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Coordinate spazio-temporali: tempo notte tra il 22 e il 23 aprile 1946, luogo cimitero Maggiore di Milano.

“Ma ragazzi … siamo proprio sicuri che questo sia il posto giusto?”.

“Antonio, tu scava e non preoccuparti, questo è il numero 384 non possiamo sbagliare”.

“Aspettate che quasi ci siamo, bambino dammi il palanchino, ecco … sì, questa è la bara, forza aiutatemi “.

“Eh Domenico… io però mi chiamo Birbo e non sono mica più un bimbo, eh? Uh …ma quanto pesa … beh … ma sbrighiamoci che a stare in un cimitero di notte non è poi mica tanto simpatico, eh?”.

“Zitto ragazzino, che se era per me non ti ci portavo di sicuro”.

“Ma dai Mauro, sei tu che all’ultimo momento mi hai detto di portare un quarto uomo, e visto che al solito bar non c’era nessuno dei nostri l’ho chiesto a lui”.

“Voi due volete smetterla di chiacchierare e darvi una mossa? Che il ragazzino non è mica l’unico a non sentirsi tranquillo, sapete?”.

“Ah … forse abbiamo un altro cacasotto con noi? Uuuuuuuuhhhh … Domenicoooo tu hai turbato il riposo dei morti e ora devi pagareeeeeeeee…”.

“Ah … ah … molto divertente Antonio. Se non fosse per l’ideale politico me n’andrei lasciandovi nei pasticci”.

“Non facciamo scherzi, che già facciamo fatica a tirare fuori la salma ora che siamo in quattro. Ma tu ragazzino stai tirando o fai solo finta?”.

“Ehhh … io faccio quello che posso, eh? Che poi voi almeno avete l’ideale politico a darvi forza, ma io neanche quello, eh?”.

“Come sarebbe la storia Antonio? Tu non ci avevi detto che Birbo era uno dei nostri?”.

“Senti Mauro, quando gli ho chiesto da che parte stava mi ha detto che lui se ne frega, e allora ho ben creduto che in fondo fosse dei nostri. E comunque la grappa la beve come un vero uomo, e quindi mi sono fidato”.

“Sentite me … che il cinno sia dei nostri o dei loro ormai non m’importa un accidente, badate solo ad aiutarmi a portare la salma in macchina, che qui tra poco passa la ronda e se ci beccano ci fanno il culo a paiolo”.

“Bravo Domenico … pensiamo solo a portare il salmone in macchina, eh?”.

“Salmone? Ma di quale salmone parla il moccioso?”.

“Ah…ah … niente Mauro, è che il ragazzino è venuto solo perché gli avevo detto che andavamo a prendere una grossa salma, e lui ha creduto s’andasse a pescare il salmone … ah, ah, ah … che ridere …”.

“Antonio fammi sentire il fiato. Accidenti, ma tu puzzi di grappa … sei ubriaco?”.

“Ma dai ragazzi, io e Antonio ci siamo solo preparati con un qualche grappino, che si sa che la pesca al salmone è molto umida e noi non ci volevamo mica raffreddare, eh? “.

“Accidenti, ma possibile che voi parlate soltanto e devo fare tutto io? Cazzo … dai Antonio spingi … oh porca miseria, la bara è troppo grande e nel baule non ci sta”.

“Ih … ih … che facciamo ragazzi? Torniamo nel cimitero e scegliamo un salmone più piccolo?”.

“Ma dai mona, e spingi no? Dai che si muove … ohhh … finalmente è a posto”.

“Oh … meno male… coraggio ragazzi, montiamo in macchina e filiamo”.

“Eh … ma non ci stiamo mica tutti, eh? Che io a cavalcioni di quel salmone non ci salgo mica, eh? Che poi non ho mica capito cosa ci fate con quella roba, eh? Che per essere un pesce è davvero grosso, ma puzza talmente di carogna che se lo mangiate poi ci state male, eh?”.

“Tu fai troppo il furbo ragazzino … e bada che se ti venisse in mente di tradirci te la faremmo pagare “.

“Mauro stai tranquillo che Birbo non ci tradisce. D’altronde di qualunque idea politica sia ora che il cinno ci ha aiutato è complice nostro, e se andassimo in galera noi ci seguirebbe subito”.

“In galera? Col cavolo … io non so mica niente, eh? Che voi mi ci avete detto che era una pesca al salmone e non voglio sapere altro, eh? Anzi, sapete che si fa? Voi andate per la vostra strada e io invece me ne torno a casa a piedi, eh? Beh ci si vede ragazzi, forse a qualche festa dell’Unità a mangiare polenta e salciccia e bere birra, eh?”.

“Ma io quel piccolo bastardo l’ammazzo … lasciami Domenico che lo devo proprio ammazzare … pazienza se passano le guardie e ci beccano, ma voglio levarmi questa soddisfazione”.

“Calmati Mauro, che ha ragione Antonio, lascia stare il ragazzino che tanto non dirà niente a nessuno. Ora tutti in auto, però guido io perché Antonio è troppo ubriaco”.

“Uffa, per qualche grappino … e poi è stata colpa del cinno, è lui che mi ha fatto bere”.

“Antonio stai zitto o ti faccio bere io, ma dell’olio di ricino, e tu Domenico accelera che non mi sento tranquillo.

Quel piccolo imbecille … avrei dovuto strangolarlo appena ha osato parlare di un salmone”.

“Ma dai Mauro che in fondo era un cinno simpatico… va … bevi un sorso dalla mia fiaschetta … che così ti rilassi un poco e la smetti di rompere”.

“Però Mauro, ripensandoci il ragazzo su una cosa aveva ragione”.

“Alla prossima gira a destra … uhm … e cosa avrebbe detto quel moccioso di giusto?”.

“Ecco Mauro … va bene l’ideale politico, ma adesso che abbiamo in macchina il cadavere di Mussolini … che cosa diavolo ce ne facciamo?”.

“Cosa ce ne facciamo? Ma scherzi? Noi ora lo portiamo …ehm … senti Antonio … io a casa mia non ho posto, tu non sai mica dove potremmo nasconderlo?”.

“Non saprei Mauro … però ci vuole un posto freddo, perché l’odore di carogna si sente eccome”.

“Cosa? Stai dando della carogna al nostro amato Duce?”

“Calmati Mauro, Antonio è ubriaco e non sa quel che dice”.

“Ah davvero? Va bene lo ammetto, io e Birbo abbiamo fatto quello che abbiamo fatto perché eravamo ubriachi, e voi due invece che scusa avete se non che siete dei pirla?”