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Coordinate spazio-temporali: tempo ottobre 1436, luogo Machecoul

“Eh … e questa volta in quale luogo e Tempo sono arrivato? Oh … guarda … c’è un castello, anche se piccolo … e quello deve essere il proprietario … mi saluta e sorride … sembra un tipo simpatico … uh … mi fa cenno d’avvicinarmi, beh … in fondo perché no? Dopotutto anche quando mi sposto alla cieca il mio senso del Tempo mi fa incontrare sempre gente interessante”.

“Buongiorno piccolo mio, ti sei forse perso? “

“No signore, se questa è la Francia e siamo più o meno nel 1436 non mi sono perso affatto”.

“Non ti avevo mai notato prima, sei per caso uno dei figli del mugnaio?”.

“No signore, io mi chiamo Birbo e vengo da fuori e sono qui per turismo, eh?”.

“Davvero ti chiami Birbo? Che bel nome hai piccolo mio. Io invece sono Gilles de Rais, ma senti … giacché ormai è ora di pranzo che ne diresti di venire dentro e onorare la mia tavola? Sai … il paese è piccolo ed è raro incontrare stranieri tanto interessanti, e chissà quante cose potresti raccontarmi, vero?”.

“Eh … qualche avventura da raccontare l’avrei … anche se molta gente pensa che me le invento io, eh?”.

“Sì, conosco bene quel genere di persone grette e meschine. Ma entra caro, ecco, siedi pure, ora chiamo i miei servi e il pranzo arriva subito … oh mio buon Poitou … come vedi è venuto a trovarmi un amico, quindi servici il cibo migliore e soprattutto …”.

“ … versaci da bere ”.

“Ah, ah, ah … bravo Birbo … proprio quello che stavo per dire”.

“Eh … beh … però non è mica male questo vinello, eh?”

“Viene tutto dalle mie vigne, bevi caro amico, bevi ”.

“Eh … e quanta roba da mangiare… ma lei signore è davvero tanto ospedale, eh? Ma poi senta, che cosa ci fa uno come lei tra questi boschi e montagne, lei che è così elegante e raffinato dovrebbe vivere a Parigi, eh?”.

“Infatti per un certo tempo ho vissuto a corte, ma poi certa gente invidiosa e meschina … forse la stessa che non crede alle tue avventure …bene, basti dire che ho ritenuto opportuno ritirarmi in questa mia piccola proprietà di campagna. Ma bevi caro Birbo, e poi assaggia questo cosciotto di cinghiale speziato, una bontà t’assicuro”.

“Eh … grazie signore, ma non si preoccupi, che non faccio mica tanti complimenti io, eh?”.

“Chiamami Gilles ti prego, e poi … potrei chiederti una piccola cortesia? ”.

“Hic … ma certo amico Gilles, chiedimi quello che vuoi, eh?”.

“Vedi … nella proprietà c’è anche una chiesetta, e mi sono messo in testa di creare un piccolo coro di voci bianche … purtroppo però da queste parti è difficile trovare dei buoni elementi, capisci quelli del posto sono bravi ragazzi, ma essendo figli di porcari o macellai non sono come noi, non sono…”.

“… raffinati, eh ? Hic … burp … eh … forse mi sono strafogato troppi rognoni, eh?”.

“Raffinati, giusto. Beh caro il mio Birbo, non c’è che dire noi due ci capiamo al volo”. 

“Eh … tra gente di mondo è normale… hic … allora tu vorresti che ti cantassi qualcosa?”.

“Esattamente … vieni caro, saliamo queste scale … attento ai gradini …ecco, questa quassù è la stanza da letto con l’acustica migliore, e su quel lettone troverai un mio piccolo dono, un abitino bianco ornato di trine e merletti … ora spogliati … bravo … ecco ora puoi mettere il tuo nuovo vestito … aspetta … ma non è della tua misura … oh che peccato”.

“Eh … eh … ma non preoccuparti Gilles, che anche senza vestito bianco canto lo stesso uguale, eh? Aspetta solo un attimo che mi rimetto i miei vestiti”.

“Ma perché caro Birbo mio? Forse che ti vergogni a cantare nudo?”.

“Eh? No Gilles, solo che mi sembra strano, eh ? Va beh … senti … che cosa ti dovrei cantare poi?”

“Canta quello che vuoi caro, magari qualcosa di religioso, ora però avvicinati … così bravo … e adesso …”.

“DIO DELLE CITTAAAAAAA’ … E DELL’IMMMENSITAAAAAAA’… ”.

“Che cosa? Ma … cos’è quest’orribile frastuono? ”.

“EH? CHE DICI? NON ERA ABBASTANZA RELIGIOSO? ALLORA SENTI QUESTO… DEO … OH DEO … FAI UN SALTO E VIENI UN ATTIMO GIU’ … OH DEO … OH DEO … NON TI PUOI DIMENTICARE DI NOI…”.

“Ma è orribile … io … questa voce gracchiante mi trapassa le orecchie … io non resisto … AIUTO … AH …AIUToooooooooo”.

“DEO … OH DEO … FAI UN SALTO E …eh? Ma Gilles, che hai fatto? Hai saltato tu … ma dalla finestra? Capisco l’entusiasmo, ma qui siamo parecchio alti, eh? Oh … eccolo laggiù disteso sul prato … HEI AMICO GILLES … MA COME TI CI SENTI ORA?”.

“Piccolo idiota … cof … cof … ho una gamba rotta e due o tre costole fratturate, COME VUOI CHE MI SENTA, BENE?”.

“AH MENO MALE EH? SENTI, GRAZIE TANTO DI TUTTO, MA ORMAI SI E’ FATTA UNA CERTA ED E’ MEGLIO CHE IO VADA, EH?”.

“VAI PURE, ma all’inferno maledetto moccioso”.

“ALLORA CIRICIAO E GRAZIE, EH? Beh … certo che stavolta ho incontrato davvero una brava persona, eh? Hic … ohi quanto ho bevuto … burp … e quanto ho mangiato … ih, ih … però ora faccio un salto nel futuro e chiedo alla mamma una bella merenda con biscotti e cioccolata, ih, ih, perché il bello dei viaggi nel tempo è che dopo aver fatto un viaggio di diversi secoli ho tutto il diritto d’avere fame di nuovo, eh?”.