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Coordinate spazio-temporali: tempo 1 maggio 305, luogo palazzo imperiale a Nicomedia.

“Benvenuto o Oscuro Signore, il tuo servo Diocleziano è sempre felice di vederti, ma posso chiederti chi è il ragazzino che t’accompagna?”.

“Oh … il suo nome è Birbo ed è mio figlio. Lo ho portato perché è bene che cominci ad interessarsi degli affari di famiglia, e quindi Diocleziano parla pure liberamente davanti a lui”.

“Ma allora sono doppiamente felice della vostra visita, o miei nobili Signori”.

“Cavoli babbo, ma com’è che è così gentile con noi questo imperatore romano? Che di solito sono invece piuttosto arroganti, eh?”.

“E’ solo perché ora si trova in mezzo alla merda e non sa più come uscirne”.

“Non esageriamo mio Signore, è vero che ultimamente ho avuto qualche problema, ma nulla che col tuo aiuto non si possa facilmente risolvere”.

“Certo Diocleziano, come no, sei solo finito in mezzo alla più grave crisi economica della storia romana”.

“La più grave crisi economica? Cavoli babbo, ma quello non era Silvio?”.

“No figliolo, questo qui è Diocleziano, ed è diverso perché si è messo in testa d’essere figlio di Giove e pretende di farsi adorare come un Dio”.

“Appunto babbo, sei sicuro che questo non sia Silvio travestito?”.

“Scusa mio signore, ma se io ho mai preteso mi si tributassero onori divini, è stato solo per rafforzare con la mia autorità la vacillante potenza di Roma, e quindi la tua che ne sei il segreto nume protettore”.

“Però così sei stato costretto a scatenare la più feroce di tutte le persecuzioni contro i cristiani, perché loro ovviamente non hanno nessuna intenzione d’adorarti, non è vero Diocleziano?”.

“Cavoli … e quindi tu babbo sei buono e non vuoi che siano perseguitati i cristiani, giusto?”.

“No figliolo, tutto sommato i cosiddetti cristiani sono una setta innocua, e per di più saranno presto destinati a scomparire perché lacerati da profonde divisioni interne; perciò perseguitarli è inutile e persino dannoso”.

“Ma Signore Oscuro, i cristiani sono tanti e parecchi sono ricchi, e facendoli trucidare posso sequestrare i loro beni … e tu sai che ho bisogno di molto denaro per pagare gli eserciti che proteggono i confini dai barbari, e anche per la burocrazia statale che si è fatta sempre più complessa e dispendiosa”.

“Cavoli imperatore … ma allora non potevi far pagare più tasse ai romani ricchi?”.

“Naturalmente o fanciullo io ho aumentato le tasse, e ho anche istituito la patrimoniale per i ricchi e dei severi accertamenti fiscali, nominando anche migliaia di revisori dei conti ed esattori. Col solo risultato però che per rifarsi dal salasso tutti i commercianti hanno alzato i prezzi, e così il costo della vita e l’inflazione sono talmente aumentati che il denaro non vale quasi nulla, e il ceto medio si è impoverito fino a cadere in miseria. Allora ho messo un calmiere ai prezzi punendo con la morte chi li aumentava, ma col solo risultato di far scomparire grandi quantità di merci dai mercati ufficiali, e vederle trattate solo a caro prezzo in quelli della borsa nera. Intanto i grandi mercatanti orientali da cui dipendiamo per gli approvvigionamenti esigono d’essere pagati solo in oro, che ormai è scarsissimo, e poi c’è il problema dei contadini che per evitare le tasse abbandonano la terra per venire in città a vivere d’espedienti, e intanto i Parti premono al confine germanico e preparano nuove incursioni, e poi…”.

“Basta per carità, che mi hai già elencato tanti problemi che per risolverli tutti ci vorrebbero almeno altri tre Oscuri Signori … ora rilassati Diocleziano … rilassati e non pensare a nulla … ecco così …ascolta la mia voce … rilassati … così …non pensare ai tuoi guai … ascolta la mia voce calda e rassicurante …”.

“Cavoli babbo, ma che ci fai ora a questo poveraccio di Diocleziano?”.

“Lo sto ipnotizzando figliolo … così potrò impartirgli gli ordini che gli permetteranno di superare la crisi e salvare l’impero … e al risveglio crederà persino che siano idee sue e le applicherà col più grande zelo …ora ascolta la mia voce Diocleziano, abbandona la tua volontà e rilassati…”.

“Cavoli, ma ne vale davvero la pena babbo? Voglio dire, se è vero che ha combinato tanti pasticci, forse sarebbe meglio lasciarlo perdere e cercarci un altro fantoccio che prenda il suo posto, non credi?”.

“No figliolo, perché con lui noi controlliamo il più potente impero di questi giorni, e anche la grande nazione in cui esso si trasformerà un giorno. E poi il suo immediato successore è un tale imbecille che sconvolgerebbe i nostri piani per almeno un millennio, quindi trarremo d’impaccio Diocleziano, che così in futuro continuerà ad essere un docile strumento della nostra spietata volontà di dominio”.

“Io … mi sento felice e leggero … mi pare persino di volare…”.

“Bravo Diocleziano … vola leggero e intanto ascoltami … i cristiani, non perseguitarli più … se qualcuno si rifiuterà di rendere omaggio agli Dei dovrà solo versare un congruo tributo in denaro … mi hai capito? E vedrai che con questo provvedimento, il numero di fanatici che si proclamano cristiani scenderà ben più velocemente, che concedendogli l’onore di trasformarsi in martiri della loro assurda fede”.

“Io … ascolto ed obbedisco mio Oscuro Signore…”.

“Cavoli babbo, ma lo hai proprio sottomesso per bene questo imperatore romano, eh? Cavoli …”.

“Io … ascolto tutto ed obbedisco o mio Signore…”.

“Ed ora per quanto riguarda il resto … ascoltami bene… ci sono ancora grandi ricchezze di cui potrai appropriarti … in oro e terre e schiavi…”.

“Cavoli il mio babbo quant’è tosto, io non lo credevo mica, eh? Cavoli”.

“Io … ho compreso e t’ubbidirò in tutto e per tutto …”.

“Bene, e poi per quanto riguarda i Parti ti consiglio d’operare …”.

“Col Cesareo babbo?”.

“Zitto figliolo, ascolta Diocleziano, con l’inganno devi indurre i loro capi a combattersi tra loro…”.

“Eh … il mio babbo quant’è bravo, eh? Guarda lì, quel Diocleziano è come molle cera nelle sue mani, e farà tutto quello che ora lui gli ordina, cavoli eh?”.

“… certo farò tutto quello che tu mi ordini mio astuto Signore …”.

“Bene, allora preparati Birbo mio che oramai abbiamo finito. Ora io conterò fino a dieci Diocleziano, e al dieci tu ti sveglierai deciso e spietato e pronto a fare tutto ciò che ti ho suggerito… I …II …III …IV …V … VI… VIII… VIIII… IX … e X , fatto, vieni Birbo che è ora di scomparire, metti la tua piccola mano nella mia e torniamocene a casa a Nero Torrione”.

“Si caro babbo, ma cavoli sei stato davvero grande e mi hai dato una bella lezione di vita, eh? Ecco che scompariamo diretti a casa, che avventura però, cavoli …”.

“… Cosa? Ma …che è successo? Che faccio tutto solo davanti alla statua di mio padre Giove? Mi pare che dovevo fare qualcosa ma …ah … ora ricordo, devo subito parlare al mio erede designato…GALERIO DOVE SEI? VIENI IMMEDIATAMENTE QUI”.

“ Eccomi o Augusto, cosa desideri?”.

“Ho appena deciso di mettermi in pensione e ritirarmi a vita privata nella mia villa di Spalato, e quindi tu che eri Cesare divieni Augusto e prendi il mio posto, eccoti manto dorato e diadema e scettro, da adesso in poi sono cavoli tuoi Galerio”.

“Cosa? Ma Diocleziano, non si era mai sentito che un imperatore si ritirasse e mettesse volontariamente in pensione, e perché poi vuoi farlo così all’improvviso?”.

“Il perché non lo so bene neppure io, ma dentro di me sento come una vocina stridula e infantile che mi suggerisce di abbandonare tutto per andare in campagna”.

“In campagna? Ma per fare cosa?”.

“Non saprei … io ricordo solo che all’improvviso mi è venuto il bisogno irresistibile di coltivare … cavoli ”.