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Coordinate spazio-temporali: tempo Gennaio 1077, luogo castello di Canossa

“Eh? Ma ragazzino … non ti avevo visto arrivare … la stanchezza deve avermi reso più debole di quanto pensavo”.

“Ehi, ma lei che ci fa in ginocchio in mezzo alla neve? … oh pover’uomo, io mi chiamo Birbo e vengo dal futuro, posso mica aiutarla in qualche modo?”.

“Forse ti manda il cielo bambino, sappi che io sono l’imperatore di Germania, Enrico Quarto, e sto ehm … mostrandomi umile e pentito così che mi permettano d’entrare nel castello di Canossa”.

“Cosa? Lei sarebbe … un imperatore? Ma se è vestito in tela di sacco e sta in ginocchio in mezzo alla neve? Pover’uomo, lei non ragiona per il freddo e per la fame, vero? Aspetti che ci vado io a parlare con quella gente del castello, che le diano almeno un posticino vicino al camino e qualche osso con un poco di carne da rosicchiare, eh?”.

“Fermati piccolo idiota, e ascolta quello che ti dico. Ho da poco saputo che quella cagna di Matilde ha parlato in mio favore davanti al Papa, e quindi mi faranno entrare quest’oggi al calar del sole, dunque tu ora devi scendere verso valle per quella stradina, la vedi?”.

“Eh? Certo signore, c’è solo quella eh? Però non capisco che cosa vuole fare”.

“Alla terza curva troverai alcuni cavalieri teutonici in attesa, mi capisci?”.

“Terza curva … alcuni cavalieri …ehm … e sono amici vostri quelli?”.

“Sono dei valorosi al mio seguito. Tu digli solo che al calar del sole il portone verrà aperto per farmi entrare, e che quindi quello sarà il momento propizio per arrivare al galoppo alla guida di tutto l’esercito, chiaro?”.

“Quindi devo dirgli di venire al calare del sole, e non le serve altro signore?”.

“Nient’altro. Affrettati però, perché quegli uomini ti ricompenseranno con una bella moneta d’oro. Hai ben capito tutto?”.

“Eh … certo … allora io vado, eh? Ma dica … che ci viene poi a fare quassù il suo esercito?”.

“Ma niente … viene a dare alle fiamme il castello e massacrare tutti quelli che ci si trovano dentro, tranne papa Gregorio ovviamente…”.

“Ah … il Papa non vuole ucciderlo perché lei signore in fondo è buono, eh?”.

“… perché quello pregusto già il piacere di sgozzarlo io di persona”.

“Ah … ecco … eh, mi pareva”.

“Così pagherà per l’umiliazione che mi ha inflitto, e inoltre d’ora in poi sarà chiaro a tutti il mio diritto a nominare vescovi e a comandare anche sulla Chiesa”.

“Eh … certo … certo … allora io corro alla terza curva, trovo i cavalieri, gli dico che l’imperatore vuole che vengano a bruciare e sterminare tutti, e in cambio loro mi danno una bella moneta d’oro, bene bene, allora arrivederci signore, eh? Ora io vado … eh certo … perché sono fesso e ho creduto a tutte le balle di quel tipo, eh? Ma sicuro ora che sono lontano posso pure dirlo… una cagnolina che invece d’abbaiare parla … imperatori morti di fame … castelli bruciati da inesistenti eserciti, e poi la cosa più assurda, un Papa che persino pretenderebbe di nominare i vescovi, quando invece tutti sanno che l’unico a decidere queste cose è l’imperatore. Eh … quel poveraccio che sragiona dalla fame e dal freddo … spero che almeno sia vero che lo facciano entrare presto, eh? Mah … che tristezza però, magari avrei potuto pure aiutarlo, ma metti che allora cambiavo la storia? Non potevo mica rischiare, eh?”.