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Coordinate spazio-temporali: tempo 26 novembre 1872, luogo al largo delle Azzorre.

“Ehi … ma guarda … non so come ma sono capitato su una bella barca a vela, e lei chi è signore?”.

“E chi abbiamo qui? Ah, un piccolo clandestino. Io sono il capitano Benjamin Briggs, partito da New York e diretto a Genova con un carico d’alcool puro, ed ora bambino dimmi chi sei tu, e soprattutto voglio sapere come sei salito a bordo”.

“Eh … io … ehm … io signore mi chiamo Birbo, cosa ne direbbe se le dicessi che non sono un clandestino, ma un viaggiatore del tempo che viene dal futuro, eh?”.

“Ah … beh … immagino che questo vorrebbe dire che sei un pazzo o uno stregone o entrambe le cose,, e quindi dovrei decidere se metterti ai ferri o farti gettare in mare”.

“Ecco, appunto, infatti le direi una bugia, perché io sono solo un bimbo clandestino salito a bordo a New York, e fino ad oggi mi ero nascosto nella stiva”.

“Mi sembra impossibile tu sia riuscito a nasconderti fino ad oggi, ma certo non vi è altra spiegazione possibile. Bene, allora ti guadagnerai il viaggio aiutando in cucina, fila a pelar patate ora, e bada a quello che fai mozzo, perché non voglio dovermi pentire di non averti usato come esca per gli squali. Sono stato chiaro?”.

“Sissignore signore, subito signore, vado signore, non se ne pentirà signore”.

“Ecco appunto, infatti sono già pentito”.

“Datti da fare con quelle patate figliolo, che a bordo siamo in sette marinai, più il comandante e sua moglie e la figlia di due anni, e tutti abbiamo un appetito da lupi di mare… ih, ih, quindi o peli in fretta o mangeremo te ragazzino”.

“Ah beh, ma sai che come cuoco fai schifo, ma invece non sei neanche spiritoso? Orco, ora ho una sete che … posso bere qualcosa di meglio della schifosa acqua salmastra che hai in cucina?”.

“Eh … tu vorresti un bicchiere di quello buono, e piacerebbe anche a me cosa credi? Però il capitano Briggs ha una regola severissima, niente bevande alcoliche a bordo, neppure quel misero goccio che basti a consolare noi poveri marinai dalle dure fatiche della navigazione”.

“Beh però … sbaglio o il capitano diceva che trasportate alcool? Allora chissà quanto ce n’è a bordo. Se ne sparisse appena un poco chi se n’accorgerebbe, eh?”.

“Sei pazzo? E’ vero che d’alcool ce n’è tanto che ci potremmo annegare tutti, ma è maledettamente puro. Se appena provi a berlo t’ammazza o ti rende cieco, non lo sapevi?”.

“Eh … lo so eccome, e so anche come trattarlo per farci una bevanda al sapore di frutta che è la fine del mondo, a proposito, frutta ce n’avete a bordo?”.

“Con due donne a bordo? Certo che n’abbiamo, e tanta che la maggior parte marcirà in cambusa”.

“Perfetto, tu fai finta di non sapere e d’essere tonto, che ti viene bene, e il lavoro lo faccio tutto io”.

“Sapere cosa? Io non so niente e non voglio sapere niente. Pela intanto, pela ragazzino pela”.

“Uffa … “.

“Ehi … ma che stai bevendo? Non sarà mica alcool puro, eh ragazzino?”.

“Cosa dici cuoco della malora? Alcool puro? Ma non dire fesserie, questo qui è il vero nettare degli Dei amico mio, anzi vuoi provarlo, eh?”.

“Non posso … lasciarti bere qualcosa che potrebbe essere pericoloso, fammi assaggiare… ehi … ma è buonissimo … è fresco e sa di frutta, buono … dammene ancora se ce n’è dell’altro”.

“Eh … serviti pure amico, tanto ne ho fatto due barili e ce n’è per tutti … eh? E tu marinaio che stai a guardare? Vuoi un assaggio?”.

“Accidenti se mi piacerebbe potermi sbronzare, ma dimmi Cuoco, davvero è buona quella roba?”.

“Confermo … hic … questa roba è la sine del mondo … hic “.

“Allora se ce n’è tanta la berremo tutti, sotto ragazzi, venite a sentire cosa ci ha preparato il nostro Birbo”.

“Accidenti da quanto la sogno questa roba … hic … ed è buona e non ti fa mica ub … ub … ubbbriaccare … hic …però ci avete pensiato che se ci scoppre il capitano ci amassa tutti?”.

“Io che gli sciervo i pasti lo confermo, hic … il capitsciano e sua moglie non scianno vivere … hic … due disgustosi astiemi sionno… hic”.

“Ah sci? Allola sapete che facciamo? Gli ci disinfettiamo la sua rasione di acqua marcia con questa bontà, cossi s’ubbriaca anche lui e non ci si può dirre più niente, seh?”.

“Grande idea marinaio… lo faccio subbito, spetta che gliela porto … ah ah, che bello scherzio”.

“E ora stutti insieme ragassi, ci facciamo il trenino, dai”.

“Il trienino? Hic … e come si fa il trienino Birbo?”.

“E’ … hic … facilissimo … lei capitanno si metta in testa, e sua moglie dietro e io la sieguo e il cuoco segue me, e il nostromo segue il cuoco … oh avete capito … avanti partiamo dai …

“Siii … è diveltentissimo, dai marito mio, facciamo il trennino … hic … ”

Ta … ta ta ta tata

ta … ta ta ta tata

ta … ta ta ta tata tà

oheoheo la lala lalalà

“Dai tutti insieme …

Ta … ta ta ta tata

ta … ta ta ta tata

ta … ta ta ta tata tà

oheoheo la lala lalalà

“E ora ascoltate amissi, gli ci è messanotte, e sapete che si fa a messanotte … ? Hic … eh … si fa il bagno di messanotte … tutti in mare dai … splash “.

“Che idea ha avuto il nostro Birbo …ta … ta ta ta tata tà oheoheo la lala lalalà tutti in mare … hic … splash “.

“Oh sì, mi sentivo proprio molto accaledata … la lala lalalà tutti in mare … hic … splash “.

“E noi che aspettiamo ragassi? Tuffiamoci totti, dai … lalalà tutti in mare … hic … splash “.

“Mamma … dove vai? Aspettami mammina … splush “.

“Brrrr … però è freschina … hic … l’acqua, eh? Beh … amici, grazie di tutto ma io ora devo tornare a casia, ci vediamo, eh? Ah … hic … senta comandante … come si chiama poi la sua nave che non lo so ancora?”.

“La mia nave … hic … si chiama Mary, Mary Celeste … hic “.

“Ah … tanto piasere … hic …allora di avervi … hic …conossiuti, eh? Io vado eh? Ma voi sallite a bordo che l’acqua e freschina davvero, eh?”.

“Salliamo subito … già ma come salliamo? Ehi ragassi… ma se siamo tutti … hic … qui in mare … hic … chi ci getta la schiavetta per sallire?”.

”Hic … allora dovrete arrampicarvi … beh …arrivederci amisi, io torno nel futuro… eh? … sciao… hic …”