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Coordinate spazio-temporali: antica Roma

 

Da tempo non venivo a trovare Catullo, e parlare con lui ed è sempre un piacere,
peccato solo che sia così povero e ingenuo… uhm … dovrei cercare di aiutarlo.

“Allora le cose ti vanno bene Valerio? Scrivi molto?”

“Ma certo … anzi guarda … una mia ammiratrice mi ha appena fatto avere questa ampolla di profumo … che al momento è la mia unica ricchezza … senti? Ti piace?”.

“Veramente odora di pesce marcio… e mi rivolta pure lo stomaco”.

“Davvero? Allora forse ho equivocato io ed era un condimento per la carne?”.

“Eh … a proposito … io direi di cominciare a pensare al nostro cenare, eh?”

“Cenare? Ma amico mio … forse non hai capito che io … almeno fino a quando non mi pagheranno per l’ultimo mio lavoro…”

“Non hai neppure un asse in tasca … lo so, lo so … però hai di che scrivere, vero?”

“Ma certo, ci mancherebbe altro… perché?”

“E pure hai molti amici importanti, giusto?”

“Naturalmente, ma …”.

“Allora scrivi Valerio … dunque … prima i soliti saluti che mettete sempre voi romani, e poi … sai dirmi il nome di un tuo amico che vedi abbastanza spesso?”

“Bene … ci sarebbe Fabullo … lui è quasi come un fratello e …”

“Eh … sarebbe meglio Trimalcione, ma iniziamo pure con costui … allora scrivi questo: Una sera di queste cenerai bene da me, Fabullo, se gli dei vorranno; basta…”.

“Ma che dici Birbo? Come posso offrire una cena al buon Fabullo se al momento non ho neanche una coppa di vino da dividere con te?”

“Eh … purtroppo lo so bene questo, ma scrivi lo stesso … basta solo che tu porti una cena abbondante e vino e sale …”.

“Cosa? Sarebbe dunque l’amico Fabullo a dover portare il cibo?”.

“Stai attento Valerio, non dimenticarti di scrivere del vino … allora, dove ero rimasto … ah …vino e sale … e un poco di sorriso: e ti assicuro una splendida cena”.

“Ma certo … se la porta lui … io però mi vergogno a chiederlo”.

“Zitto e scrivi in fretta Valerio, che dopo dovrai ricopiare molte volte solo cambiando il nome dell’amico del momento … scrivi … nella borsa di Catullo ci sono i ragnateli…”.

“Insomma Birbo … un poco di delicatezza … non tutti devono sapere dei miei magri affari”.

“Ma questo qui hai detto che è come un fratello … allora scrivi …”.

“Ancora?”

“ …in cambio ti darò dolci parole … e quanto è più soave ed elegante, un profumo di Venere…”.

“Profumo di Venere? Ma non avevi detto che puzzava di pesce marcio?”

“E Venere appunto non ci è uscita dal mare e perciò odorava di pesce?
E poi non mi interrompere mentre creo … dunque dove eravamo rimasti?”

“Hai appena avuto il coraggio di dire … un profumo di Venere…”.

“Ecco … che appena l’avrai sentito …”.

“Ti si rivolterà lo stomaco …”.

“Zitto Catullo mio … lasciati servire … allora … che appena l’avrai sentito … pregherai gli dei che ti facciano Fasullo…”.

“Fasullo? Ma il mio amico si chiama Fabullo …”.

“Uffa … allora pregherai gli dei che … ti faccian, Fabullo, tutto naso… e poi chiudi con un punto; anzi aspetta, metti il doppio punto, facciamogli vedere che qui da noi si abbonda e di roba ne abbiamo anche troppa, eh Catullo?”