Coordinate spazio-temporali: anno 2316, palazzo del governo nella metropoli di Mila-Tori

Da qualche anno una feroce dittatura militare ha preso il potere in Italia; oggi il mio amico Allwell, corrispondente di uno dei pochi giornali esteri ancora tollerati dal regime, deve intervistare il famigerato colonnello Missyou, e io dopo lunghe trattative lo convinco a portarmi con lui.

“Che brutto posto, eh? certo che se questi muri potessero gemere …”.

“Senti Birbo … se hai cambiato idea sei ancora in tempo ad andartene”.

“Tempo? Beh … certo che sono in tempo … niente paura zio, facciamolo”.

“Mah … ancora non capisco come hai fatto a convincermi a portarti con me… dopotutto sei solo un bambino e mi sarai d’impiccio”.

“Eh … attento che a volte l’apparenza … oh … aspetta che chiediamo a quel portinaio coi baffoni dove dobbiamo andare … scusi compagno camerata, potrebbe dirmi …”.

“Oeh ragazzino, che vooi? … e cosa sarebbe l’idea di chiamarmi sia compagno che camerata? Ti vuoi decidere?”

“Eh calma signore, che ci serve solo di sapere dov’è l’ufficio del colonnello Missyou … e mica volevo offenderla, ma è che con tutti questi cambi di regime e uomini della provvidenza non ci si capisce più niente, e allora …”.

“Umpf … lei signore sarebbe l’inviato della Gazzetta di Sicilia?”.

“Appunto, scusi il bambino, ma purtroppo è mio nipote e oggi per una serie di sfortunate circostanze ho dovuto portarlo con me”.

“Seee … saprei ben io come raddrizzare la schiena a questo moccioso”.

“Eh? Ma guardi che io …”.

“…sssst … stai zitto Birbo oppure finiamo nei guai …”.

“… eh … va beh …ma però c’è modo e modo …”.

“ … zitto ti dico … ehm, allora mi dica Maresciallo, dove devo…?”.

“Ufficio di Sua Eccellenza il Generalissimo, tredicesimo piano”.

“Eh? Ma scusi portinaio, noi ci dobbiamo parlare solo al colonnello”.

“C’è stato un cambio di regim … anzi di programma, Sua Eccellenza il Generalissimo ha deciso d’essere presente al colloquio”.

“Beh … tanto meglio, che così ci si piglia due piccioni con una fava … e dov’è l’ascensore da pigliare?”

“L’ascensore è riservato alle personalità importanti… voi due potete pure fare le scale”.

“Eh? Ma questa è un offesa e noi protestiamo e …”.

“Va benissimo, la capisco … vieni Birbo, un poco di ginnastica ci farà bene”:

“Eh … insomma … tredici piani, che sfiga … oh … io avrei insistito per usare l’ascensore, che tu sei pur sempre un famoso giornalista estero, eh?”.

“Zitto Birbo … probabilmente l’ascensore è rotto e per mancanza di tecnici e materiale di ricambio non riescono a ripararlo, e quell’uomo non poteva certo ammetterlo con noi”.

“Eh … dovevo immaginarlo … uffa … primo piano … secondo … senti zio, per passare il tempo ti canto una canzoncina?”.

“Solo se proprio non riesci a stare zitto”.

“Infatti … allora …Il ragno Pinco Pallo scalando la candela … solo il terzo piano … uffa …”.

“Il ragno Pinco Pallo? Ma che dici Birbo”.

“Eh …quarto … mise un piede in fallo, e quello si bruciò… quinto …”.

“Si bruciò? Ma cosa si bruciò?”.

“… La ragna Pinca Palla richiuse la sua gina … sesto …”.

“Gina? Cos’è una gina?”.

“… una vagina, no? … settimo … che con Pallo senza fallo non serviva più … ottavo …”.

“Ma che stai canticchiando?”.

“Nove … una canzoncina infantile, perché?”.

“Non ho capito che vuol dire”.

“Dieci … eh … vuole dire che … undici … che sei uno zio ingenuo … dodici … uffa … tredic …”.

“Alt … controllo prego”.

“Orpo …ma non mi dite che oltre alle scale c’è pure un nuovo controllo, eh?”

“Pazienza Birbo, sai bene che viviamo in uno stato di polizia … ecco tenente, questi sono i miei documenti”.

“Uhm … bene signore, voi vi aspettavamo infatti, ma il moccioso chi sarebbe?”

“Oh … piano, eh? Che io sono il nipote di mio zio, e se mi trattenete lui s’arrabbia e scrive chissà che cosa e poi sono pasticcini per tutti voi, eh?”

“Scusi Tenente, garantisco io per il mocc … ehm … per il ragazzino”.

“Bene … allora passate pure … del resto v’avviso che in questo palazzo è assai più facile entrare che uscire”.

“Ah beh … che allegria, eh?”.

“Vieni Birbo, ringrazia il signor Tenente ed entriamo … e speriamo bene”.

“Beh zio… ma di che ti preoccupi scusa?”

“Forse non sai che in questo palazzo ci sono anche tre piani sotterranei”.

“Ah sì? Beh … infatti non lo sapevo… e allora che ce ne frega a noi?”.

“Dove si torturano i nemici del regime … o quelli che anche solo risultano lievemente antipatici a Sua Eccellenza”.

“Ah … allora potevi stare zitto, che stavo meglio quando questo non lo sapevo”.

“Taci e comportati bene … buongiorno Vostra Eccellenza, e buongiorno anche a voi carissimo Colonnello, sono onorato che infine abbiate deciso di ricevermi”.

“Benvenuto carissimo Allwell, spero che tutto le vada bene … ma mi dica, questo brutto sgorbio di bambino che l’accompagna chi sarebbe?”

“Eh … io sono quello che gli ricorda a mio zio le domande da fare …per esempio signor colonnello … all’epoca dell’imbroglio della cosiddetta banda dei quattro, non è vero che lei era solo un tenente della riserva?”.

“Cosa? Ma come ti permetti ragazzino? Bada che io …”.

“Suvvia Colonnello, non si adiri, dopotutto NOI non abbiamo niente da nascondere”.

“Ma Eccellenza … io non credo che sia il caso di rivangare…”.

“Caro Colonnello, l’ho scelta come mio successore e lei un giorno certamente mi sostituirà al potere, ma non dimentichi che per adesso io sono ancora il solo a decidere cosa sia bene fare”.

“Certo Eccellenza … solo che al sentire ancora una volta certe basse insinuazioni…”.

“Bene bene, capisco … tuttavia con l’arresto di quei pericolosi estremisti lei si è ben meritato la promozione che ha avuto”.

“Eh già … ma a spese del povero Matteo Olmi però …”

“Insomma Birbo … ti ricordo che il giornalista che deve fare le domande sono io”.

“Forse è bene che con calma chiariamo questa vecchia storia una volta per tutte … il Colonnello Missyou all’epoca indagava su una folto gruppo d’anarchici”.

“Eh … ma se erano solo quattro ragazzini neanche maggiorenni …”.

“Certo bambino, ma anche se giovani erano nemici dello stato, e s’erano radunati per complottare …”.

“… erano a casa di uno di loro e facevano musica New-Rock …”.

“… il New-Rock allora era proibito … ma fortunatamente alcuni onesti cittadini sporsero denuncia alle autorità…”.

“… i due noiosi vecchietti dell’appartamento accanto che si lamentavano per il gran rumore …”.

“… rumore che era proibito fare dopo le otto di sera… e quei delinquenti opposero resistenza…”.

“… e lo fecero spezzando con la testa i manganelli della vostra
Milizia …”.

“… la cosa non fu mai provata, e poi furono trovate delle armi …”.

“… un coltello con cui tagliavano la pizza …”.

“… e in casa c’era del materiale per futuri attentati …”.

“… cioè due chitarre e una tromba e una batteria …”.

“… il cui possesso senza una regolare licenza, è ancora oggi un crimine punito con un ammenda o tre anni di carcere duro …”

“… mentre tre dei ragazzi furono condannati a dieci anni e Matteo Olmi addirittura a venti …”.

“… Matteo Olmi confessò spontaneamente d’essere il loro capo …”.

“… dopo un duro pestaggio subito dal vostro fin troppo zelante colonnello …”.

“…anche questo non fu mai provato, e poi la condanna fu decisa in un regolare processo …”.

“… un tribunale militare composto da un maggiore e tre capitani dell’esercito…”.

“… e quindi regolarissimo … poi gli anarchici avevano un atteggiamento arrogante e disturbarono persino la lettura della sentenza …”.

“… scoppiando in lacrime mentre imploravano d’essere rimandati a casa dai loro genitori …”.

“… genitori che se pure non erano proprio complici, almeno avrebbero dovuto saper educare meglio i loro figli…”.

“… e infatti il padre e la madre di Matteo Olmi morirono dopo breve di crepacuore …”.

“… ma il referto medico attribuì la morte dei due all’età avanzata…”

“… che per lui era di quarant’anni e per lei trentanove…”

“… perché c’era una tara di famiglia, e lo prova il fatto che anche il loro unico figlio morì a soli diciannove anni …”

“… di malnutrizione e percosse e logoramento fisico …”.

“… il referto medico del carcere disse che …”.

“… lasciamo perdere eccellenza… ora posso fare una domanda al colonnello Missyou?”.

“Ma prego bambino… tanto siamo tra amici, non è vero?”.

“Eccellenza la supplico … capisco che mio nipote Birbo è assai indisponente, ma tenga presente che è appunto solo un bambino e …”.

“Non si preoccupi mio caro Allwell, io la capisco benissimo … e poi in fondo la cosa mi diverte alquanto, almeno finché ciò che diciamo resta tra noi … ci siamo capiti, vero?”.

“Certo Eccellenza, la ringrazio e le garantisco la mia estrema discrezione”.

“Sì … va beh … ma tornando al nostro colonnello, mi dica … lei si ricorda di che faccia aveva il giovane Olmi?”.

“Che faccia aveva? Non vedo cosa … era una faccia normalissima immagino, perché?”.

“Quindi lei non ricorda nemmeno se lui era alto o basso? O grasso o magro? O biondo o castano?”.

“Veramente … non capisco … era un ragazzo come tanti altri … forse aveva qualche brufolo, ma non rammento nessun segno particolare”.

“E anche gli altri tre … lei gli deve la sua carriera, ma non se li ricorda mica, vero?”

“Per me quei giovinastri anche allora erano tutti uguali, quindi come potrei ricordarmi di loro dopo tanti anni?”

“Eh … infatti … e … ehm … sbaglio o stanno bussando alla porta?”.

“Avanti … ah, è il cameriere con i tre caffè che avevo chiesto … mi scuserai bambino se non sapendo che venivi non ti ho fatto portare niente … vieni avanti ragazzo, mi sembri nervoso, prima di combinare un pasticcio che pagheresti caro, posa il vassoio sulla scrivania e vattene …”.

“Sì Eccellenza, mi scusi se sono nuovo e l’emozione … oggi poi le ho portato del caffè fatto con una miscela assai più gustosa del solito, posso versare il latte?”.

“Ho detto di andare, sei sordo o stupido? Oh … finalmente … eh caro Allwell, capisce contro cosa devo quotidianamente lottare? Non c’è più nessuno che sappia fare bene il suo lavoro e per questo il paese è sull’orlo dell’anarchia, lo scriva questo, mi raccomando”.

“Eh … scusi signor Generalissimo … potrei mica andarci in bagno che mi scappa la pipì? Eh … però mi ci deve accompagnare zio Allwell, che mi sa che prima per l’emozione ci ho fatto un piccolo guaio nelle mie mutande, eh?”

“Ma cosa dici Birbo? Insomma, oggi sei veramente insopportabile”.

“Ma no caro Allwell, come ha detto lei Birbo è solo un bambino, lo accompagni pure, intanto io e il Colonnello berremo il nostro caffè, e quando tornerete potremo finire la nostra piccola intervista … ah … naturalmente il bambino può attendere fuori dalla porta”.

“Certo Eccellenza sono d’accordo, ora ci scusi, lo accompagno fuori e torno subito”.

“Vada caro, e al suo ritorno parleremo seriamente… no Colonnello Missyou, niente latte e due zollette di zucchero nel mio, quante volte devo ripeterglielo?”

“Vieni Birbo … accidenti a quando mi sono lasciato convincere a farti venire con me … che figura … e meno male che sua Eccellenza il Generalissimo pare l’abbia presa come uno scherzo, oppure chissà cosa … ma dove vai? Per di là si torna alle scale, il bagno è laggiù, non vedi il cartello in fondo al corridoio?”.

“Eh zio… tu ti fidi di me, vero?”.

“Per nulla, perché me lo chiedi?”

“Perché ti ricordi la faccia del cameriere che ha portato i vostri caffè?”.

“Il cameriere? Mah … non saprei … doveva essere un tipo comune perché non ricordo nulla di particolare…”.

“Eh, anche tu, possibile che voi grandi … ma … almeno lo sguardo di gioia che gli ci ha gettato a quei due fetenti mentre usciva a testa china… quello  l’hai notato?”

“Ma veramente … che tipo di sguardo hai detto che era?”.

“Eh, ti dirò poi… buongiorno signor tenente … noi abbiamo finito con l’intervista e ce ne andiamo … ah …il Generalissimo sta bevendo il caffè col Colonnello e parlano di cose di governo delicate … credo vogliano alzare di altri dieci centesimi il prezzo della benzina e …”.

“Ancora?”.

“Eh … proprio così… e per questo mi ci hanno detto di dirvi, che non vogliono essere assolutamente disturbati da nessuno che ci tenga alla sua salute, eh?”.

“Io non li disturberò di certo allora. Ah … devo avvisarvi che proprio oggi l’ascensore è in riparazione e quindi …”.

“Ci facciamo tredici piani a piedi, eh … ma scusi tenente, detto fra noi anche il Generalissimo…?”

“Lui naturalmente è tre mesi che si fa trasportare su una portantin… oh … ma che cosa mi fai dire moccioso?”

“Nulla, nulla, noi non abbiamo sentito niente … vieni zio? Oh … visto che siamo in discesa andiamo di corsa, dai … tredici … Il ragno Pinco Pallo scalando la candela … dodici … mise un piede in fallo e quello si bruciò … undici … la ragna pinco palla richiuse la sua gina … dieci … che con Pallo senza fallo non serviva più …”.

“Ma insomma Birbo vuoi smetterla di correre? Ti rendi conto d’avermi messo nei pasticci? Cosa penserà sua Eccellenza non vedendomi tornare per finire l’intervista?”.

“Eh … nove …forse penserà che avrebbe dovuto fare più attenzione alla gente su cui comandava … otto … che ti ricordi il cameriere e lo sguardo che dicevo che aveva?”.

“Che tipo di sguardo hai detto che era?”.

“Una cosa tipo gioia, ma anche di odio puro … e il caffè poi … sette …”.

“Il caffè che non mi hai lasciato bere? Cos’aveva il caffè?”

“Nuova miscela e nuovo gusto … sì … ma di mandorle amare … sei…”.

“Mandorle … amare?”

“Oh certo … perché c’era molto cianuro … cinque … oh … ancora quattro piani … non battere la fiacca zio, che per quando scoprono i loro cadaveri sarà meglio noi due ci siamo già di molto allontanati, eh?”