Coordinate spazio-temporali: anno 559, monastero di Montecassino

“La mi apra il portone fratello monaco, mi ci chiamo Birbo e vorrei farmi monaco pure io”.

“Tu ragazzino vorresti farti monaco? Ma non è possibile, sei ancora troppo giovane”.

“Eh … causa di forza maggiore fratello … che oh … le confido che voglio solo nascondermi tra di voi che sembrate tutti uguali, perché ci sono dei matti che mi ci inseguono, eh?”

“Ti inseguono? E chi sarebbe che ti insegue?”.

“Oh … è una spietata e segretissima setta che ha avuto inizio coi sacerdoti egiziani, e vogliono sezionare il mio corpo per capire come si viaggia nel tempo… eh, loro non lo sanno fare, ma mi ci hanno dato la caccia passandosi il compito di padre in figlio per gli ultimi tremila anni, e ormai sono un pelino stanco … oh si figuri zio, che quelli sono talmente segreti che basta sentire il loro nome per essere condannati a morte … non mi ci crede vero? Eh … eppure se solo io le dicessi che sono gli ALLAMPANATI …eh … per sicuro lei morirebbe entro tre giorni, eh?”.

“Ma allora perché me l’hai detto?”.

“Eh? Beh … mi ci sarà scappato … scusi … ehm … mi ci fa entrare lo stesso?”.

“Ragazzino … tu sembri avere le idee assai confuse … sai che in questo monastero seguiamo la Regola di Benedetto?”.

“Eh? Beh zio … e a me che me ne importa?”.

“Questo vuol dire che alle tre di notte ci alziamo, e per tre ore recitiamo il Mattutino, poi torniamo nelle nostre piccole celle a studiare i libri sacri, e questo fino alle undici quando consumiamo il nostro frugale pasto”.

“Alle tre di notte già vi ci alzate a pregare? Io invece preferirei dormire fino a tardi, e magari alzarmi al momento del pranzo. A proposito, oggi che si mangia di buono?”.

“Come al solito, un piatto di legumi e un morso di formaggio e frutta di stagione”.

“Eh … io preferirei mangiare una bella bistecca … ma senza patate fritte perché so che quelle purtroppo non le avete ancora … e per bere che si beve zio?”.

“Acqua … secondo la santa Regola di Benedetto …”.

“Ecco zio … io vorrei bere del buon vino … se non c’è altro mi va bene pure quello della messa … e poi che si fa dopo?”.

“Lavoriamo duramente per otto o nove ore … scaviamo pozzi, ariamo i campi, costruiamo fattorie … e questo fino al tramonto del sole, quando ci ritiriamo nelle nostre povere celle e ci corichiamo su di un duro materasso, per dormire quelle poche ore che mancano all’inizio di una nuova e impegnativa giornata”.

“Eh … a me mi ci parete tutti matti, perché fate tanti sacrifici poi?”

“E’ la Regola di Benedetto … ora et labora ci ha ordinato, e così facciamo”.

“Ah … ecco … allora mi ci va a fagiolo … vorrà dire che io invece mi alzerò tardi, lavorerò poco o meglio niente, mangerò bene e il più possibile e ci berrò dietro allegramente, e poi farò solo finta di pregare, e anche non leggerò libri sacri ma profani e dormirò su di un comodo materasso di piume d’oca”.

“Ma questo è impossibile … ti ho detto che noi seguiamo la Regola”.

“Tutto a posto zio, io sono quello che vi ci vuole … che non capisco come avete fatto fino ad oggi senza di me, eh?”.

“Ma perché … chi saresti tu?”.

“Oh zio … sveglia … io sono il lievito della vita … quello che viene a confermare la vostra santa Regola, sono io medesimo … sono la sacrosanta Eccezione … e adesso posso entrare, eh?”.