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Coordinate spazio-temporali: tempo 399 a.C in Atene

Non è neppure l’alba, e tento di non scivolare sulle umide pietre del selciato di pietra, non conosco la strada ma seguo Critone che mi precede trasportando un fagotto di stracci, e finalmente dopo tanti corridoi entriamo nella stanza dov’è trattenuto Socrate, che giace su di un lurido pagliericcio da cui faticosamente si alza al nostro apparire. Vedo che è un uomo anziano e corpulento, dall’ampia fronte solcata da profonde rughe incise dall’amarezza, e con la barba grigia e due occhi tristi, ma nonostante tutto ancora fermi e vigorosi.

“Socrate … sono io Critone … tutto è pronto”.

“Critone, caro amico fedele … e questo fanciullo che t’accompagna
chi è?”

“Eh … io mi ci chiamo Birbo e vengo dal futuro … e mi scusi signore ma io ci dovevo proprio essere … perché lei oggi fuggirà e …”.

“Sssstttt … zitto Birbo … va bene che abbiamo corrotto i carcerieri, ma lo stesso non mi pare il caso d’urlare ai quattro venti che siamo venuti per liberare Socrate”.

“Opsss … eh scusate la mia linguaccia … guardate ora mi caccio in un angolino e non dico più niente, mi basta solo assistere a questo momento storico, eh?”

“Ma dimmi Critone … davvero questo ragazzino ti ha convinto di venire dal futuro?”

“Beh Socrate … lui sapeva certe cose che … insomma, ho pensato di dargli il beneficio del dubbio”.

Uffa, la solita storia. Ma perché non mi crede mai nessuno?

“Eh, ma perché ne dubitate ancora? Che … oh … in futuro il nome di Socrate è molto rispettato, e io ci tenevo davvero ad assistere alla tua fuga … che oggi dei fetenti ti volevano uccidere strangolandoti, vero?”.

“No bambino, veramente sono stato condannato a morire bevendo della cicuta”.

“Ah … e com’è questa cicuta? Peggio della Coca-cola?”

Intanto che parliamo Critone ha dispiegato il suo fagotto di stracci, che si rivelano essere un vestito da donna liso e modesto.

“Ecco Socrate, questo è il vestito di una contadina, nessuno penserà che sei tu”.

“Eh … ma la barba? Ah … gli hai portato anche il velo eh? Furbacchione di un Critone …”.

“Senti Birbo … non avevi promesso di metterti in un angolino e di tacere?”

“Eh … sì, certo … lasciami solo vedere come lo hai conciato il buon
Socrat … ah .. ah…”.

“Ma Birbo, cosa…?”.

“AH ..AH …AVEVO DETTO CHE STAVO ZITTO … MA SOCRATE VESTITO DA DONNA …AH …AH… VERAMENTE RIDICOLO …. e la cosa più buffa è che come donna … beh … è persino abbastanza carina, eh? AH ..AH … CHE RIDERE … QUANDO LA RACCONTO NON MI CREDERANNO NEPPURE”.

“Ma Socrate, ora che fai? Perché ti togli il travestimento?”

“Scusami Critone, ma non posso farlo … piuttosto che essere deriso preferisco accettare la mia pure ingiusta condanna e morire con dignità”.

“Ma perché? Ma non ascoltare Birbo, lui è solo uno stupido ragazzino”.

“Confermo signore, non importa quanto sembri ridicolo così travestito .. AH.. AH .. oggi la storia dice che lei fuggirà invece di morire, e dopo farà ancora grandi cose, e poi filosofo che scappa è pur sempre buono per un’altra volta, eh?”

“Per Santippe, non lo sopporto. La cicuta … DATEMI L’AMARA CICUTA”.

“Eh … ma che poi ancora non mi ci avete detto … ma che, è forse peggio della Coca-cola questa cicuta?”

“Birbo, caro fanciullo…”.

“Sì, dimmi carissimo Socrate, che c’è?”

“Prima di morire … IO T’AMMAZZO CON LE MIE MANI”.

“Orpo … trattienilo Critone, che … oh caro Socrate … capisco che hai i tuoi guai, ma se non vuoi che ti si alzi la pressione la vita cerca di prenderla con più filosofia, eh?”