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Coordinate spazio-temporali: tempo tarda primavera dell’anno 452, luogo una ampia radura accanto al fiume Mincio.

“Una folla di fanciulli e uomini vecchi e disarmati che biascicano salmi? Chi siete voi, e come osate sbarrare il passo al grande Attila e al suo esercito?”.

“Io sono Papa Leone, il vescovo di quella Roma che vorresti conquistare, e l’imperatore Valentiniano mi ha comandato di venirti incontro per chiederti la pace”.

“Folli entrambi, tu e il tuo sciocco imperatore. Io non ho bisogno di trattare, e la tua stessa richiesta prova che Roma è debole e pronta a cadere nelle mie mani come un frutto maturo. Guarda alle mie spalle, vedi quanti armati mi seguono? Sono seicentomila, e tutti esperti uomini d’arme che mi accompagnano da anni, e con loro ho messo a ferro e fuoco l’intera Asia. Torna perciò dal tuo inetto imperatore, e annunciagli che Attila ha giurato di spezzare l’orgoglio dei romani e distruggere il suo sudicio impero”.

“Ascolta la mia parola o prode Attila, Valentiniano ammette che gli sei superiore e ti fa giuramento d’obbedienza, e quindi ti cede ogni suo titolo e tutto l’impero”.

“Cosa? Questo è un trucco, vero? Per pavidi che siate non è possibile che vi arrendiate così … non sarebbe sportivo … ecco … e poi se vinco senza fare neanche un buon massacro che gusto c’è?”.

“Sappi o mio … imperatore, che la resa c’è stata consigliata da un piccolo angelo messaggero di Nostro Signore. Egli è apparso all’improvviso davanti a Valentiniano che stava preparando la guerra, e subito gli ha rivelato tali e tante meravigliose cose che accadranno in futuro, che di buon grado Valentiniano ha deciso che la cosa migliore da farsi fosse d’affidarti le sorti dell’impero”.

“E … cosa accadrà dunque in futuro di tanto meraviglioso?”.

“Eh … a questo punto se non ti dispiace intervengo io, che sono appunto il piccolo messaggero di cui parlava il buon Leone. Dunque … ehi … non guardarmi così stupito, eh? Che non sono mica un bambino normale io, sai? Eh … devi sapere che mi chiamo Birbo e vengo dal futuro, e sono io che ho spiegato a Valentiniano che Roma l’avresti conquistata in ogni caso, che lo dicono i libri di storia, eh? Quindi era meglio si risparmiasse tanti dolori e te la cedesse subito, tanto più che ti rivelerai un saggio e valoroso imperatore, e dopo aver conquistato e pacificato tutta l’Asia e la Cina promulgherai buone leggi, e abrogherai la schiavitù, e distribuirai le terre ai contadini, e tante altre belle e buone e sante cose i cui benefici arriveranno nel futuro fino ai giorni miei, eh?”.

“Di tali meraviglie e portenti potremo parlarne con agio dopo, ora o grande Attila io ti reco la sacra corona d’alloro con cui sarai nominato imperatore, e sono pronto a cingertene il capo non appena avrò celebrato l’altra cerimonia”.

“Cosa? Ma io non ci capisco più niente, tra tutti e due mi avete stordito … di quale altra cerimonia si parla ora?”.

“Eh, ti spiego subito … il fatto è che per fare la cosa legale bisognava stabilire un legame di sangue tra te e il popolo di Roma, un legame che io con le mie profonde conoscenze stoiche ho saputo trovare. Tu Attila, da ragazzo hai vissuto per molti anni a Roma, non è vero, eh?”.

“Ragazzino, vorrai dire che ero tenuto in ostaggio dai romani, e proprio per questo ho imparato ad odiarli con tutte le mie forze”.

“Ma non proprio tutti, eh? Che quella stronza della mia professoressa di storia, mi ha spiegato una volta che intanto che facevi l’ostaggio, ti ci davi anche da fare con una bella patrizia di assai nobile famiglia”.

“La Chiesa ha indagato o Attila, ella si chiama Calpurnia e ha confessato che avrebbe voluto fuggire con te, ma la sua famiglia intervenne e glielo impedì. Ecco dunque il legame che hai con Roma, e che oggi ti consente di salire alla dignità d’imperatore, dopo il matrimonio che ora vado a celebrare. Si faccia quindi avanti la nobile Calpurnia, colei che tanto ha atteso questo fatidico giorno”.

“Eh … però non mi fare quella faccia Attila, che parliamoci chiaro, Roma vale certo una messa, eh? Ma ora dimmi, com’è fatta questa Calpurnia? E’ un bel bocconcino, vero furbacchione?”.

“ Eccomi signori, e se forse non sono più tanto giovane spero che almeno ancora bella mi si ritenga. Cosa ne dici mio signore, sei impaziente anche tu di legare il nostro nodo d’amore? Ah … sapessi caro, è stato tutto così improvviso, e dobbiamo ancora decidere tante cose … perché io divento imperatrice e mica pescivendola, e scusa se è poco. Allora, senti, io avrei già scelto una bella villetta da centottanta stanze, che per il mio rango mi pare il minimo, quanto al viaggio di nozze avrei deciso che lo facciamo assieme alla mamma, perché ultimamente si sente sola e … ma … Attila amore mio, che hai? Ti senti male per la troppa gioia forse?”.

”Eh … certo che ha un gran brutto aspetto … probabilmente per le troppo belle notizie … ehi … guarda la faccia quanto gli è diventata verde, forse è meglio chiamare un cerusico che ce lo salassi subito, eh?”.

“Ora non c’è tempo, lo faremo dopo che avrò celebrato le nozze. Dunque mio imperatore, poiché non vi sentite bene la faremo corta: volete voi Attila re degli unni e da ora in avanti anche imperatore dei romani, sposare la qui presente nobile Calpurnia? Dite lo voglio, presto”.

“Io voglio… scappare … orrore … orrore… ritirata uomini… tutto è perduto e si salvi chi può … orrore … orrore … lei è diventata orribile … aiuto … io impazzisco… è un mostro… un vero mostro… nel fiume nel fiume… aiut … splash “.

“Ehi … in barba ai libri di storia questa proprio non me l’aspettavo… Attila che fugge a nuoto invece di diventare imperatore di Roma? Oh … che poi potevate dirmelo che la Calpurnia ha folti baffi ed è più larga che alta, per non parlare di quanto è stronza quando parla, e poi parla sempre, eh?”.

“Piccolo mostriciattolo intrigante, sei tu che hai fatto fuggire il mio amore, voglio farti a pezzi con le mie mani “.

“Aspetta Calpurnia, e tu Birbo dimmi una cosa … perché hai detto che ti chiami Birbo, vero? Dunque, non ci avevi raccontato che il futuro è fisso e immutabile e quindi … ehi … dove vai ora? Non scappare piccola peste … svelti voi soldati … Calpurnia … insomma qualcuno lo afferri, presto… “.

“Eh ingrata Calpurnia, eh ingrato Leone, sapete che vi dico? Che se anche il futuro non fosse fisso come credevo, io almeno non sono fesso, e quindi non mi ci metterete mai il sale sulla coda, eh? Ecco che rapido sparisco, e vi lascio con un … marameooooo… ah … a sproposito, sapete perché Attila è sempre nervoso e incazzato? Ih, ih, ih, beh … perché i suoi pantaloni sono troppo … Attillati … ih,ih, ih … addio, eh?.