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Coordinate spazio-temporali: tempo notte tra il 26 e il 27 gennaio1967, in un corridoio dell’Hotel Savoy a Sanremo

“Ciaooooo ammore, ciao ammore, ciao ammorre ciao… ciao ammore, ciao ammore…”.

“Ma insomma, chi è che rompe le balle alla gente che vuole dormire? Ah … sei tu moccioso? Bada che se non la smetti subito chiamo la polizia”.

“Eh? Ma perché signore? Che ci ho fatto di male?”.

“Io non lo so … ma certo era qualcosa d’atroce … assomigliava all’incendio di un canile, o forse anche ad uno schiacciasassi mentre passa su di un sacco pieno di gatti”.

“Eh? Ma che esagerazione eh? Insomma, siamo a Sanremo e durante il festival … eh potrò pure canticchiare una canzoncina anch’io, eh?”.

“Stavi cantando? Ma era atroce … io non avrei mai creduto che esistesse qualcuno tanto stonato”.

“Guardi signore che io non canto mica tanto male, eh? Che non sarò Caruso, ma m’avrebbero anche preso allo Zecchino d’Oro se il mio babbo gli avesse comprato una enciclopedia. Ma sa cosa deve essere capitato? Eh … la colpa è della canzone, eh? Che a dire la verità è davvero orribile, ma sa com’è … quella schifezza mi ci è rimasta in testa e ora non se ne vuole mica più andare, eh?”.

“Ma sembrava qualcosa d’atroce, come un gessetto che stride sulla lavagna”.

“Eh … glielo ho detto signore, tutta colpa della brutta canzone, che questa Ciao amore ciao è proprio orribile, eh? Che se però vuole sentire qualcosa di bello le canto Io e tu e le rose, eh?”.

“Aspetta … vuoi dire che stavi cantando … Ciao amore?”.

“Eh certo, e che schifezza eh? Che poi la cantava Dalida, e da lei mi ci sarei aspettato qualcosa di meglio, eh? Mah … sarà che era in coppia con quell’altro … ecco, deve essere tutta colpa di quel tipo … quel tale Tanco…”.

“Tenco, quel tipo si chiama Luigi Tenco, e se permetti è un cantante piuttosto bravo”.

“Eh … sarà … ma a giudicare da questa sua lagna … beh … mi scusi se l’ho disturbata sconosciuto signore, eh? Adesso vado e la lascio tornare a dormire … scusi ancora eh? … ciao ammore… ciao ammore… ciao ammorre ciao… eh visto che roba? Non se ne vuole proprio più andare via dalla testa eh? E’ come pestare una merda di cane che più si struscia la scarpa sull’erba e più la si sparge intorno, eh? Beh … immagino che passerà anche questa … ciao ammmore… ciao ammorrre… ciao ammorre ciao… ciao ammmorrre …”.

“Finalmente quel pestifero ragazzino se n’è andato … ma sul serio cantava la mia Ciao Amore? … è davvero una schifezza così? …povero me … ma cosa ho fatto? … io … ma dove ho messo la … ah … eccola finalmente … che Dio mi perdoni … BANG…”.