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Coordinate spazio-temporali: una scuola nella antica Grecia

“Dunque … avete tutti capito cosa vi ho appena spiegato? Eutia? Coccalo? Fillo? Birbo?
Ma … perché tu sospiri e ciondoli col capo come a voler dormire? Ah … sei sempre il solito Birbo … bene ragazzino, mostrami la tua tavoletta … come sospettavo… la cera è intonsa, dunque non hai preso appunti sulla mia lezione ma bensì te la dormivi, vero?”

“Eh maestro … non è mica colpa mia, che al banchetto di ieri sera ci ho mangiato forse troppa anguilla e ora mi sento pesante e la testa mi gira…”.

“Anguilla eh? E io intanto cenavo parcamente con poche olive ed un pugno di noci … e dimmi, dopo l’anguilla cos’altro c’era di buono?”.

“Mah niente di speciale… il solito … frutti di mare … pesce salato … lepre di montagna condita con timo e cipolla …”.

“Ah … però … e a me non hai portato neppure una mela, vero?”.

“Eh ma non potevo mica … perché non c’erano mele, ma solo un agnellino allo spiedo, formaggio e poi i dolci … schiacciatine di farina e miele … mirtilli …e poi tanti fichi e solo un poco di buon vino secco dell’Attica”.

“Solo un poco di vino dici?”

“Signor maestro, non è vero quello che le racconta Birbo”.

“Che dici Eutia? E tu cosa ne sai?”

“Ero invitato pure io nella casa dove è ospite Birbo … e ho visto che invece ha bevuto molto”.

“Ma che dici impiccione di un Eutia? Ma tu i fatti tuoi non te li fai mai, vero?”

“Zitto Birbo, e tu invece Eutia continua a riferire … cosa ha fatto il nostro Birbo?”

“Bene signore … anzitutto devo dire che prima del pasto era sotto al tavolo a ridere e giocare a dadi con alcuni schiavi …”.

“Ma non è vero … poi saranno stati al massimo un paio di tiri, e gli ci ho vinto solo poche monete …”.

“Questo per un ragazzo della tua età è assai disdicevole”.

“Ma non basta signore, Birbo durante la cena ha mangiato anche le mie focacce dolci … e mentre i grandi non lo vedevano è andato a riempirsi più volte la coppa dal bacile di vino … e lo ha fatto prima che i servi di casa lo annacquassero”.

“Cosa? Tu Birbo hai bevuto il vino prima che lo si allungasse con l’acqua?”

“Oh maestro … lasciatemi stare il vino, eh? Che è proprio una vergogna come voialtri greci me lo roviniate … che già ce n’è poco che non sappia di resina, e tagliarlo con l’acqua è un crimine che grida vendetta a Dioniso, eh?”.

“Dunque ricapitoliamo … tu ragazzino sei poltrone … disattento … mentitore …ingordo …ladruncolo … giocatore e frequentatore di schiavi … e il peggio è che hai bevuto il vino schietto … mentre il tuo povero maestro nella sua onesta miseria s’accontentava di due sorsi d’acqua…”.

“Eh maestro … ma per venire a scuola da voi, a imparare e migliorarmi, io sono ospite di quelle tali brave persone … e mica posso offenderle rifiutando il loro cibo, eh?”.

“Bugiardo e scapestrato … ora ci penso io a riportarti sulla buona strada … tenetelo fermo Eutia e Fillo, e tu Coccalo che sei il più robusto, afferra il nerbo di bue e comincia a frustarmi questo infame birbaccione”.

“Eh … ma maestro … con tante fruste che avete proprio con la più pesante mi ci dovete far frustare? Che io sarò pure birichino, ma in fondo sono un gran buon ragazzo, e non mi merito mica che mi si porti via la pelle un pezzo alla volta, eh?”

“Ma taci avanzo di forca, che il poveretto che ti dovesse vendere non potrebbe trovare in te nessuna virtù da decantare”.

“Ahi … ohi le nerbate … beh mi dispiace per il babbo che s’è dato tanto da fare per farmi avere un educazione classica … ahi … ma io della classica preferisco la toccata con fuga … e quindi mi muovo nel tempo andante con brio e chi si è visto si è visto… addio e a mai più rivederci fessacchiotti … eh? …”.