me capitano … vai a Pisa mi dice il babbo, che ti ho trovato un posto d’assistente all’università … no non ringraziarmi, dice pure … che l’ho fatto per il tuo bene e vedrai che mi ringrazierai … eh … come no, ma proprio di un mezzo matto dovevo finire a fare l’assistente io? Uffa … e ora eccomi qui nel 1500 e qualcosa, e pure senza TV e fumetti … e tutto io devo fare, e …

“Scusi sir Birbo, mi spiace interromperla ma io e mio cugino vorremmo…”.

“Ah … ecco il famoso campanile, coraggio ragazzi, dobbiamo arrampicarci su per le scale perché qualcosa mi dice che se aspettiamo l’ascensore lo vedremo arrivare tra qualche centinaio d’anni”.

“Scusi giovane messere … ma noi…”.

“Oh Rustichello, che cavolo vuoi? Perché hai smesso d’arrancare?”.

“Come le dicevo signorino, io e mio cugino vorremmo essere pagati, quindi se lei gentilmente…”.

“Pagati? Come sarebbe a dire?”.

“Ma signorino … c’eravamo accordati per una modesta ricompensa e …”.

“Ah … sì … aspetta che chiariamo le cose … dunque, tu Rustichello e tuo cugino Buzzurro siete malatissimi, diciamo pure quasi morti, è giusto?”.

“Col permesso di vostra Eccellenza, sì, lei cercava persone molto malate, e noi due … cof … cof … certamente affermiamo di esserlo”.

“Uhm … ma che strana questa tua tosse però, pare quasi che ti venga a comando … e il tuo silenzioso cugino poi … che cosa avevi detto che avrebbe?”.

“Signorino, io sono afflitto da una pernicioso male del respiro, ma mio cugino, ahimè, deve lamentarne uno assai peggiore”.

“Davvero? Oh … sarà mica che è pure contagioso, che non speravo tanto eh?”.

“Non saprei dirlo signore, forse che la miseria più nera è contagiosa?”.

“La miseria? Ma sentite un po’ Gatto e Volpe dei poveri, non è che mi volete fregare voi due? Che magari v’arriva un controllo dell’INPS e non vi fate trovare a casa?”

“No signore, affatto, le garantisco che siamo talmente malati, che in vita nostra abbiamo sempre rifiutato ogni lavoro, si fidi di noi”.

“Mah … voglio crederti … e del resto mi rassicura che la faccia di chi ama lavorare voi non ce l’avete di sicuro … va bè … cominciamo la scalata dei gradini, dai”.

“Un momento, prima noi reclamiamo la pattuita mercede”.

“Che volete? La Mercedes? E perché non una Fiat allora … che per fare tanti gradini il Fiato non basta mai, eh… eh …eh …eh ”.

“MMMMMMMMMMMM…”.

“Fermo cugino, posa il coltello che il signorino voleva solo celiare, perché ora le monete promesse ce le darà, non è forse vero?”.

“Uffa … vi ricordo che avevo detto vi avrei pagato sotto al campanile”.

“E appunto vi siamo, questo qui è giustappunto il famoso campanile pendente dì Pisa”.

“Sì, vabbè, ma si era detto che vi avrei pagati SOTTO al campanile, ma per un lavoretto che prima mi dovete fare di SOPRA, e quindi ci sono gli scalini da sciropparci, perciò animo e diamoci una mossa…”.

“Uhm … tu devi essere un bambino senza cuore per obbligare due poveri malati a una fatica tanto dura … ma almeno il lavoretto che ti dobbiamo fare non sarà una cosa faticosa … o il Diavolo ce ne scampi … forse persino onesta, nevvero?”.

“Eh … faticosa no di certo … quanto all’onestà … beh … io per me confesso d’essermi ormai convinto che l’onestà non sia mica troppo divertente … perciò socio muovi quelle gambette tisiche e risparmia il fiato, che oh … quando ci sono di mezzo io ci si trova sempre da spassarsela … e solo perché sono diventato l’assistente di quel noioso professorino, mica per questo voglio diventare un tipo noiosetto e onestino pure io… eh?”

“Ma chi sarebbe questo tuo padrone matto di cui spesso e volentieri ti lamenti?”.

“Eh Rustichello mio … lui non è uno normale come noi, chillo è giovane e strambolato, e già a forza di studiare è professore di fisico dell’università … e visto che gli ci piace accompagnare fuori i suoi studenti a fare esperienza, dice lui … anf … anf … aspetta che m’appoggio a te Rustichello, che sarai pure malato ma tra noi quello che ha più fiato sei tu … beh … dicevo … io sarei l’assistente di quel mattarello, e allora oggi ci sarebbe un gran esperimento sul campanile … e come sempre la roba dura da trovare mi tocca a me di portarcela … e allora … ah … uff … eccoci arrivati … e quelli che vedete con le facce da pesce fradicio sono gli studenti del matto, un mucchio di secchioni che gli danno sempre ragione e … ah … c’è anche LEI vostra signoria illustrissima? Mi scusi, non avevo visto fosse già arrivato … ehm … sa, di solito lei arranca e sbuffa per le scale con la scusa che le gira la testa per l’altezza … va bè …come vede ho fatto puntualmente tutto quello che mi aveva detto, perché come lei ormai saprà, io sono sempre attento e litigio a esaudire tutti i suoi ordini, e senza troppo lamentarmi quando sono persino più fessi del solito, eh?”

“Birbo …”.

“Ebbene sir Birbo, sarebbe costui l’erudito di cui ci parlavi male un attimo fa?”

“Sì, cioè no … che momento goffo …va bè … Rustichello da Pisa e cugino Buzzurro vi presento il professor Gallileo de Gallinei …”

“Birbo … per l’ennesima volta, ficcati in testa che io sono Galileo de Galilei”.

“Ecco, appunto, e ora prof Gallina de Gallis le presento i miei malatissimi amici, Rustichello da Pisolo e il muto cugino Buzzurro, che forse non le sembra ma in due hanno tre piedi su quattro già nella tomba, per cui sbrighiamoci o magari, facciamoci pure le corna, questi ci muoiono persino prima di poter tentare il suo scioc … ehm … scioccante esperimento che non vedo l’ora di testmoniare … eh?”.

“Birbo …”.

“Sì professore bello? Mi dica pure non sia timido… oh … ma a parte i capelli malpelo perché ora è rosso anche in faccia? Eh birichino … lei mi ha nascosto della grappa quassù, vero? Beh … adesso che l’ho scoperta può pure offrirmene un goccio o due, che io non ne bevo da quel che mi sembra un eternità di secondi, eh?”.

“Birbo … perché hai portato questi due… come chiamarli … signori? E dove sono le sfere per l’esperimento che dovevi passare a prendere all’università?”.

“Eh? Quali sfere? Quelle del Drago? Ma poi oggi non dovevate gettare giù i gravi? Oh … non sembra ma questi due sono malati forte … e più gravi di così … eh … professore … perché mi ci guarda così? … E tu Rustichello che vuoi? Ehi … ma perché tuo cugino Buzzurro ha tirato fuori il coltello? Oh … ho detto che pago e vi ci pago, eh? Ora vi gettiamo giù di sotto voi due … e poi come promesso verrò ai piedi del campanile e vi … ops … qui mi sembrano tutti troppo nervosi … sarà quest’aria troppo pura e senza inquinamento che a lungo andare … ommadonnola … ATTENTO BIRBO MIO CHE QUESTI PAZZI VOGLIONO AMMAZZART…”.

“QUEL PICCOLO IDIOTA MI HA SABOTATO L’ESPERIMENTO … PRENDETELO CHE VOGLIO GETTARLO DAL CAMPANILE LEGATO AD UN INCUDINE PER VEDERE CHI ATTERRA PER PRIMO”.

“Si calmi professore…”.

“Ecco Rustichello mio, diglielo tu al paz … ehm … all’illustrato professore che io sono solo un bambino innocente e che per fare pace dovrebbe offrirmi della sua grappa …”.

“Le domando scusa professore, ma devo chiederle di lasciare in pace Birbo, che prima deve darci i nostri soldi … E LE GIURO CHE SUBITO DOPO CHE CI AVRA’ PAGATO LA AIUTEREMO MOLTO VOLENTIERI AD AMMAZZARLO…”.

“Eh? Ma … AIUTO …AIUTO … QUESTI SONO TUTTI MATTI …SCAPPA BIRBO … SCAPPA … CORRI GIU’ PER LE SCALE E SCAPPA ALLA CIECA NEL TEMPO … CHE DOVUNQUE VAI SARA’ SEMPRE MENO PERICOLOSO ANF … ANF … DI QUESTO … ANF … ANF … MANNAGGIA A ME … MA CHI LO SAPEVA … OHI …OHI … CHE QUESTA FISICA … ANF … ANF … FOSSE COSI’ TANTO PERICOLOSA … EHHHHHHH?”

Birbo, l’infaticabile eroe

Coordinate spazio-temporali: una casa signorile, all’alba del 29 aprile 1777

BANG… BANG … BANG… BANG … INSOMMA C’E’ NESSUNO IN CASA?”

“Eccomi … eccomi … abbiate un poco di pazienza … oh povero me … che sfortuna la mia di dover servire in questo luogo di pazzi… eccomi … ma … e tu chi sei piccolino?”

“Orco cameriere… piccolino te lo dirà tua moglie a te, eh? Che io sono anche troppo grande visto che gli adulti appena passano i 10 anni diventano tutti fessi e antipatichi”.

“Ma bambino… che modi sono questi?”.

“Oh coso…  falla corta che io ci ho fretta di vedere il mio amico Vito e…”.

“Questo non sarà possibile, ma ti giuro che se il tuo culo ha gli occhi potrai vedere la suola delle mie scarpe!”

“Uffa … fammi passare coso, che io devo vedere il conto Vito, eh?”

“Il conto? Ma che cosa diavolo stai dicend…”

“INSOMMA COSO … VUOI ANNINCIARMI AL TUO PADRONE O NO?”

“Amedeo? Ma che succede? Cosa sono queste urla?”.

“Oh … signor conte mi scusi, ma questo orribile moccioso …”.

“Un bambino? Ma … aspetta … non dirmi che tu sei …”

“Sono Birbo … eh sì … allora ti ricordi di me, eh vecchia buccia? Oh … e questo loffo che non mi ci voleva far passare … eh … hai visto gaglio che io e Vito siamo amici?”

“Ma Birbo … sono anni che … da quando mi lasciasti in quella taverna, col conto delle tue bevute di una settimana da pagare … ormai speravo proprio di non rivederti più”.

“Eh eh … tranquillo Vito, che ti ho perdonato e siamo ancora amici … oh … poi ho grandi novità, vieni accomodiamoci in salotto, e tu servo malfetato portaci del succo buono da bere, ma che non sia poco alcolico o con troppo zucchero, che altrimenti mi rovina la digestione del gran pranzo che poi ti metterai a prepararci, eh?”

“Ma io … signore, ora me lo dite voi cosa devo fare?”

“E che vuoi fare Amedeo? Servici da bere, prepara da mangiare, fai tutto quello che il signorino vuole, e speriamo che se lo accontentiamo se ne andrà al più presto”.

“Obbedisco signore … ma le garantisco che ci sono modi molto più semplici per farlo sloggiare … come alcuni vigorosi calci in culo che io stesso potrei…”.

“Uffa … ancora qui è quello scansadoveri? Vai …vai … datti da fare coso … oh … finalmente una bella poltrona … povero me, ci voleva dopo tanto girare … oh Vito … ascoltami bene, che devo raccontartici di una cosa per davvero molto assai importantissima per tutti, eh?”.

“Birbo … io veramente oggi avrei un importante impegno … se potessimo rimandare…”.

“Rimandare? Ah, bella questa… parli proprio come la mia maestra … oh Vito … lo sai che ho scoperto i piani degli Allampanati? Ah … ecco il pinguino che porta da bere … stiamo zitti ora… che con quella faccia da pissipocatico magari è un Allampanato pure lui … no aspetta coso … non versare il vino, ma lascia la bottiglia che ci serviamo da soli… così intanto te ne vai a prenderne un’altra dozzina e smetti di tendere le orecchie per ascoltare i nostri discorsi, eh?”.

“Birbo … ma chi sarebbero questi allampanati?”.

“Uff … coso è andato … senti Vito…. siediti che ti dico tutto … aspetta che bevo … uh …forse è persino troppo secco … no, perché tu sai che a me il vino mi piace che abbia corpo e sia fruttato e …”.

“Birbo … torniamo a questi misteriosi allampanati… chi …”.

“Zitto Vito, per carità non fare nomi… quella è una setta di assassini crudeli e spietati … e se per caso ci sentissero … beh … allora povero te, eh?”

“Ma io non ne ho mai sentito parlare, come hai avuto le informazioni su di loro?”

“Come le ho avute? Beh è semplicissimo … in breve io le volli, e volli sempre, e fortissimamente le volli avere … eh … poi ti ricordi non è vero che io nuoto nel Tempo come un pesciolino? E che ti dicevo che ci ho dei nemici, che mi ci inseguono da migliaia di anni per capirmi il segreto di come faccio? Beh … quelli sono proprio loro, gli Allampanati, che di padre in figlio si passano l’ordine di mettermi del sale sulla coda… ma non solo … ora ho scoperto che hanno dei piani per conquistare il Mondo … e allora sto facendo il giro di tutti i miei amici più influenzati … e visto che tu scrivi delle cosette … per la pubblicità se ricordo bene … beh, comunque puoi raccontare tutti i fatti loro in un libro … sì, tutto quello che ho scoperto fino ad ora … che è davvero molto interessante, eh?”.

“Birbo …io non …”.

“Non preoccuparti amico mio, che assieme noi sconfiggeremo gli Allampanati, eh? Allora … prendi nota … il primo che fondò la setta fu un sacerdote egizio, che da giovane faceva uno stage di tre mesi, come assistente di terzo livello nella gerarchia dei magi teocnologici di Atlantide e … ma che fai, non lo scrivi quello che dico?”.

“Scrivere? No … non preoccuparti … tanto io ho una perfetta memoria… anzi, ora mi siedo comodo e chiudo gli occhi … e intanto tu mi racconterai tutto, se proprio t’avvedi di non poterne farne a meno”.

“Eh … speriamo bene … ma non dimenticartici nemmeno un nome o una data, che guai se ce ne scappa anche solo uno di quei pendagli da forca… ”.

“…uh? … ah sì …. certo … certo … molto interessante… direi sia vitale persino”.

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“ … e così Vito questi fetenti un poco alla volta ci si sono infilati dappertutto … capisci? … se non li fermiamo adesso, nel tuo presente, nel tuo futuro sarà troppo tardi… eh … sì … perché hanno portato via delle cose da Atlantide … libri e amuleti … sì, e anche molto oricalco … eh … così possono convincere quasi tutti … e chi non si fa comprare loro lo fanno sparire… Vito? …. Ma sei sveglio? … ah beh … ma sai che è quasi mezzogiorno? Tu non mangi? Va bè… mangio e bevo io anche per te …”.

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“ …e insomma … come ti dicevo … è così … burp … buono questo fagiano … e perciò tu dovresti … ma le patate arrosto non ci sono? … e nel futuro molti di loro saranno eletti presidenti… sia in America che nel consiglio italiano … e diventeranno dittatori … imperatori … persino arbitri di calcio e critici d’arte … capisci il pericolo che …

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“… beh …si sta facendo buio e credo d’averti detto tutto … adesso vado … hai capito cosa devi fare? … e mi raccomando, scrivi ogni cosa prima di dimenticartela, e stai attento, che ho scordato di dirti che chi sa qualcosa di loro lo ammazzano entro tre giorni al massimo … beh, tranne io che li combatto spostandomi nel Tempo e facendogli le boccacce, eh? Bene … ora bevo l’ultimo goccio dell’ultima bottiglia … ok, sono a posto, vado, che ci ho ancora una lista di gente da avvisare … arrived …”.

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“Oh …finalmente quella piccola peste è svanita … da non credersi, è già quasi sera … uh … povera la mia testa, il vino e le sciocche chiacchiere mi hanno istupidito …ebbene s’approssima l’ora del dormire, ma prima, per non scordarmene, voglio riportare sul mio diario li bizzarri eventi di oggi … dunque agguantiamo penna e inchiostro … presto che la luce velocemente se ne va scemando … diario di Vittorio Alfieri … oggi martedì 29 aprile 1777 …  Nulla che vaglia d’essere scritto!

Dove trovo assai più di un amico

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Coordinate spazio-temporali: una modesta taverna di Lisbona, 28 novembre 1935.

“Sì, ammetto che la birra è discreta, però questo posto fa proprio schifo, eh? Buio, ragnatele, personale scorbutico e sporco, insomma, visto che non sei sposato, l’unico altro motivo per venire qui sarebbe se ti facessero ancora credito, vero Ricardo?”

“Proprio così piccolo Birbo, ma perché mi hai chiamato Ricardo?”

“Eh bè … ma … perché tu non ti ci chiami Ricardo Reis?”

“No, Ricardo Reis è un mio eteronimo”.

“Eh? Eteroche? Oh amico … ma quante ne hai bevute? Che io sono a tre ma tu …?”

“Birbo, amico mio … ti ricordi da quanto tempo ci conosciamo noi due?”

“Eh? Boh … credo … da quella volta che ci ha presentati Al il Corvo, mi sembra”.

“Già, può essere, se per te Aleister Crowley si trasforma in Al il Corvo”.

“Eh … ma guarda che quello lì fa anche di peggio, che se ti dicessi … va bè … hic … ordiniamo un’altra birra?”

“Ho già fatto segno … e dimmi … a suo tempo io mi presentai come Ricardo Reis?”

“Eh? Bè Ricardo … certo che sì, perché?”

“Birbo devo spiegarti che … ah ecco le birre… sì, dicevo … devi capire che essendo io un poeta, allora a volte…”.

“Ah … muchas gracias cameriere, questa è la mia … dicevi scusa? A volte cosa?”

“Soffro di una tendenza organica e costante alla spersonalizzazione e alla simulazione”.

“Eh? Ripiglia fiato e spiegati meglio, che… hic … hai detto?”

“Che certi fenomeni in me si sono mentalizzati: insomma non si manifestano nella mia vita pratica, quella esteriore e di contatto con gli altri; ma esplodono invece verso l’interno, e io li vivo da solo con me stesso”.

“Non ci ho capito niente, forse che ho … hic …bevuto ancora troppo poco, eh?”

“Ordino un altro giro allora, comunque ti stavo spiegando che essendo poeta …”.

“Sei matto, ho capito, sei mica il primo che conosco … e scusa, oggi come ti chiami?”

“Ma che dici … io non sono … o forse sì, però … insomma… oggi ti sarei grato se mi chiamasti Bernardo Soares”.

“Ah … ok amico, contento tu … però pensavo …”.

“Attento Birbo, essere stanca, sentire duole, pensare distrugge”.

“Eh? Ah … è una delle tue citazioni? Bella… sì, ma io dicevo che pensavo che se siete in due lì dentro è normale che vi vedo doppi, eh? Ma poi perché la birra non arriva?”

“Già … in effetti … scusi cameriere, non le avevo chiesto altre due scure grandi?”

“E’ sicuro signor de Campos? Oggi lei ha già bevuto molto e …”.

“Eh? Ma come ti ci ha chiamato il cameriere? Del Camposanto?”.

“No Birbo, lui mi conosce come Álvaro de Campos … ti spiegherò … e lei non si preoccupi e ci porti da bere”.

“Bene, però il suo conto s’allunga … o forse pagherà il bambino che l’accompagna?”

“Eh? Pagare? Oh Bernardo Alvaro … io non ci ho mica mai soldi con me quando mi muovo nel Tempo … lo sai ormai, eh?”

“Tempo? Ma … saranno circa le sette ragazzino, perché? Ti aspetta la mamma?”

“Che hai detto? Sangre del Diablo, io ti…”.

“Zitto Birbo, e lei cameriere ci porti altre due birre, e se non si fida …”.

“Eh … facciamo quattro birre, così ci fai un viaggio in meno … anzi sei…”.

“Ma signori miei … già così il conto è troppo grosso …”.

“Eh … allora ascolta, metti tutto in conto al senor Ricardo Reis, lo conosci?”

“Io … ne ho sentito parlare… ma sei sicuro ragazzino che …”.

“No hay problema, lui e io siamo amicissimi… e ora ci porti le otto birre, eh?”

“Otto? Ma … non eravamo rimasti a sei birre?”.

“Eh … ma se mi ci fai parlare così tanto  la gola si secca e le birre aumentano, eh? Che anzi facciamo dieci, bè, sei ancora qui? Adelande muchacho, vamos”.

“Va bene … io controllerò e … non arrabbiarti bambino … vado …vado”.

“Mundo maldito, che pelandrone infingardato … mi sa che ti dirò di non lasciarci neppure la chisciotte della mancia, accidenti … e ora che cos’ ho pestato?”.

“Calmati Birbo … calmati ti dico … erano i miei occhiali purtroppo … fa niente, ora però da bravo rimettiti a sedere … “.

“Eh… scusami allora Álvaro Vitali, è che sono piccolo ma quando mi girano…”.

“Sì, capisco il tuo puntiglio, ma ora come faremo a bere cinque birre a testa?”

“Eh? Cinque? Ah … ma io queste dieci credevo fossero solo per me, eh?”.

“Birbo, bambino mio … me lo dici dove metti tutto quello che bevi?”

“Uffa Avaro Vattelapesca … ti ci ho pure già detto che essendo quadrimensionale …”.

“Ah sì, perché ti muovi nel tempo … dici …”.

“Eh caro mio … hic …che vuoi che siano dieci birre bevute in un secolo o due, eh?”

“Sì, ha una sua logica … ma … ah ecco il cameriere …”.

“Le vostre birre scure signori … ecco poso qui il vassoio … ora per quel che riguarda il conto … ho controllato, e anche il signor Ricardo Reis mi deve un mucchio di soldi, quindi se non mi pagate subito sarò costretto a … voi mi capite?”

“Eh? Cioè il mio amico Ricardo Reis ti ci deve soldi? No hay problema, mi faccio garante io, aprici un conto anche per il senor Favagrossa, che io e lui siamo più che fratelli, e mettici sopra quel che deve el senor de Campos, e pure il debito del senor Ricardo, e le birre qui e pure una mancia per te, oh … sei soddisfatto adesso?”

“Ma … io immagino che … va bene, non arrabbiarti ragazzino … vado via, vado…”.

“Incredibile, non capisco perché ma se n’è davvero andato … ma scusa Birbo, chi sarebbe questo Favagrossa? Un tuo amico molto ricco?”

“Eh? Sì, magari … Favagrossa sono … hic …sempre io, e sempre senza un soldo bucato in tasca, questo è seguro, eh?”.

“Ma allora… Birbo … hic … anche tu sei un poeta e hai degli eteronomi?”.

“No caro il mio Cico Gonzales … hic … però in compenso sono uno scroccone e trovo un mucchio di trucchi per non pagare quello che bevo … hic … specialmente quando sono un pochito borracho come adesso, eh?”.

“Ah … appunto … hic … quindi tu sei un poeta … un vero poeta”.

“Eh? Ah sì, come … hic … vuoi … ma ora bevi amico … scoliamoci tutta questa grazia di Dio alla salute della poesia … hic … e anche dei dabbenuomini che pure senza volere ci finanziano lo stesso a noi poveri poeti, eh?”