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Coordinate spazio-temporali: 5 maggio 1828, a cena dal barone von Muller

Nella sua ricca magione il barone von Muller sta cenando con due invitati, e uno di loro è il piccolo Karl Marx.

“Bene Karl, ora che abbiamo doverosamente pregato possiamo cenare”.

“Lei è davvero molto religioso signore “.

“Tutti dovremmo esserlo figliolo, e dovremmo anche essere generosi … e a questo proposito vorrei parlassimo dei tuoi studi”.

“I miei studi signore?”.

“Bene, mi dicono che tu dimostri molta intelligenza … cosa ne diresti se per aiutarti t’offrissi una borsa di studio?”.

“Io … le sarei certamente molto grato signore … “.

“Bravo figliolo, allora ne parleremo dopo, oh ecco arrivare la zuppa … ma proprio il più maldestro dei miei servitori doveva portarla? Attento farabutto, t’avviso che se ne versi anche una sola goccia … OH NO …CHE HAI FATTO IDIOTA?”.

“Signore … sono molto spiacente ma ho inciampato nel tappeto… non volevo”.

“Hai imbrodolato il vestito del mio piccolo ospite … DISGRAZIATO, IO TI CACCIO”.

“Signor barone la prego non mi licenzi, come lei sa io ho moglie e figli e se lei…”.

“VATTENE FARABUTTO, E’ NATURALE CHE SEI LICENZIATO”.

“Signor barone la prego di non licenziare quest’uomo, dopotutto il mio vestito era già vecchio e liso, e il danno è stato così piccolo da non valer la pena di parlarne”.

“Ne sono lieto piccolo mio, in ogni modo io non posso tollerare d’avere ai miei ordini un servo tanto goffo, perciò il licenziamento per questo gaglioffo rimane”.

“Signor barone … le ricordo che prima di farci cenare lei ci ha afflitto con un’interminabile preghiera di ringraziamento, perciò dovrebbe sapere cosa sono la pietà e la misericordia, quindi torno a pregarla di non buttare sulla strada questo povero lavoratore”.

“Nossignore, ho detto licenziato e licenziato sarà”.

“Allora nonostante tutte le sue ipocrite preghiere, lei è solo un meschino tiranno sfruttatore della classe operaia, e quindi mi rifiuto di cenare al suo tavolo e me ne vado subito, addio signore, e a mai più rivederci”.

“Cosa? Davvero quel ragazzo è andato via? Un insulto simile a me?
E pensare che me lo facevano tanto intelligente che io volevo persino pagare per la sua istruzione … ah questi giovani d’oggi, mi chiedo dove andremo a finire di questo passo”.

“Eh signore … guardi che l’intelligenza è molto sopravvalutata, eh? Guardi me per esempio, io non mi vanto mica d’esserlo, eppure ora Carletto se ne è andato a pancia vuota, mentre io ancora mi crogiolo al sole della sua benevolenza, e faccio onore a quest’ottima birra e alle sue deliziose salcicce, eh?”.

“Cosa? Oh … sei tu piccolo Birbo, con la rabbia che mi è venuta avevo quasi scordato d’avere invitato anche te, ma dimmi allora, tu non intendi chiedermi di riassumere quella canaglia di cameriere?”.

“Quell’idiota? Ma no signore … oh … questi saranno pure fatti suoi, eh? Che voglio dire … io sono qui che mangio e bevo grazie alla sua generosità, e oh … sarei un bell’ingrato se pure pretendessi di dirle come dirigere la sua casa, eh?”.

“Uhm … forse ho sbagliato a credere che tra voi due fosse Karl quello intelligente”.

“Beh signore … io come le ho detto non sono mica tanto intelligente … però penso che quel maleducato di Carletto non ci combinerà mai niente nella vita, specie se continua con le sue sciocche idee sulla classe operaia sfruttata … che oh … con lei poi signore è stato così insolente … e poi se anche voleva aiutare il servitore c’è modo e modo di fare le cose … che mica doveva fare così, che con la sua arroganza l’ha solo fatta arrabbiare senza combinare niente eh? E poi …ehm … mi scusi ma a forza di parlare mi ci si è seccata la gola … c’è mica dell’altra birra?”.

“Ma certo figliolo. Sai, anch’io amo i piaceri della tavola e mi fa piacere vederti bere e mangiare così di gusto”.

“Eh signore … qui è tutto buonissimo … e a me poi birra e salcicce piacciono tanto che scommetterei di poter mangiare e bere più di tutti a questa tavola …”

“AH… AH … questa è da non credersi … siamo rimasti in due e non penserai di poter mangiare e bere più di me, vero?”.

“Beh signor barone … col suo permesso credo proprio che potrei farlo”.

“Ah, davvero? E cosa ne diresti allora di una piccola scommessa come usa tra gentiluomini?”.

“Mah signor barone… una scommessa così la farei con piacere anche subito, ma cosa poi ci scommetteremmo sopra? Mica soldi … che io non ne ho, lo sa vero?”.

“Niente soldi allora, diciamo che … mi accontenterei di renderti ridicolo e prenderti in giro mentre rotoli sotto alla tavola”.

“Eh … questo è parlare da veri gentiluomini … uhm … e io cosa posso chiederle? Beh … non mi viene in mente nulla di meglio … diciamo che nell’ipotesi che vincessi io …”.

“AH …AH …AH … sarebbe assurdo … pure vediamo, cosa vorresti in caso … ah … ah … che fossi io a rotolare sotto al tavolo?”

“Una cosa simbolica … diciamo … ecco, diciamo che allora dovrebbe riassumere quel cameriere maldestro … e pure promettere di tenerselo caro e non cacciarlo mai più dalla sua casa”.

“Cosa? Tu vorresti che io … ma mi prendi in giro? Però non c’è la più piccola probabilità che tu riesca a … oh bene … sarà divertente vederti rotolare sotto al tavolo … accetto la scommessa piccolo birbante, cominciamo pure”.

“Eh … iniziamo pure … oh camerieri, mettiamoci d’accordo eh? Che io voglio bicchieri più grandi e porzioni più generose … che oh … mica come avete fatto fino ad ora che mi lesinavate la roba che pareva quaresima, eh?”.

“Caspita ragazzino … forse ti avevo sottovalutato anche in questo … comunque non puoi vincere lo stesso, guarda qua … io ho già finito il mio piatto e …”

“E io altri tre … e oh … dove siete servitori? Qui ci vuole altra roba in fretta e furia, eh?”.

“Ah … altri tre boccali scolati … t’arrendi Birbo?”.

“Tre? Io ne ho finiti cinque e ho ancora una gran sete … forza lavativi … portate altri boccali o meglio ancora fate rotolare fino a qui il barile”.

“Ma … hic … insomma Birbo non è possibile, tu sei ancora un bambino e hai lo stomaco piccolo … dove hic … la metti tutta la roba che mangi e bevi?”.

“Eh … sono bambino sì, ma un bambino che si muove nel Tempo … e allora sai cosa c’è barone? C’è che io ho lo stomaco piccolo ma che però è quadrimensionale, eh? Beh … ma non m’ascolta più? Oh … ma questo è già crollato steso … mah … questi nobili d’oggi sono sempre più mosci, mi chiedo dove andremo a finire di questo passo eh? Oh camerieri … non facciamo che perché il vostro padrone russa voi ora vi ci credete di poter tirare la fiacca, eh? Che oh … portate altra birra … e anche mandatemi quel maldestro che è stato appena riassunto, e che mi porti un altro vassoio di salcicce … come dite? Ah … sono già finite? Beh pazienza, che al loro posto gradisco anche un buon prosciutto e qualche lepre in salmì, eh?”.